ntanto arrivano gli ultimi endorsement. Per Giachetti e per gli altri sindaci democratici ai ballottaggi (Fassino a Torino, Merola a Bologna, Sala a Milano) c'è quello di due senatori di Sel, il pugliese Dario Stefano e e il sardo Luciano Uras: «Per noi i valori culturali e politici di un'area di centrosinistra democratica e progressista sono tuttora validi». Niente di strano: i due sono sempre stati contrari alle corse autonome nelle città, e anche al processo di radicalizzazione in corso nella trasformazione di Sel in Sinistra italiana.
Ma i due non sono romani e il loro endorsement ha solo un valore di posizionamento interno. Molto 'pesante' invece in termini di voti è quello che ieri è successo in un mercato di Garbatella dove il candidato di sinistra Andrea Catarci, presidente uscente del Municipio VIII, ha riunito i suoi elettori per ascoltare in pubblico confronto i due candidati al ballottaggio per il minisindaco. Quello dei Cinque Stelle non si è neanche presentato, perdendo così la partita a tavolino. Morale: alla fine Catarci annuncia il suo voto per la candidata Pd, che del resto era la sua vicepresidente. «Per me che non mi rassegno a non votare nel mio municipio, dopo tutti i tentativi – vani – di comunicazione col M5s, ce n'è abbastanza per dire che uno così non lo voterò mai e che per mantenere un elementare alfabeto di democrazia e confronto pubblico al ballottaggio occorre sostenere Anna Rita Marocchi». Sono sei, forse sette in altrettanti municipi romani le liste di sinistra che, disobbedendo alla «scheda bianca» lanciata da Stefano Fassina, sceglieranno con lo stesso metodo.