Giornalisti che parlano di Lazio....

Aperto da gentlemen, 30 Apr 2014, 19:04

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Nesta idolo

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Radu è stato fotografato mentre faceva i cori sotto la curva, un fermo immagine dove il braccio è naturalmente in quella posizione, per lui (e repubblica) sarebbe un saluto romano? what?
La stupidità e la malafede di questi individui, in poche parole.

biko

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Niente...ci ho provato...ho risposto al bocconetti, per qualche Twitt ha retto...non l'ho mai offeso sottolineando che la faziosità è il colmo per un giornalista, ha provocato divagando e alla fine mi ha bloccato.
Un giornalista che non regge un contraddittorio civile...che giornalista è? 🤪

Torakiki

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Rega' è un poveraccio che non si fila nessuno, nemmeno i suoi. La cosa migliore che si può fare nel caso specifico è ignorarlo.

mr_steed

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https://www.sololalazio.it/2020/06/09/jacobelli-lotito-merita-rispetto-complimenti-alla-lazio-per-la-stagione/

Il direttore di Tuttosport Xavier Jacobelli è intervenuto ai microfoni di Radio Incontro Olympia per parlare della ripresa, delle scelte del Consiglio Federale e di Lazio: "Ieri il consiglio ha preso la sua decisione, gli appassionati sono contenti di questo e dobbiamo pensare solo alla ripartenza. Credo che adesso la cosa più importante sia che i giochi di palazzo passino in secondo piano, qui c'è lo sport che deve ripartire. I numeri ci dicono che, mai come ora, è fondamentale riprendere a giocare.

Quarantena?
Bisognerebbe chiedere al comitato tecnico scientifico del Governo, in Germania hanno dimostrato che quando si è pragmatici e si vuole ripartire, si riparte.

Ipotesi play-off e play-out?
Bisogna ricordare che questa è una situazione senza precedenti. Non capisco perché prefigurare scenari B o C, serve pensare alla ripartenza. La cosa importante comunque è che decida il campo le posizioni delle squadre.

Tifosi allo stadio?
Ci sarà una prassi da seguire, dobbiamo abituarci a convivere con il virus. Questo non significa che gli stadi non debbano più riaprire. Sono sicuro che a mano a mano, quando la situazione migliorerà, si penserà a riaprire, che sia a luglio o per la prossima stagione. Soprattutto perché i numeri ad oggi sono incoraggianti. Agnelli disse che non gli interessava vincere lo scudetto a tavolino e la trovo una scelta corretta. Discorso diverso per la Champions, che verrà sicuramente portata a termine. Come è giusto che sia, se la pandemia lo consente. Così come ripartiranno Formula 1 o Moto GP.

Atalanta-Lazio?
Prima i bergamaschi avranno il recupero di campionato e credo sia importante quella sfida. Ci dobbiamo aspettare un nuovo campionato e ovviamente sarà decisiva la preparazione sostenuta in queste settimane. Oggi non abbiamo elementi di valutazione per fare previsioni sulla partita. I 5 cambi non è detto che agevolino qualcuno, non credo che ci sarà una sistematica quinta sostituzione. Dipenderà da molti fattori, infortuni compresi.
Nella lotta per il titolo, già dalla gara contro la Sampdoria, vedremo che ruolo avrà l'Inter come terzo incomodo. Ci saranno forti motivazioni, anche da parte delle squadre in lotta per la salvezza. Ci sono situazioni particolari, come quella di Lautaro Martinez, e bisogna vedere quanto inciderà anche il fattore mercato.

Scadenza dei contratti?
Credo sia solo una questione di tempistiche, la soluzione è molto logica: prorogarli fino al termine della stagione in corso. Come Kuluvseski che terminerà la stagione con il Parma.

In merito all'operato di Lotito, parlo a nome di TuttoSport: merita stima e rispetto per quello che ha fatto da quando ha preso la Lazio fino ad oggi. La stagione della Lazio premia il lavoro di Inzaghi, della squadra, ma anche dell'intero staff e di Tare che a mio avviso è importantissimo. La Lazio è una società con i conti in regola, con grandi giocatori e pensa al futuro, anche con i rinnovi di contratto. La strada intrapresa da Lotito con Tare e la guida di Inzaghi, di cui colpisce molto il vero attaccamento alla maglia, è un circolo virtuoso che ha la voglia ed il diritto di continuare: l'approdo in Champions League fa fare un grande salto.

