coronavirus

Aperto da paolo71, 21 Feb 2020, 13:07

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purple zack

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http://www.epicentro.iss.it/influenza/stagione-in-corso

127 morti al giorno di influenza questa settimana

la pandemia

Baldrick

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Citazione di: purple zack il 23 Feb 2020, 22:31
http://www.epicentro.iss.it/influenza/stagione-in-corso

127 morti al giorno di influenza questa settimana

la pandemia
però impariamo a leggere, su

NiHaoLazio

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Citazione di: giovannidef il 23 Feb 2020, 11:22
uno spettacolo vero
gli italiani sono impagabili, entrano non rispettando un blocco ma con profondo senso civico si fanno le quarantene faidate, tutti epidemiologhi immagino
pensa quanti soldi buttano nella sanità pubblica con i sistemi di protezione quando bastava chiudersi in una stanza
comunque le chiacchiere stanno a zero, se il virus oggi è in italia il merito è di qualcuno che ha pensato di essere furbo e forse era italiano

Eeeh signora mia...certo che sti cinesi di Tokyo a forza de mangiá i pipistrelli vivi ne stanno a fa de danni...

NiHaoLazio

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"Paghiamo il fatto di non aver messo in quarantena da subito gli sbarcati dalla Cina. Abbiamo chiuso i voli, una decisione che non ha base scientifica, e questo non ci ha permesso di tracciare gli arrivi, perché a quel punto si è potuto fare scalo e arrivare da altre località", ha detto oggi il professor Walter Ricciardi, membro del consiglio esecutivo dell'Oms, intervistato da La Stampa.

Il cuore del problema nel limitare la diffusione dei casi è tutto qui.
Altro poi è questa correlazione tra ospedali e contagi.
Oltre agli ospedali di Codogno e Schiavonia abbiamo casi di decessi di persone già ospedalizzate. E leggo ora di un dermatologo di un ospedale di Milano positivo.
Probabilmente è anche in questi posti, dove naturalmente confluiscono tutti i malati, che andrebbe fatto qualcosa di più a livello di prevenzione?

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Vincelor

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Quindi la posizione di Burioni non era campata in aria o dettata da protagonismo mediatico

NiHaoLazio

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Burioni parla ESCLUSIVAMENTE per protagonismo mediatico, secondo me.


Vincelor

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Può darsi, ma se ho capito bene Ricciardi dell'OMS sostiene una tesi simile

UnDodicesimo

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Per arrivare da altre località senza che lo si sappia giunti a destinazione, bisogna pianificare la cosa, quindi a quel punto c'è la responsabilità personale di chi lo fa.

Se fai semplicemente transito, l'aeroporto di origine è scritto sul tagliando del bagaglio.

Il che non vuol dire che bloccare i voli sia stata una genialata, semplicemente non è certo il fatto che si sta pagando.

Semmai il problema comincia dal dove e come ci si è persi i primi infettati.

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NiHaoLazio

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Citazione di: Vincelor il 24 Feb 2020, 03:37
Può darsi, ma se ho capito bene Ricciardi dell'OMS sostiene una tesi simile

Assolutamente si.
Quello che da (a me) fastidio di Burioni è la spettacolarizzazione che sta facendo di un problema serio.
Vedi ad esempio la polemica con la collega Del Sacco (la chiama "signora" perché ha preferito evitare un "diverso epiteto che gli frullava per le mani"). I continui tweets polemici contro tutti e tutto,etc.
Tratta la cosa come se si trovasse sempre nel salotto della d'urso.
Non è il momento di show o teatrini o gara a chi ce l'ha più lungo.

giovannidef

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Se pensi che  buttandola in [...]lla ti aiuta, continua
Ma ti consiglio di fare la quarantena faidate in partenza perché eviti di diventare vettore, farla all'arrivo serve a poco, perché se sei infetto il danno lo hai già fatto
Poi ricorda che per marzo l'infezione in Italia potrebbe aver pure superato il livello di alcune regioni cinesi e se DEVI  rientrare in Cina puoi fare tutti gli scali che vuoi, è il passaporto che ti frega

phenix

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Burioni fa di tutto per candidarsi a prossimo ministro della salute (del governo Salvini?). Ciò non significa che non possa avere ragione (e secondo me ne ha quasi sempre solo quando difende posizioni ovvie). Lo spettacolino del reality dei virologi è comunque una rappresentazione perfetta di come funziona l'informazione di questi tempi.

