Referendum sulla riforma costituzionale Dicembre 2016: voterai e, se sì, come?

Aperto da zorba, 20 Giu 2016, 17:22

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Come pensi di presentarti a questo appuntamento cruciale per le sorti politiche del nostro Paese?

Voterò sì alla riforma costituzionale
63 (37.7%)
Voterò no alla riforma costituzionale
97 (58.1%)
Non andrò a votare
7 (4.2%)

Totale votanti: 167

Le votazioni sono chiuse: 03 Dic 2016, 10:38

fish_mark

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Citazione di: Rugiule il 23 Nov 2016, 14:28
Mi riferivo all'affermazione "l'Italia oggi è, in tutto il pianeta, il Paese con la più alta percentuale di elettori che vivono all'estero", non alle limitazioni di voto.

Lo dice Sebastiano Messina ("Il rischio broglio venuto da lontano". Oggi su Repubblica), riferendosi alla generosità del legislatore nel riconoscere il diritto di voto agli italiani all'estero, "grazie alle norme che hanno consentito di ottenere il passaporto (e il diritto di voto) a chi aveva, ovunque nel mondo, un solo genitore italiano".
Più di 4 milioni di elettori, il 7% per cento del totale. Una percentuale importante.

cartesio

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Citazione di: fish_mark il 23 Nov 2016, 13:40
si tratta di un procedimento di revisione costituzionale. L'idea è che comunque ci sarebbe una certa partecipazione popolare al processo di revisione dove interviene un referendum confermativo di un progetto di legge di revisione già approvato.

Lo so, non è che stiano violando la Costituzione attuale, ma a me pare una logica contraria a quella dela doppia votazione parlamentare. Non dico il doppio referendum, ma non chiedere il quorum in un paese che lo vuole addirittura per l'ingresso dei cacciatori nei campi coltivati mi sembra assurdo.

Da https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_costituzionale_del_2001_in_Italia  affluenza 34%.

DA https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_costituzionale_del_2006_in_Italia affluenza 52,46%.

Come diceva D'Alema ieri sera (ahimé, tra i risultati perversi del referendum c'è stato anche quello di un cartesio d'accordo con D'Alema  :cry: ) una Costituzione non è una legge qualsiasi, è la base della convivenza civile e democratica di un paese, vorrebbe molto di più della maggioranza.

fish_mark

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Citazione di: cartesio il 23 Nov 2016, 15:10
Lo so, non è che stiano violando la Costituzione attuale, ma a me pare una logica contraria a quella dela doppia votazione parlamentare. Non dico il doppio referendum, ma non chiedere il quorum in un paese che lo vuole addirittura per l'ingresso dei cacciatori nei campi coltivati mi sembra assurdo.

Da https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_costituzionale_del_2001_in_Italia  affluenza 34%.

DA https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_costituzionale_del_2006_in_Italia affluenza 52,46%.

Come diceva D'Alema ieri sera (ahimé, tra i risultati perversi del referendum c'è stato anche quello di un cartesio d'accordo con D'Alema  :cry: ) una Costituzione non è una legge qualsiasi, è la base della convivenza civile e democratica di un paese, vorrebbe molto di più della maggioranza.

Non mi pare che sia isolato D'Alema in questa considerazione.

laziAle82

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Citazione di: cartesio il 23 Nov 2016, 15:10

Come diceva D'Alema ieri sera (ahimé, tra i risultati perversi del referendum c'è stato anche quello di un cartesio d'accordo con D'Alema  :cry: ) una Costituzione non è una legge qualsiasi, è la base della convivenza civile e democratica di un paese, vorrebbe molto di più della maggioranza.

Questo D'Alema?

http://www.corriere.it/Speciali/Politica/2006/Referendum/Articoli/reazioni-sn.shtml

Mmmmolto più della maggioranza :sisisi:.

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Davy_Jones

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Citazione di: cartesio il 23 Nov 2016, 15:10
Come diceva D'Alema ieri sera (ahimé, tra i risultati perversi del referendum c'è stato anche quello di un cartesio d'accordo con D'Alema  :cry: ) una Costituzione non è una legge qualsiasi, è la base della convivenza civile e democratica di un paese, vorrebbe molto di più della maggioranza.

io trovo davvero molto esagerata questa considerazione. i principi fondamentali non sono in discussione. parliamo della seconda parte della costituzione, cose che a mio avviso dovrebbero e potrebbero essere pacificamente discutibili e modificabili senza invocare la tirannia.

italicbold

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Citazione di: Davy_Jones il 23 Nov 2016, 15:22
io trovo davvero molto esagerata questa considerazione. i principi fondamentali non sono in discussione.

