Dal 26 maggio siamo finiti in un tunnel psicologico, di inferiorità psicologica, di subalternità. Soffriamo il derby come sempre fatto, ma abbiamo aggiunto una insicurezza mostruosa. Dopo lo scudetto, abbiamo aspettato 4 anni e mezzo per rivincerlo. Dal 26 maggio sono passati 7 derby, 5 persi (4 consecutivi), due pareggiati. Perdiamo con una facilità e una scioltezza impressionanti. Non reagiamo, quando lo facciamo, ne usciamo malissimo. Serve uno psicologo, uno scatto di reni del mister e della società, dei giocatori che devono dimostrare di essere più uomini e meno bambini.
E poi servirebbe il vecchio tifoso laziale. Non questo simulacro.
La "guerra etnica" annunciata è la perfetta sintesi di quello che è la guida del nostro tifo organizzato. Una miscela devastante di romanismo e nazismo: perché allude alle pagine più schifose della storia umana e perché, soprattutto, scambia la coattaggine con la determinazione, la tracotanza con la sicurezza, le cazzate con la realtà. Un "clima" che non può non contagiare anche i giocatori, come dimostra la vergogna di Lulic.
Ci si gonfia il petto, perché ci si caca sotto. E nel momento del bisogno, la curva smette di tifare. 25 minuti nel silenzio, con davanti quegli zozzoni. Di questa giornata triste, questa è la cosa più preoccupante.