NiHaoLazio

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Citazione di: giovannidef il 24 Feb 2020, 08:31
Se pensi che  buttandola in [...]lla ti aiuta, continua
Ma ti consiglio di fare la quarantena faidate in partenza perché eviti di diventare vettore, farla all'arrivo serve a poco, perché se sei infetto il danno lo hai già fatto
Poi ricorda che per marzo l'infezione in Italia potrebbe aver pure superato il livello di alcune regioni cinesi e se DEVI  rientrare in Cina puoi fare tutti gli scali che vuoi, è il passaporto che ti frega

ah giová...ma se può sapé che vuoi?
continui a scrivere a vanvera dimostrando che parli di cose che non conosci e queste tue 4 righe di strafalcioni ne sono l'ennesima prova.
vieni a scoprire oggi che c'è gente che per lavoro passa più tempo in aereo che a casa e quando te lo faccio notare, mi rispondi "prendetevi le ferie".
trattarti con sarcasmo e sufficienza me pare il minimo.

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vaz

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intanto primi trials in corso su pazienti. trattamento con plasma di pazienti guariti da Covid-19.
Ci sono anche test con degli antivirali già usati nella profilassi per HIV

Gio

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Burioni all'inizio era molto pacato, poi gli hanno dato del fascista e si è incazzato.
Col senno di poi, ed alla luce delle decisioni prese da governo e regioni negli ultimi giorni, la sua posizione appare più ragionevole. Non ha senso fare poco per un mese e, poi, chiudere l'Italia per i primi 100 casi (che derivano dall'aver fatto poco il mese precedente).

Riccardi, poi, io l'ho sentito dalla Annunziata ed ha detto molto di più di Burioni. Ha detto che l'Italia, nella gestione dell'emergenza, ha avuto (ed ha) un problema di governance, perchè la questione andrebbe governata centralmente e non regione per regione.  E' passata un po' in cavalleria, ma la critica era molto chiara.

vaz

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il problema è che non si sa niente del p0.
quindi in Italia qualcosa di strano è successo.

Davy_Jones

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Citazione di: vaz il 24 Feb 2020, 09:32
il problema è che non si sa niente del p0.
quindi in Italia qualcosa di strano è successo.

È successo che se lo sono perso. Questo ha creato il panico nelle cosiddette autorità, che stanno reagendo in modo assurdo. Come pensano di riportare le cose alla normalità con il numero di casi che puòSolo aumentare nel prevedibile futuro lo sanno solo loro.

Ieri mattina la pediatra della scuola delle mie figlie (chiusa) ha mandato un messaggio molto ragionevole e tranquillizzante alle famiglie, il contrario di quello che ha fatto fino a ieri sera il governo.

Lavoro in un centro di ricerca di tumori. Un collega mi ha detto che secondo lui il panico del governo è motivato dal fatto che temono che la cosa arrivi a Roma, città in cui sanno di non poter contenere la trasmissione. Sempre lui mi ha detto: c'è un indicatore chiaro di quando un governo ha sbagliato tutta la gestione di una crisi sanitaria ed è quando la gente assalta farmacie e supermercati. Secondo me ha assolutamente ragione. Per inciso nessuno capisce esattamente la posizione di burioni.

Rorschach

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Perdonate l'ingenuità: ma con 200 casi accertati ha ancora un senso cercare il paziente zero (che zero non è, sarebbe semplicemente il primo su suolo italiano)?

vaz

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Citazione di: Davy_Jones il 24 Feb 2020, 09:48
È successo che se lo sono perso. Questo ha creato il panico nelle cosiddette autorità, che stanno reagendo in modo assurdo. Come pensano di riportare le cose alla normalità con il numero di casi che puòSolo aumentare nel prevedibile futuro lo sanno solo loro.