Infatti i primi 12 articoli della costituzione sono considerati, dalla giurisprudenza costituzionale, implicitamente immodificabili con la procedura di revisione prevista.

Pomata

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Citazione di: anderz il 23 Nov 2016, 12:11
Insomma, in molte democrazie dei limiti al diritto di voto per residenti all'estero sono considerati semplicemente buon senso e non fascismo.


secondo il tuo ragionamento negli USA e' molto ma molto peggio che da noi
non esiste un collegio per eleggere deputati o senatori per i cittadini statunitensi residenti all'estero, quindi se io risiedo in Italia posso votare per il presidente, il senatore, il deputato nello stato, distretto in cui risiedevo prima di andare in Italia. Anzi, pure il sindaco della citta'.

buon senso

le ultime pagine di questo topic mi hanno fatto rimanere a bocca aperta, i pregiudizi che si nascondono dentro di noi.

Rugiule

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Citazione di: Pomata il 23 Nov 2016, 15:36
le ultime pagine di questo topic mi hanno fatto rimanere a bocca aperta, i pregiudizi che si nascondono dentro di noi.

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anderz

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Citazione di: Pomata il 23 Nov 2016, 15:36

secondo il tuo ragionamento negli USA e' molto ma molto peggio che da noi
non esiste un collegio per eleggere deputati o senatori per i cittadini statunitensi residenti all'estero, quindi se io risiedo in Italia posso votare per il presidente, il senatore, il deputato nello stato, distretto in cui risiedevo prima di andare in Italia. Anzi, pure il sindaco della citta'.

buon senso

le ultime pagine di questo topic mi hanno fatto rimanere a bocca aperta, i pregiudizi che si nascondono dentro di noi.

Non è né peggio né meglio, è semplicemente un sistema diverso. Ogni paese sceglie la sua strada in base alla propria storia, al tipo di emigrazione che ha sperimentato e alle sue leggi di cittadinanza (negli USA è valido il principio dello ius soli). Comprendo le necessità irlandesi di impedire il voto ai cittadini residenti all'estero, dal momento in cui si tratterebbe di una popolazione superiore a quella della madrepatria, con il rischio quindi di sottorappresentare i cittadini residenti e comprendo i paletti inglesi e tedeschi, la cui emigrazione è spesso fiscale.
Ripeto, la mia posizione è frutto di una piccola testimonianza diretta, non pretendo di convincere nessuno.

FatDanny

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Per mostrarvi la profondità di certi fenomeni interni al Parlamento che comprensibilmente vi sono oscuri vi racconto una breve storia di quotidiano autoritarismo contemporaneo (a tutela dei protagonisti modificherò nomi e merito, non tentate di dedurlo perché è ben celato, ma vi assicuro la totale autenticità del tutto):





Si vota la legge di stabilità.
Lo studio degli emendamenti alla proposta del governo è affidato, come da norma, alle Commissioni parlamentari.
C'è un emendamento che riguarda l'acquisto di 350 automobili assolutamente necessarie per il corpo dei forestali.
Il corpo dei forestali, per tempo, ha prodotto l'emendamento garantendosi l'OK dal Ministero dell'Economia (oggi senza questo OK non si mette nemmeno una panchina in un parco) e del ministero della Difesa, ossia del ministero controllante. Oltre ad essersi assicurato, ovviamente, la copertura politica della maggioranza parlamentare.
L'emendamento è in commissione ed aspetta di essere discusso e votato, per poi passare in caso di approvazione al voto in Aula.
Succede che un altro ministro, che nel merito non ha alcuna competenza ma è interno al cerchio magico del premier, decide che l'acquisto di ogni mezzo non deve essere in legge di stabilità, ma in un provvedimento successivo al referendum. Il governo è disposto ad acquistare mezzi, ma solo dopo. Ovviamente se il governo sarà un altro chissà che succede...

Nonostante l'OK dei due ministeri competenti, diretti interessati della materia, il parere del governo cambia sulla base del ministro più forte. E fin qui nulla di particolarmente grave eccetto l'odioso ricatto che lascia intendere come si giocano le partite politiche certi figuri.
Succede però che tale parere, in teoria, non dovrebbe inficiare il pronunciamento né della commissione parlamentare né dell'Aula, ambedue organi indipendenti dal potere esecutivo e che avrebbero tutta la legittimità di esprimersi diversamente.
Inoltre l'emendamento, come qualsiasi altro, è firmato, ossia è proposto da un parlamentare.
In teoria quindi dovrebbe essere discusso anche semplicemente per dare una risposta al proponente (o ai proponenti).

