Citazione di: angeloadamo il 09 Ott 2019, 11:31
Oggi articolo a tutta pagina su Tuttosport
«LA LAZIO FU DISCRIMINATA»
Scudetto 1915: MIGNOGNA: «GLI ULTIMI DOCUMENTI DEPOSITATI IN FIGC
DIMOSTRANO DISPARITÀ DI TRATTAMENTO TRA NORD E SUD»
CLAUDIO CHIARINI - TORINO
La vicenda ormai nota con
l'hashtag #Scudetto1915LazioTricolore
si arricchisce di
un nuovo capitolo. L'avvocato Gian Luca Mignogna,
promotore dell'iniziativa per l'assegnazione
ex aequo dello Scudetto 1915 a Genoa
e Lazio, ha integrato la documentazione
già depositata in Figc in vista dell'emissione
del parere della Commissione Storica
nominata dal Consiglio Federale il 30 maggio
2019, con degli ulteriori documenti che
dimostrerebbero come la Lazio in quegli
anni subì un grave pregiudizio territoriale.
LA STORIA
Per fare chiarezza occorre risalire al 31 agosto
1912, data in cui la Figc approvò il "Progetto
Valvassori-Faroppa", che per la prima
volta ammetteva al Campionato di Prima
Categoria le squadre centro-meridionali e
stabiliva che il titolo di Campione d'Italia sarebbe
stato assegnato con una Finalissima
Nazionale da disputarsi tra la squadra Campione
del Nord e quella Campione del Centro-
Sud. «Tale riforma - scrive l'avv. Mignogna
- fu approvata nonostante l'ostracismo
dei club settentrionali, ma si rivelò comunque
pregiudizievole dei diritti di "par condicio"
dei club centro-meridionali, poiché
la squadra Campione del Centro-Sud risultava
suo malgrado costretta a sospendere
la propria attività agonistica per mesi
in attesa di conoscere la vincitrice settentrionale
e, pertanto, a disputare la Finalissima
Nazionale in condizioni di forma certamente
impari rispetto a quelle della propria
avversaria. Nel Campionato di Prima
Categoria 1912-13, infatti, la Lazio divenne
Campione dell'Italia Centro-Meridionale
il 30 marzo1913, ma dovette disputare
la finalissima nazionale contro la Pro Vercelli
solamente due mesi dopo, il 01 giugno
1913, in partita unica e per di più dovendosi
recare sul campo neutro di Genova con
tutte le note difficoltà di collegamento logistico,
stradale e ferroviario del tempo. Nella
stagione successiva, parimenti, la Lazio si
confermò Campione dell'Italia Centro-Meridionale
il 10 maggio 1914, ma fu costretta
a disputare la finalissima nazionale contro
il Casale recandosi a Casale Monferrato il 05
luglio 1914 per il match di andata ed ospitando
i nerostellati a Roma il 12 luglio 1914
per la sfida di ritorno».
LA PROTESTA
In entrambe le finali i giocatori della Lazio i
quali, ricordiamolo, erano dilettanti, ognuno
con il proprio lavoro extra calcistico, giunsero
al decisivo appuntamento dopo aver
atteso ben due mesi senza poter disputare
partite ufficiali e palesemente fuori forma
rispetto alle avversarie, che avevano appena
finito di giocare il Campionato del Nord.
Fu per questo motivo che le società calcistiche
romane, come riporta "Il Messaggero"
del 31 luglio1914, si riunirono per sollevare
vibranti contestazioni all'Assemblea della
Federcalcio del 02 agosto 1914 allo scopo
di protestare per «l'abbandono in cui furono
lasciate le società centrali e meridionali
», ottenere che «le date dei giorni siano stabilite
in modo che il campionato settentrionale
e quello centrale-meridionale abbiano
termine contemporaneamente» e chiedere
l'approvazione di modifiche regolamentari
affinché «alle semifinali e alle finali deb-
bono essere ammesse le due prime squadre
classificate».
LE NOVITÀ
Tali richieste furono immediatamente accolte
dalla Figc che, come riporta "Il Calcio - Il
Bollettino Ufficiale della Figc 1914-15", per il
Campionato 1914-15 stabili che:
1) al Girone Finale dell'Italia Centrale fossero
finalmente ammesse le prime due classificate
del Girone Toscano (Pisa e Lucca) e
le prime due classificate del Girone Laziale
(Lazio e Roman);
2) per la prima volta fu prevista la conclusione
contestuale del campionato settentrionale
e del campionato centro-meridionale;
3) in data 23 Maggio 1915 avrebbe definito
date e termini della Finalissima Nazionale
per l'assegnazione dello Scudetto.
La Figc però il 22 Maggio 1915 indisse la
"sospensione bellica" dei campionati, «con
la conseguenza - continua Mignogna - che
la Finalissima Nazionale 1914-15 non fu mai
più disputata e la Lazio tornò a subire il pregiudizio
del "settentrionalismo" dell'epoca
poiché, in circostanze tuttora ignote ed in difetto
di ogni requisito formale, il Genoa risultò
successivamente aggiudicatario d'ufficio
del titolo di Campione d'Italia 1914-15
senza alcun presupposto di ordine sportivo
e senza alcuna delibera di ordine federale.
Tale grave forma di discriminazione territoriale
si manifestò e si reiterò anche successivamente
a tale periodo bellico e post-bellico,
allorquando la storiografia nazionale prevalente
cominciò a romanzare che l'assegnazione
d'ufficio a favore del genoani sarebbe
stata adottata tra il 1919 ed il 1921, circostanza
poi inconfutabilmente smentita dai
reperti documentali rinvenuti e già prodotti
agli atti del procedimento di riesame (Annuario
Italiano del Giuoco del Calcio 1926-
1927, pag. 63, edito dalla FIGC nel 1928, che
attesta ufficialmente come il Campionato
1914-15 a tale data non risultasse ancora
assegnato). Non solo. Nello stesso senso
più di qualche perplessità, infine, desta l'incresciosa
circostanza che "L'Italia Sportiva",
quotidiano dell'epoca che nel 1920 fu organo
ufficiale della Figc e scrisse nero su bianco
che la Lazio 1914-15 fu Campione dell'Italia
Centro-Meridionale».
PAR CONDICIO
La conclusione alla quale giunge l'avv Mignogna
è condivisibile da tutti coloro che hanno
a cuore i veri valori dello Sport: «Fino a
prova contraria nello sport soltanto il campo
di gioco e la disputa di match in condizioni
di "par condicio" agonistico-regolamentaria
possono determinare il risultato e l'esito
di una competizione, come chiaramente è
dato evincersi dal buon senso e dai più basilari
principi olimpici. La storiografia tradizionale
successiva al Campionato di Prima
Categoria 1914-15, al contrario, ha sempre
tentato di giustificare la presunta assegnazione
d'ufficio del titolo di "Campione d'Italia
1914-15" al Genoa sulla base di censurabili
considerazioni a carattere discriminatorio,
antisportivo e aprioristico, finalizzate
ad enfatizzare oltremisura il divario tecnico
sussistente tra i club del Nord ed i club del
Centro-Sud. Tale forzatura è stata attuata e
reiterata strumentalizzando le "posizioni
dominanti" su cui in passato hanno potuto
contare le società settentrionali a livello politico,
istituzionale e mediatico».