Citazione di: gentlemen il 31 Ago 2019, 11:19
Zarate, pur nella sua incostanza, fisicamente e come esplosività muscolare negli scatti e potenza di calcio il primo anno era una cosa (eccellente), dal secondo anno in poi ben altro...non aveva più esplosività muscolare e potenza, ed il Zarate del primo anno alla Lazio non si è mai più visto.
Mauro è un ragazzo molto fragile. Il primo anno gli riusciva tutto. E, soprattutto, aveva la fiducia del mister che gli concedeva anche la giocata in più, perché sapeva quanto fosse per lui importante. Essendo, quello, il suo modo di rendersi utile. Però cominciò bene anche il secondo. Ricordo grandi prestazioni in coppa e contro l'Atalanta. A parte la prova opaca di Pechino, si portava comunque a spasso mezza Serie A. Basta guardare gli highlights. Il problema è che quella fu una stagione maledetta. Non solo i suoi tiri non entravano. Nemmeno i nostri. Poi era costantemente triplicato, cosa che in passato capitava meno. Non aveva nemmeno più un partner fisso d'attacco. E, spesso, giocava larghissimo. Ricordo un articolo dell'estate 2009, ''Ballardini: nuovo ruolo Zàrate, Maurito alla Messi''. Quando Maurito si, si allargava, ma lo faceva partendo da punta, libera di svariare per andarsi a prendere il pallone. Lo stare già lì, invece, per quanto possa sembrare uguale, è tutt'altra cosa, per uno come lui. Arrivato Reja, lui fu il primo ad esser messo da parte. Quindi, come può sentirsi questo ragazzo alle porte del terzo anno? Male. ''Ne dribblo 2, mi fermano in 3. Tiro più dell'anno scorso, prendo solo pali. Gioco esterno, non vedo la porta. Perdo palla, ho gli occhi puntati addosso. La Lazio ha rischiato di andare in B. Io la amo e non sono riuscito a salvarla.''. Discorsi del genere, fatti da un animo come il suo, può capire quanto non bene facciano alle gambe, la lucidità e l'esplosività da te menzionata. Perché quando noti che, per tutta una serie di motivi, le tue giocate non vanno più, smetti di crederci. E ti perdi. Con mister Reja, nessuno nega che Mauro ebbe la sua utilità come esterno nei 3 dietro l'attaccante. Tuttavia, le cose migliori le fece da punta. E bisogna capire che, quando hai un certo carattere, un certo fisico, dipende molto dagli eventi che a te capitano nel breve termine. E per Mauro era così. E lo è ancora oggi. Passare da punta sicura di sè, di dribblare e tirare, a esterno a tutta fascia che appena riceve palla deve scegliere se fare Zàrate o Gonzalez (esempio), fa molto, molto male. E nel pensarci, ci passa tutta la rapidità del mondo, quella che Mauro mostrava sempre meno. Fatto che qualcuno attribuiva alla palestra. Quando si sa che, il primo anno, Mauro di palestra ne faceva molta di più, oltre che allenarsi da solo, con la squadra e, come se non bastasse, con un preparatore personale. E, non a caso, non lo spostavi manco a calci. Era una furia, sterzava mangiandosi l'erba. Nelle ultime apparizioni da noi, fine 2012, si può vedere uno Zàrate in forma fisica esemplare, ma completamente distrutto sotto il punto di vista tecnico. C'è una partita col Panatinaikos che non dimenticherò mai, per quanto mi fece male. La testa. La testa. La testa. Se so di saper fare un assolo, lo faccio ad occhi chiusi, senza problemi. Se, invece, magari, non tocco la chitarra da mesi, e improvviso, con le dita che tremano, non è detto mi esca correttamente. Se vale per la chitarra, figuriamoci nel dribbling, nel calcio, dove mezzo secondo vuol dire ''grande giocata'' e ''giocata goffa'' allo stesso tempo. Ah, per sfatare un altro mito, Mauro non è mai stato un corridore. Non ha mai saltato l'uomo lanciandosi il pallone in corsa come, chessò, può fare Mbappè o chi per lui. Lui aveva una tecnica immensa, cosa che gli permetteva di nascondere la sfera e tenerla incollata al piede anche a discrete velocità. Tecnica unita, ripeto, ad una forza di gambe che gli permetteva di sterzare con potenza. E forza anche fisica, per resistere agli scontri. Il primo Zàrate restava sù. Quello successivo, quello sentitosi arrivato, cadeva al minimo contatto, lamentandosi nel niente. Sul tiro, quello non va via, se eseguito con sicurezza e decisione, 2 dettagli, tra i tanti, che avrebbe fatto di Zàrate un campione, quello piccolo che ha deciso di mostrare solo a noi. Però è stato bello.