Ieri mattina la pediatra della scuola delle mie figlie (chiusa) ha mandato un messaggio molto ragionevole e tranquillizzante alle famiglie, il contrario di quello che ha fatto fino a ieri sera il governo.

Lavoro in un centro di ricerca di tumori. Un collega mi ha detto che secondo lui il panico del governo è motivato dal fatto che temono che la cosa arrivi a Roma, città in cui sanno di non poter contenere la trasmissione. Sempre lui mi ha detto: c'è un indicatore chiaro di quando un governo ha sbagliato tutta la gestione di una crisi sanitaria ed è quando la gente assalta farmacie e supermercati. Secondo me ha assolutamente ragione. Per inciso nessuno capisce esattamente la posizione di burioni.

sono d'accordo su quasi tutto. unica cosa è che secondo me il p0 è qualcuno che ha fatto qualche cacata e si è tenuto il cecio in bocca (non mi sorprenderei se fosse qualcuno che lavora in sanità).

sul resto, come si fa a non essere d'accordo con te: su Roma è questione di tempo, siamo in fase esponenziale e si dovrà aspettare plateau, ragionevolmente 3/4 mesi.

su burioni (che ho difeso in passato, anche qui sopra), secondo me sta sbagliando ed è uno dei responsabili di questo clima da peste medievale.

Citazione di: Rorschach il 24 Feb 2020, 09:54
Perdonate l'ingenuità: ma con 200 casi accertati ha ancora un senso cercare il paziente zero (che zero non è, sarebbe semplicemente il primo su suolo italiano)?

si, perché devi capire esattamente dove si è originato il focolaio, per contenerlo. così, potenzialmente, hai una falla.

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NiHaoLazio

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secondo me siamo, in Italia, alla seconda generazione di contagiati.
Gente che ha contratto il virus da chi è arrivato in Italia un mese fa (turisti, stagisti di rientro etc.) e che ha portato il virus ma non è mai stata controllata o che ha ritenuto di avere una brutta influenza e basta.
Un mese fa il coronavirus era un problema di quegli zozzoni dei cinesi e basta.
Ora che invece vengono fatti più test anche in Italia, escono fuori anche qui i casi di coronavirus.
Cercare i vari pazienti 0 ora credo sia importante ma si è in una fase, più avanzata e più problematica, di contenimento dell'espansione.
Questa infatti comporta tutta una serie di misure (quarantene, isolamento di aree più estese, cancellazioni di tutte le manifestazioni che comportano assembramenti etc.) più complicate da mettere in pratica.

I trials con antivirali per la profilassi dell'HIV con l'aggiunta di antimalarici vengono utilizzati in Cina dai primi giorni dell'epidemi. E sembra siano abbastanza efficaci.
Da qualche settimana viene anche utilizzato il plasma dei pazienti guariti.
Qui ne parlano come di un rimedio molto efficace, ma su questo, conoscendo i cinesi, andrei abbastanza cauto.

genesis

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https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_febbraio_24/coronavirus-l-intettivologo-galli-l-epidemia-partita-un-ospedale-ecco-perche-tanti-casi-italia-6300825a-567d-11ea-b447-d9646dbdb12a.shtml

