I primi due che mi sono capitati, ma ne ho altri eh.
Lazio, i peccati di superbia di Lotito
e la spiegazione vera dell'addio a Rossi
di Vincenzo Cerracchio
ROMA (26 ottobre) - Negli ultimi decenni la Lazio non aveva mai giocato una partita tirando in porta una sola volta. Va detto a beneficio di Ballardini che, alla vigilia, si chiedeva cosa avesse mai fatto d'importante la squadra biancoceleste nei due anni precedenti: un'ineleganza, chiamiamola così, nei confronti del suo predecessore. O superbia, chissà.
Non dilunghiamoci: questa Lazio non ha gioco, non ha schemi, non ha personalità, non ha intelligenza, non ha tranquillità. Conta quasi più espulsi che gol segnati, per via di una rabbia sorda, di un nervosismo montante, di un'insoddisfazione sempre latente. Non è una squadra, la Lazio. Non ne ha i connotati: palla a Zarate e spera in Dio. Anche se c'è qualcuno che obietterà che col Villarreal solo giovedì scorso aveva vinto in dieci: sul come ci sia riuscita ciascuno si dia una risposta, ricordando l'assoluto predominio territoriale degli spagnoli e il gol a tu per tu con Bizzarri sprecato da Senna un minuto prima del sigillo di Rocchi.
Non c'è stata una partita (tranne forse il primo tempo con la Juventus e un quarto d'ora fra Palermo e Samp) in cui la Lazio abbia messo in mostra organizzazione. Del resto non vince in campionato da agosto. Solo una sarabanda di moduli, con gli stessi uomini a ruotare in posizioni diverse, anche nel corso della stessa contesa. Un balletto grottesco, figlio della scriteriata conduzione della campagna acquisti da parte di Lotito e dei suoi costosi intermediari e della prona sudditanza dell'allenatore, che per mesi ha chiamato scelta tecnica l'esclusione assurdamente punitiva, fra gli altri, di Pandev, Ledesma, Firmani, Stendardo e Manfredini. Giocatori che sarebbero stati utilissimi per dare almeno il cambio a colleghi in chiaro affanno.
Gravissimo che l'allenatore abbia affermato, dopo la figuraccia di ieri, che nessuno di questi a Bari avrebbe potuto mutare il corso del match. Perché questo vuol dire, senza mezzi termini, che la Lazio non ha l'organico minimo per giocare su tre fronti. Così fosse davvero, d'ora in avanti si dovrebbe puntare soltanto alla salvezza. Pensate davvero che per un principio, peraltro probabilmente perdente (aspettiamo le decisioni del Collegio arbitrale), un presidente e un allenatore possano mettere a repentaglio il bene comune, il patrimonio calcistico di una tifoseria? No, da oggi non si scherza più. Niente più giustificazioni e penosi show davanti alle telecamere. Se la Lazio non farà almeno quattro punti fra mercoledì e domenica, contro Cagliari e Siena, diventate dirette concorrenti per evitare la B, servirà un allenatore che non accetti più supinamente questo sconfortante andazzo.
Qualcuno, nel frattempo, si sarà reso conto di cosa accadde davvero quando Lotito si liberò di Delio Rossi. Serviti tutti coloro che sostenevano che il vincitore della Coppa Italia volesse andarsene per denaro, avendo alle spalle club tentatori. Rossi aveva semplicemente chiesto di cambiare la squadra, liberarsi della zavorra e dei capipopolo d'accatto, e intervenire sul mercato con gli innesti opportuni. Bisognava spendere in modo intelligente i soldi della Lazio. Il presidente ha preferito liberarsi del suggeritore. Ora il proscenio è tutto suo.
La mia (sempre che sia meritevole di essere considerata anch'essa VERA):
Rossi venne cacciato per le 18 sconfitte stagionali. Le stesse del Lecce retrocesso.