Succede invece che l'emendamento in questione venga accantonato senza nemmeno fornire ragione specifica perché i rappresentanti della maggioranza, senza alcuna discussione di merito, si allineano di default a ciò che il governo afferma.
L'emendamento resta appeso nel limbo del non pronunciamento e nei fatti però è respinto.
Il potere legislativo si è mostrato del tutto subordinato a quello esecutivo e privo di qualsivoglia indipendenza, non solo nella scelta ma anche nella semplice discussione, del tutto aggirata.

Se la forestale vuole i suoi mezzi intanto voti SI al referendum sperando che questo governo resti in piedi, poi si vede. Dell'effettiva necessità di questi mezzi sti cazzi, di questo non si discute nemmeno.

Non parliamo di parlamentari che hanno firmato un contratto con la Casaleggio & associati o altro soggetto privato.
Non parliamo di parlamentari costretti da qualche potere oscuro.
Parliamo di parlamentari di maggioranza, che agiscono come automi al pari di tutti gli altri.


Cosa ci dice questa storia:

- non è questa riforma a introdurre l'autoritarismo nella nostra democrazia. Esso è già più che presente nell'attuale prassi parlamentare che è diventata mera certificazione di quel che il governo decide. La riforma referendaria, rafforzando l'esecutivo, non fa che rafforzare questa deprecabile tendenza, regalandogli un consenso popolare.

- Nell'attuale parlamento il problema delle "leggi bloccate" non riguarda affatto una discussione eccessiva, anzi tutto l'opposto. La discussione del potere legislativo è sempre più rarefatta e, ancor più grave, irrilevante ai fini del voto. Ognuno vota per come gli viene ORDINATO.

- Il problema di autoritarismo non è causato dai decreti e lo aggiustiamo con la riforma.
La storiella che ho raccontato non riguarda manco alla lontana un decreto. La prassi parlamentare ormai è questa che si parli di un decreto, di un ddl, di una semplice mozione. Così funziona il Parlamento della Repubblica Italiana nel 2016. I decreti sono solo lo strumento più utile a farla funzionare così.



Bene, se questo secondo voi è il corretto funzionamento della democrazia e non una sua deriva autoritaria beh, vuol dire che abbiamo un concetto di democrazia e soprattutto di potere legislativo molto, ma molto distante.


zorba

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Citazione di: joe il corvo il 21 Nov 2016, 01:16
Beh, vuoi mettere la fiducia che ispira il trio Brunetta, D'Alema, Di Battista?

Che c'entra mica è detto che andranno al governo loro, se anche dovesse essere bocciata questa riforma costituzionale.

Ci si scorda che si vota (o si dovrebbe farlo...) solo per esprimersi sul merito della revisione costituzionale proposta.

8)

surg

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Citazione di: fish_mark il 23 Nov 2016, 14:45
Lo dice Sebastiano Messina ("Il rischio broglio venuto da lontano". Oggi su Repubblica), riferendosi alla generosità del legislatore nel riconoscere il diritto di voto agli italiani all'estero, "grazie alle norme che hanno consentito di ottenere il passaporto (e il diritto di voto) a chi aveva, ovunque nel mondo, un solo genitore italiano".
Più di 4 milioni di elettori, il 7% per cento del totale. Una percentuale importante.
Questa levata di scudi contro il voto degli italiani residenti all'estero non me la ricordo in altri referendum e nemmeno nelle elezioni degli ultimi venti anni.
Penso che chi la sostiene tema che questo voto favorisca l'avversario

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Rugiule

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Citazione di: fish_mark il 23 Nov 2016, 14:45
Lo dice Sebastiano Messina ("Il rischio broglio venuto da lontano". Oggi su Repubblica), riferendosi alla generosità del legislatore nel riconoscere il diritto di voto agli italiani all'estero, "grazie alle norme che hanno consentito di ottenere il passaporto (e il diritto di voto) a chi aveva, ovunque nel mondo, un solo genitore italiano".
Più di 4 milioni di elettori, il 7% per cento del totale. Una percentuale importante.
Questa affermazione è ben diversa, perdonami.