Perché proprio in Italia tanti casi di Covid-2019? Anche in altre nazioni europee ci sono stati casi ma non un contagio così esteso.
«Non è affatto detto che in altri Paesi non possa capitare la stessa cosa» risponde Massimo Galli, ordinario di Malattie infettive all'Università degli Studi di Milano e primario del reparto di Malattie infettive III dell'Ospedale Sacco di Milano. «Da noi si è verificata la situazione più sfortunata possibile, cioè l'innescarsi di un'epidemia nel contesto di un ospedale, come accadde per la Mers a Seul nel 2015. Purtroppo, in questi casi, un ospedale si può trasformare in uno spaventoso amplificatore del contagio se la malattia viene portata da un paziente per il quale non appare un rischio correlato: il contatto con altri pazienti con la medesima patologia oppure la provenienza da un Paese significativamente interessato dall'infezione. Chi è andato all'ospedale di Codogno non era stato in Cina e, fra l'altro, la persona proveniente da Shanghai che a posteriori si era ipotizzato potesse averla contagiata è stato appurato non aver contratto l'infezione. Non sappiamo quindi ancora chi ha portato nell'area di Codogno il coronavirus, però il primo caso clinicamente impegnativo di Covid-19 è stato trattato senza le precauzioni del caso perché interpretato come altra patologia».

Che cosa è accaduto dopo l'entrata del virus nell'ospedale di Codogno?
«L'epidemia ospedaliera implica una serie di casi secondari e terziari, e forse anche quaternari. Dobbiamo capire ora bene come si è diffusa l'infezione e come si diffonderà. Che poi la trasmissione sia avvenuta inizialmente davvero in un bar o in un altro luogo andrà verificato quando avremo a disposizione una catena epidemiologica corretta. Quello che si può dire di sicuro è che queste infezioni sono veicolate più facilmente nei locali chiusi e per contatti relativamente ravvicinati, sotto i due metri di distanza».


In che modo si può pensare sia penetrato il virus in Italia: quali «strade» ha percorso?
«È verosimile che qualcuno, arrivato in una fase ancora di incubazione, abbia sviluppato l'infezione quando era già nel nostro Paese con un quadro clinico senza sintomi o con sintomi molto lievi, che gli hanno consentito di condurre la sua vita più o meno normalmente e ha così potuto infettare del tutto inconsapevolmente una serie di persone. Se l'avessimo fermato alla frontiera avremmo anche potuto non renderci conto della sua situazione. D'altro canto in Francia un cittadino britannico proveniente da Singapore ha infettato diverse persone pur arrivando da una zona non considerata ad alto rischio».

Perché tutti questi casi proprio in Lombardia e in Veneto e non altrove?
«Probabilmente perché Lombardia e Veneto sono le regioni in cui sono più intensi gli scambi con la Cina per ragioni economiche e commerciale, e in cui c'è inoltre un'importante presenza di cittadini cinesi. Non è detto che il primo a portare il virus in Italia sia stato un cinese, potrebbe essere stato anche un uomo d'affari italiano di ritorno da quel Paese».

Stupisce che l'epidemia sia esplosa in una cittadina di provincia. Non era più logico che accadesse da subito in una grande città, dove gli scambi sono più numerosi?
«Tutto il territorio intorno a Milano costituisce una grande area metropolitana, che vive in modo simbiotico. Moltissimi sono coloro che si spostano da un capo all'altro di questa zona. Un'epidemia come quella di Codogno sarebbe stata possibile anche altrove. Possiamo sperare che, dopo quanto accaduto, in qualsiasi Pronto soccorso d'Italia chiunque arrivi con certi sintomi sia trattato con un'attenzione specifica».

Possiamo aspettarci che con l'arrivo della stagione calda i casi diminuiscano?
«Mi auguro di sì ma per un virus nuovo non ci possono essere certezze. In Cina, nel 2002-2003, la Sars è scomparsa verso giugno-luglio. È però difficile dire se sia accaduto per l'arrivo del caldo, per la riduzione delle aggregazioni in luoghi chiusi o per gli interventi messi in atto. Anche le analogie con le epidemie influenzali sono possibili soltanto fino a un certo punto perché alcune di esse non si sono attenute in modo rigoroso all'andamento stagionale».

