Citazione di: giovannidef il 26 Nov 2015, 11:36
io ammetto che degli anni 80 non mi ricordo un tubo e non perché ero piccolo, li ho proprio dimenticati
e anche la storia del -9 non mi è chiarissima, ma perché scendere in C avrebbe comportato il fallimento? se la cavese si riusciva ad iscrivere in B perché la Lazio non poteva farlo in C
lo spauracchio del fallimento lo abbiamo sempre avuto, io mi ricordo la 24 ore di plastiko ad esempio, ma poi uno in motorino che salva la situazione si trova sempre
ma anche col fallimento basta vedere napoli e fiorentina ci si dimentica tutto, due anni con un nome diverso e poi si ricomincia con SS Lazio 1900, e se scrivi abbiamo portato il calcio a roma mica ti possono denunciare
Io purtroppo e per fortuna me li ricordo, minuto per minuto.
La Lazio aveva 20 miliardi di debiti, che oggi farebbero ridere...
Calleri, con Bocchi imbeccato da Andreotti, si presentarono per rilevare la società da Chimenti e farsi carico di questi debiti ma non in una unica soluzione.
Questo rientro diluito fu quasi obbligatorio quando arrivarono le prime sentenze del Calcio Scommesse.
Inizialmente la Corte Federale ci mandò in C, senza passare dal via.
Calleri e Bocchi avevano già formalizzato l'acquisto della società... ma in Serie B.
Prendere la Lazio in Serie B nei piani di Calleri (soprattutto) dava margini di manovra per pianificare una risalita in Serie A in tempi brevi (infatti tolta la zavorra dei -9 tornammo in A l'anno seguente).
Una volta in Serie A il suo investimento cominciava a dare i frutti sperati dando la possiblità a Bocchi di "rientrare" ed "uscire" dalla Lazio.
Calleri prima di tutto non era Laziale e, soprrattutto, non era un avventuriero temerario.
Questo progetto era valido a patto di partire dalla B.
I ripianamento dei debiti quindi venne diluito nel tempo proprio per valutare la "posizione di partenza" del progetto.
E la penalizzazione dei -9 diede proprio un arco temporale preciso: la fine di quel campionato.
Quindi tutti sapevamo che in caso di retrocessione Calleri avrebbe alzato le mani e sarebbe tornato a Torino mentre Bocchi non avrebbe fatto altro che anticipare la sua uscita.
Ci saremmo trovati con buona parte dei debiti inevasi, senza una proprietà e in Serie C.
Fallimento. Punto e basta.
A quel tempo non c'era nessun Lodo Petrucci che ti permetteva di comprare il titolo sportivo a zero euro e ripartire dalla serie inferiore, quindi la C2 per noi.
L'unica speranza per vedere qualcosa di biancoceleste a Roma sarebbe stata una fantomatica Pro Lazio 1987 che una volta iscritta al primo campionato dilettantistico poteva richiedere l'affiliazione alla Polisportiva Lazio come Sezione Calcio.
Quindi Giuliano non ha segnato a 7 minuti dalla fine di quel campionato ma a 7 minuti dalla NOSTRA fine.