L'influenza A, una bufala da 20miliardi di dollari
In Italia su 5milioni di dosi disponibili, le vaccinazioni sono state poco più di 600mila. Gli allarmi dell'Oms e di molti media si sono rivelati eccessivi se non addirittura un bluff, che però a conti fatti, hanno favorito solo le grandi multinazionali del farmaco.
Quanto è costato il piano vaccinazione agli italiani? Ad oggi manca ancora un dato preciso. Secondo il Codacons, l'associazione che tutela i diritti dei consumatori, che ha chiesto al governo di far luce sui costi sostenuti per l'acquisto dei vaccini per l'influenza A, sembra molto. "Non vogliamo – ha sostenuto il presidente Carlo Rienzi – si facciano regali all'industria farmaceutica". Marie-Paule Kieny, capo del settore ricerca dell' Organizzazione mondiale della Sanità ha provato a rassicurarci qualche tempo fa. Ha riferito che una dose di vaccino viene venduta dalle industrie farmaceutiche tra i 2,5 ed i 20 dollari, ma il prezzo verrà differenziato per ogni nazione. I paesi di prima fascia, i più ricchi, pagheranno tra i 10 ed i 20 dollari, i paesi del secondo mondo circa la metà , quelli del terzo di nuovo il 50% di quelli del secondo mondo. Da un semplice calcolo risulta che se fosse stato reso disponibile il vaccino per il 60% degli italiani si sarebbero spesi, a 20 dollari per dose, 720 milioni di dollari pari a più di 500 milioni di euro. Secondo le ultime informazioni disponibili nel bollettino del Ministero della Salute di mercoledì scorso, le vaccinazioni effettuate sono state 611.425 prime dosi e 1.666 seconde dosi. In totale, però, sono state distribuite 5.030.851 dosi di vaccino. Eppure, si era detto che doveva essere una sorta di castigo biblico. Una pandemia di rare proporzioni, con l'aggravante di terribili complicazioni per la salute dell'uomo. Invece l'influenza A, già suina e poi classificata con la quasi misteriosa sigla H1N1, si è palesata molto meno pericolosa della consueta influenza stagionale che, a cadenza annuale, puntualmente mette a letto milioni di italiani. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, per bocca del suo vicedirettore generale, Keiji Fukuda ha fatto un repentino dietrofront, ridimensionando drasticamente il numero accertato delle vittime riconducibili alla sola influenza suina. "Al di là del numero dei morti effettivi per contagio – ha sostenuto Fukuda – i casi di influenza certificati da test in laboratorio sono 79 e solo 7, tutti in Messico, si può dire con sicurezza che abbiano avuto un esito letale determinato esclusivamente dalla nuova influenza".
PRECEDENTI ILLUSTRI - Eppure la stessa Oms aveva contribuito non poco all'escalation allarmistica propagatasi sui mass media e, di conseguenza, nella stessa opinione pubblica. L'Oms, per la verità, non è nuova a questa inquietante pratica di divulgazione dei pericoli legati alle pandemie o supposte tali. Infatti, era già successo con la cosiddetta influenza aviaria e, prima ancora, con la famigerata sindrome della mucca pazza. Il risultato di questi allarmi, quantomeno poco ponderati, si è misurato in costi assai elevati per l'economia, con gravi danni alle stesse produzioni avicole e bovine. Per non parlare poi delle pesanti ripercussioni in termini di posti di lavoro persi, di filiere produttive e colture drasticamente ridotte. Insomma, anni ed anni di sacrifici sono finiti, non solo letteralmente, in fumo poiché gli stessi animali sono stati soppressi e poi inceneriti. Pandemie annunciate e poi cadute nel dimenticatoio. Paure ingiustificate che hanno provocato senza ragione un crollo nei consumi con perdite stimate solo nel nostro Paese di 2miliardi per la mucca pazza e un miliardo per il pollame con l'aviaria. Higeru Omi, direttore dell'ufficio dell'Oms del sud-est asiatico, dopo il secondo decesso in Thailandia dovuto all'influenza aviaria, decretava: "Il virus dei polli può fare milioni di morti, i governi ci aiutino a combattere l'epidemia". Il bilancio definitivo dell'aviaria ha provocato, secondo i dati della stessa Oms, 421 contagi e 257 morti. E che dire della Sars, la sindrome respiratoria acuta, che doveva proseguire l'opera devastatrice dell'aviaria. "La minaccia viene dall'Asia", sosteneva allarmato Harlem Bruntland dell'Oms di Ginevra. La paura dilagò in mezzo mondo. L'anno successivo, in un altro bollettino dell'Oms, si ridimensionava la pandemia. 8.100 casi, 774 morti in tutto il mondo. Per la suina è scesa in campo la stessa la direttrice dell' Organizzazione, Margaret Chan. "E' un supervirus ignoto – ha detto la Chan -che contiene i tratti genetici di quattro virus". Sono state pronosticate centinaia di migliaia di possibili vittime nel mondo. Adesso è venuto fuori, come detto, che nel solo Messico, ovvero nell' epicentro di questa supposta pandemia, sono state solo 7 le vittime sicuramente riconducibili al virus H1N1. Si tratta quindi di cifre assai diverse da quelle della "comune" influenza annuale che, sempre in base ai dati Oms, colpisce da 3 a 5 milioni di persone nel mondo ogni anno e ne uccide circa mezzo milione e per questo viene considerata sempre la terza causa di morte per malattie infettive dopo Aids e Tbc.