Purple,
io le cose che scrivi le so.
Non sono convinto ci sia una strategia così' "strutturata" come dici. Penso piuttosto a una pecionata fatta in quattro e quattr'otto e ispirata dal sacro vincolo del risparmio, senza nessuna logica.
-Ao, m'é venuta n'idea, e se mettessimo n'antico romano ???
- Daje, che fico, c'ho n'amico che j'é restato ancora il costume de carnevale, me porto la macchinetta fotografica mia e stamo a posto...
Sono convinto, come già é stato scritto, che la campagna pubblicitaria della campagna abbonamenti abbia un ruolo limitato nella conquista di nuovi clienti.
Ce mettevi la faccia di Van Persie funzionava di più.
Serve solo a dare un'immagine corporate.
E come immagine corporate é quanto di più stantio e strategicamente di corte vedute.
Si, ok, il quindicenne in piena tempesta ormonale. Ma un'azienda deve mirare a far sentire migliori i suoi "clienti".
Senno' é un telefono rosa. Vellica gli istinti più bassi e vale una sega.
Rivelo un piccolo scheletro che ho nel mio armadio.
A me, la campagna delle merde, dello scorso anno non dispiaceva affatto. Era intelligente.
E' il loro territorio, era fatta bene, aveva una certa presa e, in qualche modo, rifletteva il loro brand.
Noi ci siamo accodati, in un territorio che é loro da quasi trent'anni. Con trent'anni di ritardo. Appunto.
Io avrei dato un'immagine diversa, perché i tifosi della Lazio sono diversi.
Perché io, Lazio intesa come società, voglio che siano diversi, voglio dirglielo, voglio dire loro che fare l'abbonamento non é un atto di guerra, ma un atto d'amore.
Come ho fatto lo scorso anno, e non sono i risultati a determinare la giustezza del mio approccio, ma quello che chi ha comprato l'abbonamento ha pensato. Che fosse un'atto d'amore.
E tutto questo tralasciando il fatto che la realizzazione é fatta da cani.
Il che rende ancora peggiore la sensazione e la tristezza.