Per mostrarvi la profondità di certi fenomeni interni al Parlamento che comprensibilmente vi sono oscuri vi racconto una breve storia di quotidiano autoritarismo contemporaneo (a tutela dei protagonisti modificherò nomi e merito, non tentate di dedurlo perché è ben celato, ma vi assicuro la totale autenticità del tutto):
Si vota la legge di stabilità.
Lo studio degli emendamenti alla proposta del governo è affidato, come da norma, alle Commissioni parlamentari.
C'è un emendamento che riguarda l'acquisto di 350 automobili assolutamente necessarie per il corpo dei forestali.
Il corpo dei forestali, per tempo, ha prodotto l'emendamento garantendosi l'OK dal Ministero dell'Economia (oggi senza questo OK non si mette nemmeno una panchina in un parco) e del ministero della Difesa, ossia del ministero controllante. Oltre ad essersi assicurato, ovviamente, la copertura politica della maggioranza parlamentare.
L'emendamento è in commissione ed aspetta di essere discusso e votato, per poi passare in caso di approvazione al voto in Aula.
Succede che un altro ministro, che nel merito non ha alcuna competenza ma è interno al cerchio magico del premier, decide che l'acquisto di ogni mezzo non deve essere in legge di stabilità, ma in un provvedimento successivo al referendum. Il governo è disposto ad acquistare mezzi, ma solo dopo. Ovviamente se il governo sarà un altro chissà che succede...
Nonostante l'OK dei due ministeri competenti, diretti interessati della materia, il parere del governo cambia sulla base del ministro più forte. E fin qui nulla di particolarmente grave eccetto l'odioso ricatto che lascia intendere come si giocano le partite politiche certi figuri.
Succede però che tale parere, in teoria, non dovrebbe inficiare il pronunciamento né della commissione parlamentare né dell'Aula, ambedue organi indipendenti dal potere esecutivo e che avrebbero tutta la legittimità di esprimersi diversamente.
Inoltre l'emendamento, come qualsiasi altro, è firmato, ossia è proposto da un parlamentare.
In teoria quindi dovrebbe essere discusso anche semplicemente per dare una risposta al proponente (o ai proponenti).
Succede invece che l'emendamento in questione venga accantonato senza nemmeno fornire ragione specifica perché i rappresentanti della maggioranza, senza alcuna discussione di merito, si allineano di default a ciò che il governo afferma.
L'emendamento resta appeso nel limbo del non pronunciamento e nei fatti però è respinto.
Il potere legislativo si è mostrato del tutto subordinato a quello esecutivo e privo di qualsivoglia indipendenza, non solo nella scelta ma anche nella semplice discussione, del tutto aggirata.
Se la forestale vuole i suoi mezzi intanto voti SI al referendum sperando che questo governo resti in piedi, poi si vede. Dell'effettiva necessità di questi mezzi sti cazzi, di questo non si discute nemmeno.
Non parliamo di parlamentari che hanno firmato un contratto con la Casaleggio & associati o altro soggetto privato.
Non parliamo di parlamentari costretti da qualche potere oscuro.
Parliamo di parlamentari di maggioranza, che agiscono come automi al pari di tutti gli altri.
Cosa ci dice questa storia:
- non è questa riforma a introdurre l'autoritarismo nella nostra democrazia. Esso è già più che presente nell'attuale prassi parlamentare che è diventata mera certificazione di quel che il governo decide. La riforma referendaria, rafforzando l'esecutivo, non fa che rafforzare questa deprecabile tendenza, regalandogli un consenso popolare.
- Nell'attuale parlamento il problema delle "leggi bloccate" non riguarda affatto una discussione eccessiva, anzi tutto l'opposto. La discussione del potere legislativo è sempre più rarefatta e, ancor più grave, irrilevante ai fini del voto. Ognuno vota per come gli viene ORDINATO.
- Il problema di autoritarismo non è causato dai decreti e lo aggiustiamo con la riforma.
La storiella che ho raccontato non riguarda manco alla lontana un decreto. La prassi parlamentare ormai è questa che si parli di un decreto, di un ddl, di una semplice mozione. Così funziona il Parlamento della Repubblica Italiana nel 2016. I decreti sono solo lo strumento più utile a farla funzionare così.
Bene, se questo secondo voi è il corretto funzionamento della democrazia e non una sua deriva autoritaria beh, vuol dire che abbiamo un concetto di democrazia e soprattutto di potere legislativo molto, ma molto distante.