Al netto dei paper che circolano sulla rete dove si tenta di ricostruire i lavoro svolto dal Tare nella Lazio (e sui quali si chiedono supplementi di informazioni, analisi e verifiche puntigliosissime quanto inutili), fa molta tenerezza questo fuoco concentrico sul DS della Lazio, come se si parlasse di un dirigente investito di ampia autonomia operativa e sul quale, proprio in virtù di questo presupposto, si possa valutarne liberamente la bontà della sua opera.
Come tutto questo si possa verificare in una società "snella", dalla filiera cortissima delle responsabilità, dalla agilitià elefantizia di movimento sul mercato, nonostante la connessione h24, è abbastanza curioso, eppure si insiste in questo equivoco di fondo.
Tare fa quel che può e soprattutto deve, con i soldi a lui assegnati e con missioni più o meno precise, il che non è uno scandalo: accade ovunque. Ad esempio, appare fondata l'osservazione di chi vede una dirigenza più che impegnata a cercare i vari giocatori per risolvere i problemi di squadra e di rosa, desiderosa di imbastire operazioni di marketing dove si cercano giovani di belle speranze che costano poco da rivendere poi a tanto.
La questione preliminare è verificare cosa si voglia fare con il budget a disposizione (mediamente 30 milioni), gli obiettivi individuati (posizioni tranquille e magari l'Europa, League per intenderci) e magari le ambizioni che stanno a monte (indefinite quindi non responsabilizzanti), cose ormai chiarissime a tutti e su cui la vicenda Bielsa ha dato non tanto la sentenza definitiva, ma piuttosto la replica di quanto già noto.