Citazione di: Gio il 05 Ago 2015, 21:45
Lotito pagò due squadre a causa del piano Baraldi. Dunque la gestione post Cragnotti con un aumento di capitale di 110 mln, una squadra in cui il portiere di riserva era Marchegiani, 40.000 abbonati e senza pagare gli stipendi ha praticamente mantenuto il debito. Però la colpa é di Cragnotti che, ripeto, quello che voleva fare lo ha scritto, ma non conta (carta straccia diceva un netter oggi).
Chissá perché.
Come se Cragnotti non l'avesse capito quello che stava accadendo. Aveva bisogno di Lotito che glielo spiegasse.
...La seconda sezione penale della Corte di Appello di Roma ha lievemente ridotto la pena a Sergio Cragnotti a 8 anni e 8 mesi di reclusione (rispetto ai nove anni avuti in primo grado) per il crack del gruppo Cirio. Pena confermata (4 anni di reclusione) per l'ex presidente di Banca di Roma Cesare Geronzi. La corte, dopo quattro ore di camera di consiglio, ha poi ridotto le pene nei confronti di altri imputati, tra cui il genero di Cragnotti, Filippo Fucile (da 4 anni e mezzo a 3 anni e 10 mesi di reclusione), il figlio dell'ex patron della Lazio, Andrea (da 4 anni di carcere a 2 anni e 4 mesi) e gli ex funzionari della Banca di Roma Pietro Locati e Antonio Nottola, condannati a 2 anni rispetto ai 3 anni e mezzo del primo grado. Lieve sconto di pena (da 3 anni e mezzo a 3 anni e 4 mesi) anche per Ettore Quadrani, già consigliere del gruppo Cirio. Il reato, caduto in prescrizione, di bancarotta preferenziale ha fatto uscire di scena gli altri due figli di Cragnotti, Massimo ed Elisabetta. Assoluzione per l'altro ex funzionario della Banca di Roma, Michele Casella, cui il tribunale aveva inflitto 3 anni. Tra le assoluzioni la corte di appello ha confermato quelle per la moglie di Cragnotti, Flora Pizzichemi, per l'ex ad di Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani, e per l'ex componenente del cda di Cirio spa, Riccardo Bianchini Riccardi. Sono stati assolti, perché il fatto non sussiste, anche Francesco Scornajenchi, Gian Luca Marini e Annunziato Scordo, i tre componenti del collegio sindacale di Cirio Holding condannati in primo grado a 3 anni di reclusione per aver deliberato nel 2001, quale bonus per l'attività svolta nella riorganizzazione del gruppo da Andrea Cragnotti, l'importo di 500 milioni di lire, distratti dalla liquidità della stessa holding.
Un crack da 1,125 miliardi di euro. Spazzò via i risparmi di oltre 35mila investitori anche se appena 13mila hanno voluto costituirsi parte civile. Le indagini della procura di Roma sul Gruppo Cirio partirono nell'estate del 2003 in seguito al mancato pagamento di un bond da 150 milioni di euro. Un pool di magistrati si mise al lavoro cercando di fare luce sull'emissione di nove bond dal 30 maggio 2000 al 31 maggio 2002, individuando tra i responsabili del fallimento l'allora patron della SS Lazio, Sergio Cragnotti, tutti i suoi familiari e pezzi da novanta della finanza e del mondo del credito dell'epoca, a cominciare dall'ex presidente di Banca di Roma, Cesare Geronzi, dall'ex amministratore delegato di Bpl Giampiero Fiorani fino agli ex vertici del San Paolo Imi, subito usciti di scena in sede di udienza preliminare. Bancarotta distrattiva, bancarotta preferenziale e truffa (le ultime due ormai prescritte) i reati contestati dalla procura convinta che il crack della Cirio fu la conseguenza di una serie di operazioni che, tramite il passaggio di finanziamenti da alcune aziende del Gruppo ad altre, finirono per prosciugare le casse e far contrarre debiti sempre maggiori con gli istituti di credito. Debiti che, in buona parte, pesarono sulle spalle dei risparmiatori con l'emissione dei bond, anche se le banche ben sapevano che Cirio navigava da tempo in pessime acque. Le indagini misero in discussione anche l'operato di amministratori e sindaci del Gruppo Cirio accusati di aver preso parte alla stesura di bilanci non veritieri sullo stato di salute delle varie società riconducibili a Sergio Cragnotti.
Redazione online del Tempo che riprende Adnkronos il 10/4/2015
È evidente che finché c'è stato lui era tutto a posto.
La colpa è di quelli che sono venuti dopo.
Il tribunale, disgraziatamente, non l'ha vista allo stesso modo.