Favorevole, è un bene assoluto.
A casa, con le mamme o le fidanzate, è meglio.
Avranno più spazio per riflettere e magari occupare diversamente il tempo.
Del resto coi soldi ognuno è libero di fare ciò che vuole.
Dev'essere stata una scelta molto soffererta perché di fatto rinunciano ad un esercizio domenicale, l'insulto a Lotito, e si sa che le abitudini sono dure a perdersi. Sofferenza che conferma sia il periodo masochistico/autolesionista di questo pezzo di stadio, che la deriva isoLazionistica.
Vive d'illusioni, la nord e la realtà le è sempre aliena.
La realtà la tiene fuori, sia da un contesto commerciale/economico (la cara sovrastruttura di Marx) che da un contesto autentico di felicità. Di partecipazione. Anche alla sconfitta. Soprattutto nella sconfitta.
Perché se la Lazio vince, essa, la nord, viene oscurata. Non ha più voce "distinguibile".
Esiste come esisterebbe il più misero e felice laziale.
La sua spinta ad oggettivizzarsi, ad uscire dall'astrattezza e dall'anonimato biancoceleste, ad essere qualcuno, si smorza.
E come oggetto astratto diventa ancora di più inessenziale.
E con la non-essenza diventa difficile comandare, impossibile fatturare.
Muore l'etichetta "curva nord" se vince la Lazio.
Invece ...quando perde, puntualmente riavviva la voce rabbiosa, sistemistica: che è la voce del padrone.
La sconfitta rimane l'ultimo appiglio per poter vivere.
E per molti (che amano autenticamente) è una condanna assurda ad essere infelici.