Warp

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Citazione di: italicbold il 23 Nov 2016, 09:11
Il voto non é legato a nessun aspetto della vita concreto, ad esclusione della cittadinanza.
Volerlo fare é un'aberrazione.
Essere cittadino non é una questione di città. Non é legato a un luogo, ma é una condizione inerente la persona. E non puoi togliergliela d'ufficio. Quello si sarebbe fascista.
A margine, andrebbe ricordato che gli Italiani all'estero che hanno diritto di voto sono circa 3 milioni.
Alle ultime elezioni legislative solo il 30% degli aventi diritto ha votato (contro circa il 70% della media nazionale) con risultati che sono in linea con i risultati nazionali.
Va altresì ricordato che i 3 milioni di cittadini italiani residenti all'estero nel 2013 hanno eletto 12 deputati. In Piemonte, che ha lo stesso numero di votanti il numero di deputati da eleggere é di 45.

Secondo me la questione  andava chiusa qui. tutto quello che è stato scritto dopo è inutile.
IB centra totalmente la questione in poche significative righe, senza sermoni e link pro domo sua mettendo una pietra tombale sulla questione "voto all'estero" che il No sta manipolando mediaticamente con palesi intenti strumentali e inutilmente polemici perchè sta aizzando cittadini italiani contro altri cittadini italiani

carib

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Confesso di aver letto tutto il post di FatDanny. Fatelo anche voi ne vale la pena

Rugiule

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Davy_Jones

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Citazione di: carib il 23 Nov 2016, 22:13
Confesso di aver letto tutto il post di FatDanny. Fatelo anche voi ne vale la pena

a essere sincero l'ho letto anch'io. domanda: il messaggio qual'e'? che il parlamento non e' mai stato sensibile ai governi a rischio? che prima queste cose non succedevano? o che smetteranno di succedere con la vittoria del no? stavamo meglio negli anni 50 quando tutto quello che succedeva in italia era deciso altrove o staremo meglio dopo il no? o tutt'e due? no perche' di aneddoti da raccontare sul parlamento ce ne stanno tanti. io ne ho tantissimi, da fonte diretta. senza antipolitica, solo politici accettabili, ben vestiti, di lunga militanza o di "sangue" politico. sarebbe utile ricordare ogni tanto che in parte siamo arrivati a questo anche per problemi interni al nostro sistema politico, non solo perche' i terribili burocrati di bruxelles vogliono trasformare l'italia in uno stato autoritario come la germania. i motivi per cui le corde della borsa del mef si sono strette non stanno solo a bruxelles. o vogliamo prenderci per i fondelli? parliamo di problemi nati tempo fa, quando apparentemente tutto era meglio di com'e' oggi, che non si e' riusciti a correggere negli ultimi 25 anni e che si provera' a correggere con altre proposte di riforma come questa (se non peggiori), finche' una non passera'.

parliamo di "deriva autoritaria" e di "corretto funzionamento della democrazia"? l'altro giorno e' successa una cosa incredibile. un gruppo di cittadini italiani con pieno diritto di voto e' stato messo in mezzo pubblicamente come possibile fonte di brogli da uno dei due schieramenti. se non erano queste le intenzioni di pace e' ancora peggio. e' un "first" della mia vita, non mi era mai capitato. perfino d'alema ha detto che non era il caso. ripeto, d'alema.


kelly slater

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http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/il-documento-del-governo-il-voto-allestero-e-truccato/


Il documento del governo: "Il voto all'estero è truccato"

Dopo le Politiche 2013 la dirigente della Farnesina che si occupa del tema scrive a esecutivo e Colle: "Procedure incostituzionali: non garantite libertà e segretezza"

Con la lotta fra il Sì e No che si decide in volata, il verdetto sul referendum costituzionale italiano potrebbe essere decretato all'estero, per la precisione, dai 4 milioni e 23 mila italiani residenti fuori dai confini e iscritti all'apposita anagrafe. Il governo ha intuito subito l'importanza degli italiani all'estero: ministri e politici – l'apripista fu Maria Elena Boschi – omaggiano i connazionali e promettono finanziamenti.

Il verdetto referendario è appeso a un sistema "totalmente inadeguato, se non contrario ai fondamentali principi costituzionali che sanciscono che il voto sia personale, segreto e libero", scrive l'ambasciatrice Cristina Ravaglia in un documento riservato del ministero degli Esteri che Il Fatto ha visionato.

