Mi pare un braccio teso non da poco. In poche parole, voi tornate, fatemi fare un pò di controlli, non scavalcate e queste barriere ve le togliamo.
Qui la curva sbaglia, se non capisce il messaggio.
Il braccio di ferro tra Gabrielli e la Nord. Il prefetto: "Ecco come si possono togliere le barriere". La curva: "Colpiti nella libertà"
05.11.2015
Non sarà un derby come gli altri. Impossibile quando entrambe le curve decidono di non seguire la partita più attesa dell'anno, quella capace di fermare una città intera. È iniziato tutto alla fine della scorsa stagione con un vertice della Prefettura. Da lì una serie di provvedimenti che hanno trovato il loro apice con la divisione della Nord e della Sud in due microsettori. Una soluzione, che unita ad altre misure restrittive, ha aperto lo scontro tra il Prefetto di Roma Franco Gabrielli e le due componenti più calde del tifo laziale e romanista. Oggi il Corriere dello Sport ha analizzato la questione nelle due diverse ottiche, a partire da quella istituzionale: "Il mio problema è l'incolumità. Quando sono arrivato a Roma a fare il prefetto e sono andato allo stadio le prime volte, il questore mi ha mostrato come, grazie allo scavalco e al passaggio dai distinti, a fronte di una capienza dichiarata di 8.700 posti si arrivava 11-12000. C'erano posti "finti" da cui non è possibile vedere la partita, mi chiedo come gli si potesse dare l'agibilità. Lo stadio è un luogo di pubblico spettacolo e dunque deve essere sottoposto a tutte le discipline del caso, comprese capienze e misure di sicurezza". Gabrielli è poi passato al dibattito attuale: "Se questi signori immaginano che le curve siano zone franche dove possono fare quello che vogliono, allora non ci sarà possibilità di risolvere la cosa. Devono dimostrare che la curva si possa gestire in modo diverso. Ma se ci sono, gli opinion leader, chiamiamoli così, che hanno una concezione proprietaria della curva e ce l'hanno anche anche in riferimento a situazioni non legalitarie, allora no. Perché lì si che diventa un muro contro muro. E noi non siamo interessati. Mi aspetto che tornino allo stadio a tifare e rispettando le regole. Per questa gente la curva è casa loro. Invece no. Non devono pensare "a casa nostra queste cose tu non le fai". La casa è quella dove risiedi. E se, allo stadio, non rispetti le regole non paghi solo te, ma anche chi non le fa rispettare. Allora il tifoso torni in curva e si comporti come deve, poi le barriere come sono state messe si levano: non sono di cemento armato. Questo è un ragionamento di buon senso, è un peccato avere le curve vuote. Queste misure non hanno natura punitiva, ma preventiva. Se siamo tornati indietro, è perché i comportamenti non si evolvono. L'aiuto delle società? C'è stato atteggiamento e atteggiamento. Lotito è stato molto più collaborativo, la Roma ha solo subito". Ultimi punti salienti riguardo un possibile dialogo e la possibilità di tornare a giocare la stracittadina di notte: "Io dialogo con tutti. Ma se non vogliono avere filtraggi e rifiutano alcun tipo di controllo, che confronto sarebbe? Questa situazione è stato il frutto di una totale anarchia, senza stewart. Diversamente non avrei mai approvato un piano del genere. I tifosi ora possono solo tornare allo stadio e stare continuativamente nelle regole. Il derby di notte? In questo clima di tensione meno che mai". Nel viaggio verso Trondheim - dove i laziali saranno quasi in 300 – alcuni esponenti della Curva Nord hanno avuto modo di ribadire la loro posizione. Che li ha portati a vivere la propria fede soltanto lontano dall'Olimpico: "Bisogna stare attenti ad esporsi. Nella partita d'andata con il Rosenborg, per lo striscione "Questa curva non si divide", alcuni di noi sono stati chiamati in Questura a dare giustificazioni. Non avevamo insultato nessuno, così non c'è più libertà di espressione. Si è spostata l'attenzione sul tifoso, bisognava invece far funzionare l'organizzazione già esistente. Il problema di capienza non può giustificare le barriere. La questione delle persone che scavalcano nelle curve è sempre esistita, allora perché non hanno lasciato gli stewart ai lati del settore? E perché non diffidano o puniscono chi lo fa? Le regole ci sono, basta applicarle. Qui invece è stato introdotto un regime repressivo che non trova giustificazioni valide. Grazie ai sistemi di video-sorveglianza, chi sbaglia può essere rintracciato e punito. Ci conoscono, siamo gli stessi da anni. All'Olimpico non succede nulla da tempo". Infine sulle perquisizioni e il confronto con gli altri paesi europei: "Le perquisizioni sono ripetute, quasi snervanti. Ne fai una e dopo cinque metri ti chiedono di nuovo di toglierti le scarpe. Siamo al limite della provocazione, sembra che non aspettino altro che qualcuno perda la pazienza. Siamo nella capitale d'Italia e si mettono le barriere. A Dortmund, nelle partite di Bundesliga, vengono tolti i seggiolini e la curva diventa una gradinata da 30 mila spettatori".