Mercato?
Mi aspetto degli scambi. Post-coronavirus sarà un mercato ridimensionato. La società di Pallotta vive un momento delicato, anche con il bilancio, quindi se non dovessero migliorare le cose, imporrà delle cessioni".

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Adler Nest

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Citazione di: mr_steed il 09 Giu 2020, 16:25
https://www.sololalazio.it/2020/06/09/jacobelli-lotito-merita-rispetto-complimenti-alla-lazio-per-la-stagione/

Il direttore di Tuttosport Xavier Jacobelli è intervenuto ai microfoni di Radio Incontro Olympia per parlare della ripresa, delle scelte del Consiglio Federale e di Lazio: "Ieri il consiglio ha preso la sua decisione, gli appassionati sono contenti di questo e dobbiamo pensare solo alla ripartenza. Credo che adesso la cosa più importante sia che i giochi di palazzo passino in secondo piano, qui c'è lo sport che deve ripartire. I numeri ci dicono che, mai come ora, è fondamentale riprendere a giocare.

Quarantena?
Bisognerebbe chiedere al comitato tecnico scientifico del Governo, in Germania hanno dimostrato che quando si è pragmatici e si vuole ripartire, si riparte.

Ipotesi play-off e play-out?
Bisogna ricordare che questa è una situazione senza precedenti. Non capisco perché prefigurare scenari B o C, serve pensare alla ripartenza. La cosa importante comunque è che decida il campo le posizioni delle squadre.

Tifosi allo stadio?
Ci sarà una prassi da seguire, dobbiamo abituarci a convivere con il virus. Questo non significa che gli stadi non debbano più riaprire. Sono sicuro che a mano a mano, quando la situazione migliorerà, si penserà a riaprire, che sia a luglio o per la prossima stagione. Soprattutto perché i numeri ad oggi sono incoraggianti. Agnelli disse che non gli interessava vincere lo scudetto a tavolino e la trovo una scelta corretta. Discorso diverso per la Champions, che verrà sicuramente portata a termine. Come è giusto che sia, se la pandemia lo consente. Così come ripartiranno Formula 1 o Moto GP.

Atalanta-Lazio?
Prima i bergamaschi avranno il recupero di campionato e credo sia importante quella sfida. Ci dobbiamo aspettare un nuovo campionato e ovviamente sarà decisiva la preparazione sostenuta in queste settimane. Oggi non abbiamo elementi di valutazione per fare previsioni sulla partita. I 5 cambi non è detto che agevolino qualcuno, non credo che ci sarà una sistematica quinta sostituzione. Dipenderà da molti fattori, infortuni compresi.
Nella lotta per il titolo, già dalla gara contro la Sampdoria, vedremo che ruolo avrà l'Inter come terzo incomodo. Ci saranno forti motivazioni, anche da parte delle squadre in lotta per la salvezza. Ci sono situazioni particolari, come quella di Lautaro Martinez, e bisogna vedere quanto inciderà anche il fattore mercato.

Scadenza dei contratti?
Credo sia solo una questione di tempistiche, la soluzione è molto logica: prorogarli fino al termine della stagione in corso. Come Kuluvseski che terminerà la stagione con il Parma.

In merito all'operato di Lotito, parlo a nome di TuttoSport: merita stima e rispetto per quello che ha fatto da quando ha preso la Lazio fino ad oggi. La stagione della Lazio premia il lavoro di Inzaghi, della squadra, ma anche dell'intero staff e di Tare che a mio avviso è importantissimo. La Lazio è una società con i conti in regola, con grandi giocatori e pensa al futuro, anche con i rinnovi di contratto. La strada intrapresa da Lotito con Tare e la guida di Inzaghi, di cui colpisce molto il vero attaccamento alla maglia, è un circolo virtuoso che ha la voglia ed il diritto di continuare: l'approdo in Champions League fa fare un grande salto.

Mercato?
Mi aspetto degli scambi. Post-coronavirus sarà un mercato ridimensionato. La società di Pallotta vive un momento delicato, anche con il bilancio, quindi se non dovessero migliorare le cose, imporrà delle cessioni".

sono commosso.
Non ero più abituato.

zorba

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Citazione di: simcar il 09 Giu 2020, 08:47
Intanto oggi Abbate ci fa sapere che:

Sergej a Roma (ha comprato diverse case, un suo business) ha messo radici, ama la Lazio, ma il suo futuro non ha questi colori così nitidi.

