Sulla narrazione
Rispondo a Fat danny in maniera più articolata di quanto fatto in precedenza perché lo merita il tema. Fat mi fa presente che i fatti CI SONO a volerli vedere, mentre molti sottovalutano "enormemente l'aspetto soggettivo della narrazione". Questo è un punto molto interessante e importante su cui non vorrei assolutamente sorvolare. L'elemento soggettivo Fat lo trova in campioni come Klose, nel 26 maggio, nella CL con Delio, nell'altra Coppa Italia (quella del 2009) e nella Supercoppa di Pechino. Dunque ci sono i fatti: ma nessuno lo contesta, anzi.
Però Fat si inalbera se alla CL di Delio Rossi qualcuno prova a citare Vignaroli (che non giocò un minuto di quella CL), domando "de che stamo a parlà? De che?". Temo che a Fat sia sfuggito come quella la qualificazione del girone fu mancata di un soffio con una squadra che poteva farcela benissimo e che fu rinforzata soltanto nel successivo mercato di gennaio. Il Vignaroli che tradisce la bontà della narrazione non è soltanto un argomento polemico a disposizione dei detrattori di Lotito, ma un giocatore ingaggiato dalla Lazio a mercato chiuso con una squadra qualificata ai gironi di Champions League con un avversario come il Real Madrid, per completezza di informazione e di ricordo. Il Perea fece parte di una stagione – quella di due anni fa - nata all'indomani della sbornia del 26 maggio quando la società, tra l'altro, non trovò niente di meglio che ripartire da uno sconosciuto attaccante colombiano di 20 anni.
Sulla celebrazione dei trofei surclassata dal fegato eroso dalla delusione per due mancate qualificazioni, vale la pena di osservare che le celebrazioni non possono essere infinite, perché succede questo in una tifoseria matura, in una narrazione matura e oserei dire anche in una società matura.
Fat chiede poi polemicamente perché "siamo stati in grado di far durare il 26 maggio appena 3 mesi perché troppo preoccupati dalle 10 vittorie della rioma del tenente garcia (la quale infatti ha vinto tutto, ma proprio tutto) e vogliamo anche dirci che non ci sarebbero i fatti? Anche l'anno successivo del nostro secondo scudetto ci trovammo a rimirarci per mesi e mesi la maglia con lo scudetto sul petto, mentre la Riomma del maresciallo Capello e del sergente Batistuta si involava per la conquista del loro terzo scudetto. Questo fa parte del gioco del destino ma anche dell'immaturità cronica di un ambiente che affronta le crisi che si presentano e i momenti di gioia e soddisfazione che arrivano con l'equilibrio che tutti conosciamo, un equilibrio molto isterico quanto infantile (e chi ti parla è un laziale di provata fede, come ben sai).
Dunque i fatti ci sono da raccontare, anche nell'epopea lotitiana, ma non gli diamo peso perché "abbiamo deciso, consapevolmente o meno, di fissarci su altro e di far passare le cose belle come la pioggia, che scivolano via, il veleno invece lo raccogliamo con cura". Mi dispiace ma questo non è assolutamente vero, se si scambia la quotidiana discussione delle vicende di una squadra e di una società come di una narrazione negativa, volta a togliere valore da quanto accade di positivo.
La cosa su cui va discusso è sul peso dei fatti che secondo Fat "lo decidiamo NOI. E, ribadisco, non vale certo solo per il calcio". Tutto questo avrebbe poi effetti virtuosi anche sul rendimento dei nostri giocatori come accadde con il Milan in coppa Italia.
Ho grande considerazione e rispetto per questo approccio, ma credo molto ottimistico sulle cose del mondo, così come quelle del calcio. Una tifoseria pur grande se non "organizzata" e non nel senso di gruppi ultras, ma nel senso di club e società, esprime divisioni ataviche, malcontento cronico, scarsa incidenza sulla carica emotiva della squadra. Proprio quello sta accadendo nella Lazio attualmente, che non è allo zero assoluto quanto a risultati sportivi, anzi, ma lo è quanto allo stato dei rapporti all'interno delle sue componenti.
La questione di fondo che pongo è soprattutto cosa si intende per narrativa? Se per essa letteratura o storytelling, racconto o propaganda, passione o dottrina. Insomma, la domanda di fondo è chi deve fare questa "narrativa" con effetti virtuosi: Artibani, De Martino o Fat Danny?
Dal mio punto di vista, la narrativa la fanno tutti e tre, dalle loro prospettive e con la potenza dei mezzi a loro disposizione, che sono diverse. Fare una guerra tra quei tre ambiti porta soltanto a una narrazione cattiva, perché conflittuale, quindi inefficace per tenere alto lo spirito della tifoseria nel senso della sua identità e della sua comunità. Esattamente quanto si è fatto – soprattutto - in questi 12 anni. I responsabili sono tutti, in varia misura.
Citazione di: gesulio il 27 Apr 2016, 12:01
E i giocatori forti? E il sogno? Oggi niente?
No oggi no. Ho dormito bene e devo preparare il 730.