Concordo con l'equilibrio del ragionamento di Alcares rivendicando il diritto del tifoso di esaltare il suo beniamino come di tirargli i pomodori (virtuali eh, con quello che costa fare la spesa di questi tempi), perché fa parte delal fisiologia del rapporto tra spettatori e protagonisti, una fisiologia che risale alla notte dei tempi. Beninteso ricordando sempre che i nostri giocaotri, come qualsiasi altro giocatore, sono sempre esseri umani, con le loro debolezze e i loro limiti e la possibilità che in un momento, inaspettatamente, ti fanno la prodezza che ti fa saltare di gioia, dalla poltrona come dal seggiolino dello stadio.
Però vorrei osservare che le manie di protagonismo di alcuni giocatori risultano sempre di più poco godibili da risultare sempre di più indisponenti. Sono stati baciati dalla fortuna, se non altro dal privilegio di fare un mestiere che vorremmo fare tutti, di essere amati e osannati da folle di gente plaudente (e pagante). Eppure negli ultimi tempi sono in molti forse in troppi ad assumere posture da primedonne, anche e soprattutto quando ancora di pagnotte ne devono mangiare molte.
Alcares su questo osserva che 40 anni fa "i calciatori non erano assimilabili a star di Hollywood". Mi permetto di dissentire: i giocatori lo erano già star di Hollywood. E te lo dice uno che in mancanza di app, di smartphone e di TV a pagamento, si disegnava con i colori a spirito Re Cecconi, D'Amico e Chinaglia, stando attento ai particolari (i capelli biondi di Luciano) perché con questo riuscivo a vivere il mio sogno, in attesa della domenica che non arrivava mai o dove potevo assistere al miracolo di uno stadio colorato.
Quando si segnava non c'erano cerimoniali da osservare, coreografie da costruire, o rivendicazioni socio-politiche da mettere in campo. Si alzavano le braccia, si facevano salti, ci si abbracciava semplicemente perché la gioia era incontentibile, come un vulcano in esplosione. Erano gesti semplici, sinceri, belli, senza particolari aggiunte o retropensieri, perché il goal era vissuto come un il compimento di un miracolo a lungo atteso e finalmente compiuto. Lo stesso che non accade oggi quando oltre a coreografie sempre più costruite (trenini, macharene, balletti) si assiste addirittura a gente che quando segna sembra che ti faccia il favore o altri che ti dicono di stare zitto.
Chi io? Che sono venuto allo stadio a vederti?
minuto 1.25 il gol di Valdano