Invece il suo (di Abbate) ha un unico colore e nitidissimo (oltre che puzzolente...).

Primus_Pilus

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oggi su rai sport sono riusciti a trasmettere l'unica partita persa da mesi, napoli Lazio di CI

italicbold

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Citazione di: Primus_Pilus il 09 Giu 2020, 17:10
oggi su rai sport sono riusciti a trasmettere l'unica partita persa da mesi, napoli Lazio di CI

Si, ma in questo caso c'é una ragione.
Hanno solo i diritti della coppa Italia. Possono mandare in onda solo quelle.


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turco

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Oggi a radiosei abbate (spalleggiato da baldini) ha fatto capire che si possono fare servizi sulla Lazio anche stando in vacanza a Messina.
Basta un telefono e il corvo di Formello...

carib

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Citazione di: turco il 09 Giu 2020, 17:44
Oggi a xxx ha fatto capire che si possono fare servizi sulla Lazio anche stando in vacanza a Messina.
Basta un telefono e il corvo di Formello...
un classico di certo giornalismo da macchina del fango, ci si para le spalle per poter inventare qualsiasi cosa

Adler Nest

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Vi propongo Lotito vs Cairo del nostro prode Stramacci
https://youtu.be/tX6UUXgqyDM

COLDILANA61

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Citazione di: Adler Nest il 09 Giu 2020, 16:34
sono commosso.
Non ero più abituato.

La sviolinata serve per far capire quale e' la posizione Agnelli e rube .

Se l'inter avesse un giornale sarebbe uguale .

I Complimenti li voglio alla fine , Considerazione all'inizio , Imparzialita' durante .

Tutto il resto e' amici/nemici quando e come fa comodo .

Parlando di Stampa .

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sharp

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Citazione di: mr_steed il 09 Giu 2020, 16:25
https://www.sololalazio.it/2020/06/09/jacobelli-lotito-merita-rispetto-complimenti-alla-lazio-per-la-stagione/

............................

confesso di non leggere mai giornali sportivi, ma almeno nelle poche trasmissioni tv che vedevo,
quando mi capitava xavier jacobelli era uno dei pochi che parlando di Lazio non era mai prevenuto,
anzi spesso parlava bene di noi, credo sia uno dei motivi per cui sia stato allontanato dal cds,
troppo obiettivo con noie troppo poco pro riommers

zorba

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Citazione di: Primus_Pilus il 09 Giu 2020, 17:10
oggi su rai sport sono riusciti a trasmettere l'unica partita persa da mesi, napoli Lazio di CI

E nonostante tutto abbiamo potuto ammirare e constatare, proprio rivedendo quella gara, che siamo stramaledettamente e cazzutamente fortissimi!!!

:since :since :since

FeverDog

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Citazione di: Primus_Pilus il 09 Giu 2020, 17:10
oggi su rai sport sono riusciti a trasmettere l'unica partita persa da mesi, napoli Lazio di CI
La partita più sfigata dell'anno

Abbonatodal72

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Citazione di: turco il 09 Giu 2020, 17:44
Oggi a radiosei abbate (spalleggiato da baldini) ha fatto capire che si possono fare servizi sulla Lazio anche stando in vacanza a Messina.
Basta un telefono e il corvo di Formello...
Io continuo a chiedermi come a Radiosei possano continuare ad ospitare questo figuro che da prova ogni giorno di ottusità ed incompetenza

paolo71

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Citazione di: sharp il 09 Giu 2020, 19:18
confesso di non leggere mai giornali sportivi, ma almeno nelle poche trasmissioni tv che vedevo,
quando mi capitava xavier jacobelli era uno dei pochi che parlando di Lazio non era mai prevenuto,
anzi spesso parlava bene di noi, credo sia uno dei motivi per cui sia stato allontanato dal cds,
troppo obiettivo con noie troppo poco pro riommers

stravero.
Xavier è uno dei pochi nell' ambiente credibile.
Tra l'altro pure competente.

