L'introverso.
Arriva allo stadio da solo.
Dopo i preliminari di sempre (pisciatina e caffè/birretta) si avvicina sorridente al "suo" posto e inizia a scherzare con i suoi amici.
Appena inizia la partita si siede, gomiti poggiati sulle ginocchia, culo in pizzo al seggiolino.
Non dice una parola.
Indipendentemente dalla piega presa dalla partita, scambia solo sguardi: soddisfatti, perplessi, speranzosi, abbattuti...
Gli sfugge solo un qualche "cazzo" per un passaggio sbagliato o un "vaffa" indirizzato all'arbitro o al guardialinee, nel qual caso si alza in piedi per qualche secondo.
Mangia abbondanti dosi di bruscolini, se offerti, tra una sigaretta e l'altra.
Nell'intervallo, per non lasciare il "suo" posto "usa" il bibbitaro, preferibilmente lo stesso che ha sfanculato un paio di volte perché salendo le scale gli oscurava la vista e gli rompeva i [...].
A volte, al vertice della felicità, si lancia in commenti tecnici (spesso ad minchiam); più spesso, scruta taciturno le riserve che si scaldano palleggiando.
Appena riprende la partita, riassume la sua posizione naturale.
Gol a parte, si alza solo per esultare se le merde in qualche altro campo vanno sotto.
Bestemmia, ma solo se si prende un gol a ridosso degli ultimi 20 minuti.
A fine partita riaccende il telefonino e, mentre aspetta che tutti gli altri se ne vadano, legge risultati e classifiche sul tabellone.
Dallo stadio al parcheggio da sfogo alla tensione e si trasforma: loquace, al limite del logorroico, discute con chiunque dovunque, persino nei cessi mentre piscia.