Pandev ha dato molto alla Lazio.
Ma ha anche deluso totalmente nella farsa, recitata con maestria questa estate e questo inverno, assieme all'altro coprotagonista, il tenace Presidente.
Ma ancora una volta si è portato in vantaggio con quella ridicola lettera di addio:
"Gli ultimi mesi mi hanno insegnato quanto sono brutti la bugia, l'ipocrisia, l'opportunismo di cui è pieno il mondo del calcio e non solo. Non voglio usare parole dolci e false proprio adesso, nel momento in cui vado via. Voglio essere sincero come lo sono stato dal primo giorno a Formello. - ha detto Pandev - Dal 2010 sarò un avversario, esulterò, abbraccerò compagni con una maglia diversa da quella biancoceleste. E cercherò di essere di nuovo felice come lo sono stato nei primi quattro anni in questa città che mi ha adottato che ero ancora un ragazzino. Non è facile da accettare anche per quegli amici e quei tifosi che, malgrado tutto, hanno continuato a incoraggiarmi quando mi incontravano per strada. Le nostre strade adesso si dividono, divento un avversario.
Ho sempre dato e fatto di tutto per far vincere la Lazio assecondano i desideri del presidente ogni volta che me lo ha chiesto, quelli dell'allenatore, dei medici e dei compagni. Ho giocato stirato e infiltrato pure la finale di Coppa Italia, sapendo che l'avventura si stava per concludere. L'ho fatto convinto, con entusiasmo, perché la Lazio era diventata la mia casa. Adesso proverò a farlo di nuovo ma con una nuova maglia e in una città che non potrà essere Roma. Tante volte in questi anni ho pensato di restare alla Lazio per sempre. Non è stato possibile, succede nel calcio. Il perché lo sapete. Mi dispiace però dovermene andare in questo modo. Non è bello, non è nel mio modo di essere. No, non doveva finire così. Arrivederci Roma e Buon Anno Lazio".