Dopo una solida carriera diplomatica costruita negli uffici di Madrid, Varsavia, Buenos Aires e Monaco di Baviera, da quattro anni e con cinque ministri, Ravaglia è il direttore generale della Farnesina per gli italiani all'estero e le politiche migratorie. In sostanza: è il massimo conoscitore della legge Tremaglia, dei suoi limiti, trucchi, difetti. All'indomani delle elezioni Politiche del 2013, l'ambasciatrice Ravaglia firma un appunto per il ministro Giulio Terzi di Sant'Agata e denuncia "gli effetti potenzialmente distorsivi dell'impianto vigente", ma propone anche degli interventi immediati per rafforzare i controlli (e magari allestire dei seggi). In copia, ci sono Presidenza della Repubblica e del Consiglio, più i sottosegretari Staffan de Mistura e Marta Dassù.

Il sistema elettorale per corrispondenza è disciplinato da una legge che porta il nome di Mirko Tremaglia, la numero 459 del 2001. Il bergamasco Tremaglia è scomparso un lustro fa, ministro nel governo di Silvio Berlusconi nel '94, parlamentare di Alleanza Nazionale, volontario a Salò da minorenne. Il testo di Ravaglia, finora inedito, ruota attorno all'esperienza nel settore: "Come principale responsabile delle operazioni elettorali all'estero, mi corre l'obbligo di richiamare l'attenzione – nel superiore interesse dello Stato e della tutela di un diritto fondamentale – su modalità di attuazione che, ancora una volta, si sono dimostrate, alla prova dei fatti, tali da mettere a rischio gli imponenti sforzi messi in atto per assicurare un ordinato svolgimento del voto". E poi l'accusa: "Quello per corrispondenza è soggetto, come evidente, a una serie di variabili e incertezze (quali l'affidamento ai sistemi postali locali, il pericolo di furti, incette, pressioni, compravendite, sostituzione del votante, ma non solo)".

Il direttore generale fa riferimento anche all'affluenza ridotta (32 per cento) e all'elevata quantità di schede nulle (10 per cento).

Ravaglia non poteva sapere cos'è accaduto per il referendum sulle trivelle, ma aveva individuato il problema. Lo scorso aprile hanno votato 779.548 italiani all'estero, venti su cento, con l'8,6% di schede nulle contro lo 0,68 in Italia: occorre tanta fantasia e volontà per sporcare, in maniera fortuita o intenzionale, un foglio dov'è la scelta è fra Sì e No. La dettagliata relazione di Ravaglia, però, viene ignorata.

Il sistema è sempre più fragile e sempre più aggredito. Un rapido compendio. Come ha scoperto il senatore Roberto Calderoli, per il referendum sulle trivelle – dove il nemico era il quorum – la consegna delle schede era vietata in alcuni piccoli paesi, mentre stavolta il governo ha coinvolto i corrieri di aziende private. Per aumentare la platea dei votanti, il ministero degli Interni ha posticipato di un mese la scadenza per diventare elettori "temporanei" all'estero – cioè gli italiani che sono lontani da casa per motivi di studio, lavoro o cure mediche – e per il referendum sono già 31.462.

Oltre ai 150 milioni di euro stanziati nella legge di Stabilità, Matteo Renzi ha appena spedito una lettera – con lo stemma tricolore del comitato "Basta un sì", un refuso a piè di pagina e una carrellata di fotografie al fianco di Merkel, Obama, Hollande e colleghi – proprio ai 4 milioni e 23 mila italiani chiamati a votare da domenica 20 novembre.

Il ministro Boschi ha precisato che la missiva del presidente arriverà "in contemporanea", ma non "assieme" al plico per il voto. In effetti, allegare l'appello di "Basta un Sì" alla scheda elettorale sembrava eccessivo. Ma il Partito democratico, a differenza degli oppositori, è riuscito a ottenere l'elenco degli indirizzi e farà propaganda a domicilio senza chiedere il consenso.

Chissà, la privacy non conta per gli italiani all'estero. Ma di certo, per tornare all'ambasciatrice Ravaglia, conta proteggere i principi costituzionali. Il voto è personale, segreto e libero. Altrimenti non è valido.

