Calcio:Albertini "Lotito irritante, rischio passione tifosi"
Era l'alternativa a Carlo Tavecchio, ma il calcio italiano ha scelto di mettere alla presidenza della Figc l'ex numero 1 della Lnd e Demetrio Albertini ha deciso di farsi da parte. In un'intervista alla Gazzetta dello Sport l'ex Milan affronta i temi d'attualita' della politica sportiva, partendo dalla telefonata-choc di Lotito con il dg dell'Ischia, Iodice. "Un aggettivo per il patron della Lazio? Irritante. Ma tutto questo non mi stupisce - spiega Albertini -. E' una situazione imbarazzante, che puo' minare l'entusiasmo e la passione dei tifosi. Io sono rimasto fuori da tutto, ma non mi dimettero' mai dall'essere un tifoso. Premetto di non essere in campagna elettorale. Tuttavia, se guardo alla Federazione, noto che ogni giorno c'e' qualcosa da discutere, e non in senso positivo. Mi dispiace perche' la Figc e' un organo istituzionale, e' un patrimonio sociale di tutto il Paese ed e' per questo che, di fronte alle frasi di Lotito, non basta dissociarsi con le parole".Tavecchio, pero', ha tolto a Lotito le deleghe alle riforme."Questa e' la conseguenza di comportamenti non idonei al ruolo", taglia corto Albertini che sul silenzio-assenso della stragrande maggioranza dei club di A, dice: "alcuni presidenti sono lontani dalla gente che ama il calcio. Girando per strada percepisci la diffidenza dei tifosi: sospettano che ci sia sempre qualcuno che voglia fare i propri interessi". Sui social network ha scritto: "io tifo Carpi e Frosinone". "Mio figlio - spiega Albertini - e' tifoso del Sassuolo e mi ha chiesto: perche' non possiamo stare in Serie A, pur avendo battuto Inter e Milan? Arrivare a mettere in discussione il merito sportivo e' un'aberrazione. Per me Empoli, Chievo e Sassuolo sono esempi da seguire". Albertini, ex presidente del club Italia, parla anche della Nazionale e delle richieste di Conte. "Per me la priorita' e' concedere il tempo giusto per preparare l'Europeo e questo e' stato fatto. Gli stage non sono essenziali. Conte e' stato un grande acquisto ma in Figc e' difficile trovare equilibrio tra i vari interessi, serve una mediazione che a volte non e' nelle corde di Antonio. Se fossi diventato io presidente chi avrei scelto? Non avevo contattato nessuno, ma i primi due della lista erano sicuramente Conte e Mancini". Sulle riforme per rilanciare il calcio italiano Albertini la pensa cosi': "Lotito dice che il sistema sta saltando, ma non si tratta di cambiare le regole bensi' di avere obiettivi comuni. Oggi la B, la Lega Pro, i campionati giovanili viaggiano a compartimenti stagni. La madre di tutte le riforme e' la riduzione delle squadre professionistiche? Bene. La chiave, tuttavia, non e' il numero dei club ma la missione da assegnare ai campionati, con una riforma organica del sistema. Oggi bisogna rigenerare il mercato interno, altrimenti la A continuera' a sponsorizzare le categorie inferiori e tutto il calcio sara' sotto schiaffo della Lega maggiore, anche politicamente. E poi non aiuta il fatto che la mutualita' dei diritti tv, prevista dalla Legge Melandri, non sia sotto il controllo della Figc: cosi' tutto si riduce a spartizione di soldi, a scapito della programmazione sportiva". Gli arbitri sono sempre nel mirino dei presidenti e alcuni invocano il sorteggio."L'Uefa ci insegna quanto sia importante il designatore, quanto sia essenziale affidare alle persone e non al computer la crescita e la selezione della classe arbitrale. Io voglio il designatore". L'Aia si era schierata per Albertini presidente: "in quell'occasione Nicchi ha dimostrato indipendenza. Detto questo, gli arbitri sono un settore di servizio: sono patrimonio di tutti, non di un solo candidato".