Mi scuso per aver gettato un sasso, anzi, un Sassuolo, nello stagno ed essermi eclissato. Ciò che volevo sottolineare è che Squinzi gestisce la squadra di calcio come una delle sue aziende. Investe, fa debiti a medio lungo, pretende dei ritorni, economici o di immagine. Siccome lo conosco bene nel suo mondo professionale, vi posso garantire che per ottenere una cosa che vuole ottenere (importante fornitura su un appalto strategicamente e mediaticamente importante, piuttosto che salvezza o piazzamento prestigioso in campionato) non si preoccupa dei mezzi che utilizza (tutti leciti, ben inteso). Deve spaccare il prezzo di un prodotto? Lo svacca! Deve pagare un giocatore un po' di milioni? Li paga! Deve indebitarsi? Sa che, in un modo o nell'altro, rientrerà e si indebita. È un imprenditore che rischia, spesso, e vince, quasi sempre. Il primo che mi tira fuori le coppe Italia e le super coppe non ha capito una mazza. Sottolineo solo l'approccio.
Per inciso i 22 milioni (che si affiancano ai soldi per la squadra di pallacanestro finalista della scorsa stagione e della squadra di serie B femminile, sempre pallacanestro) sono messi dalla MAPEI e non da Giorgio Squinzi. Sono quando soggetti a detassazione e a ritorni relativi sul fatturato.
Sempre per inciso, la Mapei è concorrente dell'azienda per cui lavoro e, per motivi istituzionali, mi trovo qualche volta a sedere a qualche tavolo con Squinzi (padre, raramente, e figlio, più spesso).