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FatDanny

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Citazione di: Davy_Jones il 24 Nov 2016, 09:53
a essere sincero l'ho letto anch'io. domanda: il messaggio qual'e'? che il parlamento non e' mai stato sensibile ai governi a rischio? che prima queste cose non succedevano? o che smetteranno di succedere con la vittoria del no? stavamo meglio negli anni 50 quando tutto quello che succedeva in italia era deciso altrove o staremo meglio dopo il no? o tutt'e due? no perche' di aneddoti da raccontare sul parlamento ce ne stanno tanti. io ne ho tantissimi, da fonte diretta. senza antipolitica, solo politici accettabili, ben vestiti, di lunga militanza o di "sangue" politico. sarebbe utile ricordare ogni tanto che in parte siamo arrivati a questo anche per problemi interni al nostro sistema politico, non solo perche' i terribili burocrati di bruxelles vogliono trasformare l'italia in uno stato autoritario come la germania. i motivi per cui le corde della borsa del mef si sono strette non stanno solo a bruxelles. o vogliamo prenderci per i fondelli? parliamo di problemi nati tempo fa, quando apparentemente tutto era meglio di com'e' oggi, che non si e' riusciti a correggere negli ultimi 25 anni e che si provera' a correggere con altre proposte di riforma come questa (se non peggiori), finche' una non passera'.

parliamo di "deriva autoritaria" e di "corretto funzionamento della democrazia"? l'altro giorno e' successa una cosa incredibile. un gruppo di cittadini italiani con pieno diritto di voto e' stato messo in mezzo pubblicamente come possibile fonte di brogli da uno dei due schieramenti. se non erano queste le intenzioni di pace e' ancora peggio. e' un "first" della mia vita, non mi era mai capitato. perfino d'alema ha detto che non era il caso. ripeto, d'alema.



il messaggio è che in parlamento non si discute più, che non c'è alcuna indipendenza o distinzione dal potere esecutivo e che il contratto della Casaleggio & Associati, che sia firmato o meno, è il modello standard su cui si orienta la vita politica di un parlamentare di qualsiasi schieramento.
E NO, non è stato sempre così. Le discussioni parlamentari una volta erano vere. Sicuramente influenzate dall'esterno (e come non potrebbe essere così in qualsiasi caso, visto che l'Italia non fluttua nel vuoto cosmico?), ma vere.

Che staremo meglio dopo il NO non solo non c'è scritto, ma è un qualcosa che puoi desumere solo con una lettura dettata dal pregiudizio. Così come che il problema sia a Bruxelles, sinceramente non ho proprio capito da cosa l'hai desunto. Pregiudizio sulla mia posizione. Pregiudizio puro.
Ho detto che per il MEF era Ok. Che c'entra Bruxelles?
Rispetto a come staremo meglio dopo il NO in che passaggio l'avrei alluso?
Anzi ho raccontato la storiella proprio per mostrare come già oggi sia così e che non serva la riforma per una deriva autoritaria già ampiamente in atto.
Votando SI gli stai solo dicendo che questa deriva a te sta bene. E non è poco.
E' inoltre un po' paradossale che chi sia preoccupato dalla modalità grillina di relazione con i vertici del partito/movimento la voglia però estendere all'intera architettura istituzionale, ma tant'è.

Davy lasciamo stare il perché di quei problemi nati "negli ultimi 25 anni" perché pure su quelli di favolette se ne raccontano tante (debito pubblico italiano). Sono stati talmente bravi questi qua a cui stai dando fiducia votando SI che sono riusciti a convincerci che il debito italiano sia stato causato da noi stessi e non dall'elusione fiscale dei principali capitali italiani. Chapeau.
E se il MEF può mettere il veto anche su una panchina non è a causa del debito, ma a causa del pareggio di bilancio inserito in costituzione. Una roba completamente folle per qualsiasi sincero democratico.

Per me già il giudizio sul pareggio di bilancio è infatti sintomatico. Se si è d'accordo su quello mancano i requisiti minimi per condividere anche le basi. Anche una Costituzione. E infatti quel che sta venendo meno è il pilastro della convivenza politica in Italia.
Ognuno tragga le possibili conseguenze di tutto questo. E poi non ce lamentamo se succedono cose brutte.

carib

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Citazione di: Davy_Jones il 24 Nov 2016, 09:53
l'altro giorno e' successa una cosa incredibile. un gruppo di cittadini italiani con pieno diritto di voto e' stato messo in mezzo pubblicamente come possibile fonte di brogli da uno dei due schieramenti.
Io ritengo "incredibile" questa tua lettura della vicenda. Il problema sollevato non riguarda i cittadini italiani all'estero ma il meccanismo del voto all'estero. Il presidente del comitato per il NO non ha detto che gli italiani all'estero non devono votare. Ha detto che il voto così com'è "organizzato" è a rischio brogli. Non è stato affermato che gli italiani all'estero imbrogliano. E' stato detto che il loro voto può essere manipolato. A favore di qualcuno che governa qui in Italia.


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