Citazione di: AquilaLidense il 23 Mar 2016, 10:53
ti rispondo con una metafora: se tu avessi una moglie che quando sta con te è affettuosa e bacia la terra dove cammini, però quando te stai al lavoro, lei se spgne tutto er condominio, saresti contento?
questo è come mi sento in questo momento con il rapporto tra me e la lazio.
io la amo,però non posso accettare per i miei principi di essere continuamente insultato e vilipeso da uno che che campa grazie anche al mio sostegno.
mica se deve fare una guerra, semplicemente ci si separa.
io sono ancora laziale, però adesso sto in disparte, almeno per quello che riguarda lo stadio.
tutto qua
Ma io non parlo neanche tanto dello stadio, io parlo del "vivere afflitto", come si dice a Napoli....pure io, non per motivi di principio, vado poco allo stadio, ma parlare, leggere, vedere le partite, l'attesa, tutto ciò che riguarda la Lazio l'ho sempre vissuta con orgoglio, gioia, passione e positività, però il giorno che mi accorgessi, ed è già avvenuto talvolta (ma x ora la fede è forte e non mollo....), che il Mondo Lazio non è quello che mi ha portato ad appassionarmi a questo club, ai suoi colori, al suo tifo, ma è diventato qualcosa di diverso (io non mi sarei mai innamorato della Lazio se da ragazzino il tifo laziale fosse stato etichettato come razzista, se lo stadio era sempre mezzo vuoto, se il sostegno, anche in casa, era inesistente, se i giornalisti e tifosi pur in presenza di vittorie, giocavano sempre a sminuire la portata del successo.....) allora ho il diritto/dovere a vivere il calcio, la passione ed il tifo non nel modo in cui io l'ho sempre vissuto, e come me l'hanno fatto conoscere da bambino; ecco che la crisi è subentrata nel momento in cui questa passione devo naturalmente trasmetterla ai miei figli: esiste ancora quella Lazio, quel Mondo Lazio che mi portò ad innamorare di questo club, oppure è rimasta solo l'idea, sentimento del passato, che magari basta a me, ma non è idoneo per essere poi trasmesso ai propri figli, poiché un padre vuole dare solo il meglio, e non il peggio, ai suoi figli...ed ecco che mi sono posto, e mi pongo tuttora queste domande.
In sintesi se il Mondo Lazio continuerà con questo veleno, con l'abbandono, con spettacoli tipo fischiare i propri giocatori, fare gli olè a favore degli avversari per denigrare i propri giocatori, con una dimensione nel complesso depressa e negativa, e non è importante di chi sia la colpa, IO HO IL DIRITTO DOVERE DI VIVERE DI NON VOLERE APPARTENERE A QUESTO MONDO, NON LO SENTO MIO, MA SOPRATTUTTO DI TRASMETTERE LA PASSIONE CALCISTICA AI MIEI FIGLI IN MODO DIVERSO, IN MODO POSITIVO, e quindi, pur se con il dolore nel cuore, saluterò la Lazio, e diverrò un appassionato di calcio senza tifo, fino a che troverei qualcosa che mi rifaccia battere il cuore, magari anche la Lazio stessa, roma e napoli esclusi naturalmente.
NATURALMENTE CAPISCO E COMPRENDO CHE CHI E' ULTRAS, O MAGARI SPOSA LA FILOSOFIA DEGLI IRRIDUCIBILI, IL CALCIO, E VIVE IL TIFO E LA PASSIONE NON COME ME, E MAGARI RITIENE NORMALE TRASMETTERE AI PROPRI FIGLI LA LORO VISIONE DI COME SI VIVE IL TIFO, CHE PERO' NON E' IL MIO.