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Salvate la Lazio
di VINCENZO CERRACCHIO
ROMA - La Lazio non ha un gioco. Lo vediamo sul campo e ce lo dicono i numeri. Leggiamo alla voce "statistiche serie A": gol fatti 8, posizione in classifica penultima; contrasti vinti 135, posizione in classifica penultima; espulsioni 4, prima in classifica in questo caso. Tiri in porta di Zarate 51 (2 gol), tiri in porta del secondo in graduatoria, Rocchi, 14 (1 gol). Vi è mai capitato di leggere uno specchietto più puntuale, veritiero, incontrovertibile?
Ci dice, nell'ordine, che la Lazio non segna più, che è molle e insicura, che è perfino un po' isterica. Che ha un solo tiratore apprezzabile, sia pure quest'anno a mira sbilenca. Che rischi seriamente la B non lo possono ancora dire le statistiche ma lo diciamo noi. Senza problemi. Nonostante - sarà lesa maestà? - la Supercoppa di Pechino ancora sfavillante nella teca. Semplicemente perché nel campionato italiano non abbiamo mai visto salvarsi una squadra molle e nervosa, che non fa gol e punta su un solo giocatore. Che ha una media età da circolo degli amici. E un'altissima percentuale di errore personale sia in porta, che in difesa, che in attacco.
A quanti, per amor di polemica, ancora sostengono che essere Laziotta è un destino, che loro sì hanno patito gli anni '50 e i '60, e gli andirivieni dalla B, e i presidenti squattrinati, e il calcioscommesse e gli spareggi per la C, e che questa, al confronto, è una squadra che luccica, ricorderemo soltanto che allora c'erano 16 squadre (e le grandi del Nord al completo) e ora ce ne sono 20: cosicché retrocedere significa oggi averne davanti diciassette, compreso un ampio numero di provinciali. E che la Lazio vanta invece il sesto introito tv, più abbonati della Roma e una rosa che le permetterebbe di schierare due squadre con relative panchine. Vogliamo cominciare a parlare di presuntuosa gestione? O può apparire prematuro e irriverente?
Bene. E' probabilmente inutile fare il riassunto delle puntate precedenti, dalla cacciata di Delio Rossi in avanti. Vedere al manuale: "Come rompere il giocattolo". Sfacelo sotto gli occhi di tutti. Anche di Lotito che, forse temendo qualche uscita alla Matuzalem o alla Lichtsteiner ("Ridateci i colleghi epurati"), ha fatto proclamare uno straordinario silenzio stampa. Quello ordinario, cioè Zarate non dice, Cruz non se la sente, Brocchi deve prendere i figli a scuola, Ballardini è contento della squadra e Tare ha una squadra fortissima, per ora è stato abolito. Del resto nell'apposita classifica dei silenziosi la Lazio è finalmente in testa: prima per distacco nell'ultimo quinquennio, unica in questo campionato. Si prega di non disturbare, sperando che il manovratore manovri.
Soluzioni a breve? Far giocare Pandev per tirare più in porta e fare gol (il macedone è andato in doppia cifra nelle ultime tre stagioni ed è stato il capocannoniere della coppa Italia vinta), nonché per dare a Zarate un partner in grado di restituirgli il passaggio. Far giocare Ledesma e Firmani per recuperare qualche pallone e magari usarlo. Dite che sono scelte tecniche azzardate? Che Ballardini ci stupirà diversamente? Aspettiamo. Fra le soluzioni a breve c'è anche il cambio di allenatore. Casomai gli avversari non si lasciassero stupire.
Soluzioni alla lunga? Spendere dei soldi per ingaggiare a gennaio un numero congruo di giocatori bravi, compresi quelli promessi per luglio-agosto scorsi. Come dite? Impossibile perché Zarate è costato malauguratamente 20 milioni anziché 8, tutti in diritti tv anticipati? E meno male che aveva la clausola rescissoria personale...? Beh, esistono gli aumenti di capitale. Il portafogli personale. I buoni rapporti che ti permettono di cedere i giocatori in esubero. Esistono le strategie minime e i progetti essenziali. Perché una squadra si edifica esattamente come uno stadio: dalle fondamenta e su terreno solido.
Ballardini è stato un allenatore pessimo, siamo tutti daccordo, ma gli articoli e i concetti sono sempre gli stessi, guardano sempre un asticella un pelo più alta della situazione del momento. Il bacino d'utenza, il mercato, ecc..ecc..