Perché si insiste tanto sull'importanza della diffusione di un test per gli anticorpi? Non basta la ricerca diretta del virus?
«Il riscontro diretto del virus da un secreto corporeo è fondamentale per identificare le persone che hanno l'agente patogeno in quel momento e quindi possono diffonderlo e potrebbero aver bisogno di cure. La ricerca degli anticorpi serve invece a dirci se si è già venuti in contatto con il virus, ed è utile, per esempio, in casi come quelli dell'ipotetico "paziente zero" di Codogno per stabilire se poteva essere davvero tale, oppure per condurre studi epidemiologici a posteriori, che fanno capire quante persone si sono infettate e non ce ne siamo accorti, oppure per l'identificazione di ambiti di particolare rischio. Questo coronavirus è nuovo e quindi il kit per la determinazione degli anticorpi non poteva ovviamente essere trovato in commercio, il suo allestimento è stato possibile grazie all'isolamento del virus».

Qual è la reale letalità di questa infezione. Si parlava all'inizio del 2%. È confermata?
«Per adesso, se dobbiamo parlare in base ai dati relativi alla provincia di Hubei, in Cina, la letalità è del 3,8%, lievemente salita rispetto all'inizio perché tiene conto dei decessi avvenuti successivamente. La letalità è più bassa se si considerano i casi fuori della Cina perché ci sono stati meno morti. È comunque più alta fra gli ultrasessantacinquenni, perché hanno un fisico meno idoneo a combattere l'infezione».

Qual è il momento in cui un malato è più contagioso?
«Nella Sars la massima diffusione del virus si verificava svariati giorni dopo l'inizio dei sintomi respiratori. Speriamo che sia così anche per questo virus, ci sono elementi che ce lo possono far supporre».

Che armi abbiamo contro Covid-19?
«Per curare i malati abbiamo possibilità solo di tipo sperimentale in uso "compassionevole", cioè non all'interno di uno studio controllato, bensì in utilizzo diretto per vedere se la cura funziona. In questo modo, però avremo poche informazioni sull'efficacia o meno della terapia perché se il decorso dovesse essere infausto non potremo dire in assoluto che il farmaco non funziona, se invece fosse buono non potremmo essere sicuri che sia per merito del farmaco. Allo stato attuale si ragiona sul ricorso all'associazione Lopinavir/Ritonavir a lungo utilizzato contro l'Hiv, però non abbiamo prove con studi in vivo che funzioni davvero anche su questo coronavirus. Un'altra opzione presa in considerazione è il Remdesivir. La prima soluzione è un inibitore delle proteasi, agisce cioè verso un enzima che assembla le proteine virali, una sorta di "sarto". Il secondo farmaco agisce invece inserisce una "tesserina" sbagliata nella catena dell'Rna del virus in modo che non possa più replicarsi».

Ci sarà un vaccino? E se sì quando?
«Il precedente dell'Hiv, per il quale stiamo ancora aspettando il vaccino dovrebbe indurre a prudenza nelle previsioni. Tuttavia l'Hiv è un virus molto diverso da questo coronavirus, che ha invece caratteristiche tali da farci pensare che si potrebbe disporre di un vaccino in tempi non lunghissimi. Vale la pena fare due annotazioni per comprendere però in quale terreno ci si muove. La prima è che siamo ancora solo ai primi passi sperimentali per il vaccino contro la Mers, che pure circola dal 2012 in una nazione ricca come l'Arabia Saudita. Una seconda considerazione è che per la Sars l'interesse a realizzare un vaccino c'è stato ma è subito scemato perché la malattia è sparita in fretta. Nel caso di Covid -19 l'infezione sta interessando tutto il mondo e quindi lo sforzo della ricerca è molto più robusto e diffuso. Va infine ricordato che nella produzione di un vaccino entrano tante variabili che rendono difficile fare previsioni. Sarebbe più facile realizzare un vaccino per un virus pandemico influenzale perché le modalità di produzione per quel tipo di vaccino sono ampiamente sperimentate. Intanto sarebbe opportuno imparare a vaccinarci contro l'influenza. I dati di adesione, anche fra gli ultrasessantacinquenni sono ancora troppo bassi».

Che cosa fare ora, come comportarsi come singoli cittadini?
«Condurre la propria vita normalmente attendendo disposizioni da par

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