Quello che la vecchia Coppa dei Campioni aveva, insieme alla Coppa delle Coppe, e che mancherà a questa ipotetica Superlega sarà il più basilare dei principi sportivi: la meritocrazia. Già si parla di inviti, di wild cards, di deroghe, di posti "prenotati".
In Coppa dei Campioni ci andavi se vincevi il campionato. Punto. Potevi rubartelo o corrompere gli arbitri, ma alla fine parlava il campo.
Certo, magari capitava che in finale ci arrivassero il Panathinaikos o l'Anderlecht; oppure che la vincesse per due anni a fila il Nottingham Forest.
Vuoi mettere con una bella finale Real-Barça un anno sì ed uno no?
Qua c'è il rischio che a parlare non sia più il campo, bensì gli incontri in ristoranti tra ammanicati, le proiezioni dell'audience TV, i conti economici, le alleanze col Delaware e il market share in Cina.
Mi pare una prospettiva talmente orrenda da essere quasi inevitabile, per come va il mondo.