Ravel Morrison è un libro chiuso. Dribbla ogni forma di emozione, l'unica valvola di sfogo è rappresentata dai social network. Messaggi criptici, velati. Rischia di restare un mistero, il talento di Manchester. Il più grande talento di Manchester o forse del Paese intero. "Era il sedicenne più forte al mondo" - sibilano dalla città dei Mancuniani. Phil Brogan è uno dei talent scout più apprezzati della terra della Regina, ha coltivato campioni nella prestigiosa Academy del Manchester United. In una tiepida giornata di maggio, anno di grazia 2001, fu colpito da un ragazzino al Whitsun Football Camp. Avevate la mia curiosità, ma ora avete la mia attenzione, direbbe Monsieur Calvin Candie. Ravel Morrison non aveva ancora toccato l'oggetto del gioco, ma Sir Brogan si era già innamorato, nel senso calcistico del termine. Quel ragazzino aveva 8 anni, due mesi dopo entrò nella cantera del Maledetto United. Una storia d'amore e odio, magie e magagne. Sir Alex Ferguson e Rio Ferdinand erano convinti che quel ragazzino saltato fuori quasi per caso dal piccolo Fletcher Moss, fosse uno dei talenti più puri della storia del club. I boss dell'Academy, a 16 anni, lo consideravano il numero uno al mondo. Un lustro più tardi, quel gioiellino allevato e coccolato da Sir Brogan, fa la spola tra panchina e tribuna con la maglia della Lazio. Il responso è sempre lo stesso, credenziale ereditata dal CV: un bad boy che spreca il suo talento. La redazione di
lalaziosiamonoi.it ha contattato in esclusiva Phil Brogan, ex allenatore dell'Academy del Manchester United, scopritore e mentore di Ravel Morrison, per una lunga intervista che sviscera aneddoti e segreti dell'ex 16enne più forte del mondo.
Ricorda la prima volta che ha visto Ravel? "Fu al Whitsun Football Camp, nel maggio del 2001. Stavo passando davanti a quel gruppo di ragazzini la prima mattina e l'ho visto solamente muoversi, senza toccare la palla. Avevo intravisto qualcosa in lui e chiesi al coach se potevo aggregarlo al mio gruppo. Siamo andati d'accordo immediatamente e l'ho allenato tutto il giorno per tutti e 5 i giorni. Ho subito intuito il suo potenziale, aveva appena 8 anni".
Quando decise di portarlo nell'Academy del Manchester United? "Io allenavo un gruppo della sua età nell'Academy, quindi dissi a sua madre che mi sarebbe piaciuto accoglierlo per un periodo di prova a fine luglio, quando sarebbe partita la preseason. È stato in prova per 6 settimane, 4 giorni a settimana".
Era già un ragazzo problematico? "Ha avuto un po' di problemi nel suo periodo all'Academy, ma la gente si dimentica anche quanto abbia lavorato duramente. Ad esempio non utilizzava il piede sinistro la prima volta che l'ho visto, quindi la prima cosa che abbiamo fatto è stata lavorare su questo. Si è applicato molto e a 10 anni durante una partita mi gridò: 'Phil, grazie per aver lavorato sul mio piede sinistro!'. Ha giocato in tante posizioni - sulle ali, da interno e da punta - può ancora agire in tutti i ruoli del centrocampo e anche come attaccante. Non ho mai - e dico mai - avuto alcun problema con lui, quando aveva 15 anni mi inviò anche una cartolina di Natale. In fondo è un bravo ragazzo".
Conserva qualche aneddoto sull'esperienza condivisa insieme a Manchester? "Il primo giorno dopo aver firmato a 8 anni giocavamo contro il Manchester City e lui segnò un gol dopo esser partito dalla sua metà campo e aver superato il portiere. La settimana seguente, nella seconda partita, prese la palla sulla linea di porta e si fece tutto il campo smarcando nuovamente il portiere, fu contro il Birmingham City. Abbiamo incoraggiato lui e molti dei sui compagni - incluso Jesse Lingard (oggi allo United, ndr) - a correre palla al piede senza paura. Abbiamo introdotto il dribbling e i vari movimenti, prima ancora dei passaggi".
Rio Ferdidand e Sir Alex Ferguson hanno ammesso di non aver mai visto un talento del genere per quell'età. "All'età di 16 anni, uno dei dirigenti dell'Academy era convinto fosse 'il miglior sedicenne al mondo', ma quando aveva 8 anni alcuni allenatori nutrivano dubbi sulle sue qualità, poco prima della firma. La maggior parte di quel gruppo era ancora lì quando vinse il titolo nazionale U18. Era un ottimo gruppo, che includeva Sam Johnstone e Jesse Lingard oltre ad alcuni elementi che hanno giocato con la Nazionale U21".
Era un grande talento ma non ha mai avuto una chance in prima squadra, perché? "Onestamente penso che bisognerebbe abbracciarlo, raggiungere la sua lunghezza d'onda, mostrare apprezzamento e lui vi renderà amore. Bisogna anche concedergli libertà e lui farà la differenza. Fatelo giocare, non reprimetelo, ha bisogno di partite e di sentire la fiducia. A quel punto vedrete il suo talento. Credo che Ravel sia ancora il giocatore inglese più talentuoso, anche se forse lui e Pogba hanno lasciato lo United troppo presto".
Ha commesso molti errori fuori dal campo, pensa che questi possano aver influenzato il giudizio su di lui? "Credo che i suoi errori oggi stiano influenzano la gente, ma se credete nelle sue abilità, può dare così tanto. Non concedergli una chance è un crimine".
Oggi in effetti non vede il campo quasi mai. Pensa che la sua carriera sia a rischio? "Sì, forse può essere a rischio. Ha bisogno di un coach che creda in lui, che sia sulla sua stessa lunghezza d'onda, che gli conceda libertà d'espressione. Deve giocare regolarmente e a quel punto sapremo tutto. La sua carriera è ad un bivio...".
Qualcuno compara già la sua parabola a quella di Paul Gascoigne. "Penso che sia un talento simile a Gascoigne. Un talento raro e quando ha fiducia gioca senza paura. Deve giocare e iniziare ad ottenere qualcosa. Deve entrare nei titolari della Lazio o altrove e giocare. A quel punto sapremo quanto può essere forte. Non può sprecare altri anni. Ha un talento di base per essere simile a Gascoigne, penso che abbia ancora quel potenziale".
Domanda da un milione di dollari: qual è il problema di Ravel? "Gli amici che l'hanno circondato in Inghilterra. Non conosco il suo cerchio sociale a Roma, deve avere un gruppo forte intorno a lui, non deve avere distrazioni e troppo tempo senza calcio. Tutto questo per evitare la tentazione di mettersi nei guai. Deve lottare per un'opportunità, entrare veramente in questa squadra. Deve aiutare se stesso, anche se penso che stia maturando come persona. Dovrebbe avere una chance, una striscia di gare. Quando gioca a calcio regolarmente non è distratto. Immaginate Rooney sempre lontano dal campo. Questo è Ravel. Diventerà semplicemente più frustrato. Deve continuare a lavorare duramente sul campo d'allenamento per avere la sua opportunità...".