Sipperò alla fine a me sinceramente frega poco se un giocatore è anche tifoso laziale.
Se poi - faccio un esempio, Dabo - quando smette continua a dire che è attaccato ai nostri colori, alla nostra gente, fa piacere, se lo incontro per strada, posto che nun me mena, gli offro un caffé e ricordiamo insieme i periodi alla Lazio, il rigore colla Samp, e tante altre belle cose. Ma poi basta.
A me serve uno che mi rappresenti quando è in campo, che in quel rettangolo verde dia il fritto per la mia maglia. Perché in campo - solo in campo - è l'estensione del mio cuore, il portabandiera delle mie emozioni. Per questo motivo per me è assolutamente impensabile fischiare un giocatore con la mia maglia. Perché quando scende in campo sono io che scendo in campo, e una cazzata che fa mi fa dolore, molto più che rabbia.
Ma finisce là. Smessa quella maglia, è uno come gli altri. Quella cazzata per lui sarà un ricordo tra i tanti, per me (se decisiva) una ferita talvolta difficile da rimarginare.
Un calciatore è un uomo, e si porta dietro una vita da raccontare, alcuni sono bellissime persone, che meritano un ricordo affettuoso a prescindere se hanno indossato la mia maglia. Alcune belle persone hanno addirittura indossato la maglia di quelli là. Non mi interessa, li vedo volentieri su Sfide o nei racconti di Buffa, e passerei con loro serate indimenticabili a chiacchierare di calcio. Il mio calcio, il mio sport, magari se incontrassi Spadoni discuteremmo se quel gol nel derby era davvero entrato, ed entrerei nel mio classico loop di nostalgia.
Ma la Lazio siamo noi. Persone belle e brutte (e qui mi riferisco particolarmente ad italicbold), interessanti o meno (qui parlo di me), ma sono i TIFOSI. E' un'altra cosa, sono due piani differenti. Il tifoso è quel tassista fratello di distinti che un giorno mi riconosce al bar Hungaria che prendevo una cosa e ferma il tassì, noncurante del passeggero, in mezzo alla strada e viene ad abbracciarmi perché non ci vedevamo da un sacco. Il tifoso è quello con cui, in qualsiasi punto del mondo, quando capisci da uno sguardo, una frase, da una catenina con l'Aquila, che è un fratello, ti scambi uno sguardo di complicità, basta un'occhiata, un corrugar di fronte se metti conto si sta parlando del fesso, e di colpo si stabilisce tra noi un legame che è più forte di mille campioni che rilasciano interviste che sì, spero che la Lazio superi la roma...
Quella, per me, è LA LAZIO. Gli altri sono tutti campioni o meno che hanno indossato la mia maglia e che - in quel momento, solo in quel momento - mi hanno fatto volare in cielo (o - più spesso - sprofondare nell'abisso).
Perché, e non è una frase fatta, i giocatori passano, ma quelli che restano sono i vicini rompi[...], gli ottimisti contro ogni evidenza, quelli che rimangono bambini, che urlano o che stanno sempre zitti, con i quali ho condiviso e condividerò il mio posto allo stadio. E gli scassamarroni su questo sito. Voi, i Laziali, i fratelli.