Aquila Romana

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Purtroppo siamo arrivati ad un punto tale che un giornalista onesto ed imparziale come xavier jacobelli ci appare come fosse un marziano

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PARISsn

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io penso proprio che stiamo facendo rodere il culo a tutti alla grandissima, hanno sperato con il virus di aver trovato una scappatoia ma gli ha detto male, tra poco si ricomincia e il terrore che la Lazio dai bilanci a  posto, la Lazio dei giocatori piu' forti che rinnovano senza problemi e capricci, la Lazio che  nell'ultimo anno solare ha gia' portato a casa due trofei, possa vincere il campionato non li fa ragionare....sarebbe  un calcio in culo che rimarrebbe ad imperitura memoria per chi spende e si indebita senza logica, per chi rinnova a 7 milioni giocatori di 35 anni, per chi da 30 milioni l'anno a Ronaldo, per chi valuta un Theo Fernandez 50 milioni o un Zagnolo 80, per chi vive e sopravvive di prestiti a babbo morto, la Lazio è l'esatto opposto del calcio che da 20 anni viene  imposto e che ha portato proprio la Lazio a  un passo dal fallimento per stargli dietro, il calcio che vale solo se hai una maglietta a strisce o col colore dei peperoni, perche tutto il resto non esiste o non dovrebbe esistere...perche eccalla' la Lazio, che ti scombina  i piani, che fa dire con invidia e astio a tutti....ma come ? arriviamo dietro a una squadra coi Marusic, i Patric, i Jony e  i Caicedo ?? che tutti insieme sono costati quanto da la riomma all'anno a Geko tra contratto e tasse?? ma come puo' non rodergli a tutti?? raga' io me la godo, sopratutto perche so che comunque vada non finisce qui, abbiamo fondamenta solide e quando una casa ha fondamenta solide, puoi cambia' la carta da parati o rifa' le mattonelle del bagno, ma sempre la tua bella casa solida rimane...e poi raga' non succedera' ma se succede....ci " sara' da fare sesso con tutti "....parafrasando il noto imbecille  ;)

MisterFaro

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Leggo questo, chi c'era può raccontare come sono andate le cose? Quanto è vero e quanto è un sentito dire che è aumentato nel tempo come i pesci pescati da certi pescatori?

Che tra i nostri co-tifosi ci siano, come in tutte le tifoserie, anche individui assurdi non lo scopriamo certo oggi, ma a me questo racconto appare esagerato



STORIE
Astutillo Malgioglio, il portiere che parava per i più deboli
Paolo Camedda

ROMA
Era un buon portiere, ma in carriera fu soprattutto un affidabile dodicesimo: Astutillo Malgioglio e lo Scudetto vinto aiutando i più deboli.

Sfogliando gli album di figurine, a tutti coloro che erano bambini negli anni '80 del secolo scorso, cadeva l'occhio inevitabilmente su quella di un portiere, Astutillo Malgioglio. Ad attirare la curiosità e la simpatia dei più piccoli erano quel suo nome non comune e quel viso sorridente che ispirava fiducia dietro i suoi baffi.

'Tito', il diminutivo con cui lo chiamavano i suoi compagni di squadra - anche se come un altro suo celebre collega, Luciano Bodini, ha speso gran parte della sua carriera come dodicesimo - era un buon portiere. Aveva un fisico scultoreo e tanto coraggio. Ma le sue parate più belle (i bambini questo allora non potevano saperlo) le ha fatte fuori dal campo con il suo impegno e la sua opera in favore dei meno fortunati, i ragazzi affetti da disabilità, fisica e psicologica.

La sua è una storia di straordinaria dolcezza, spesso non compresa da un mondo, quello del calcio, che gli chiedeva soltanto di pensare a neutralizzare i tiri degli avversari senza curarsi troppo dei problemi degli altri. Nato a Piacenza, il 3 maggio 1958, cresce calcisticamente nelle Giovanili del San Lazzaro, poi passa alla Cremonese e quindi al Bologna. Con gli emiliani debutta in Serie A il 22 maggio 1977. In quella gara, ultima giornata di campionato, il tecnico rossoblù Cervellati gli concede la passerella facendolo entrare in campo negli ultimi 10 minuti al posto di Franco Mancini.

Nel 1977/78 passa al Brescia, in Serie B. Con le Rondinelle gioca titolare per 5 stagioni, vive gli anni più belli della sua carriera da calciatore e scopre la sua vocazione. È la sera di Natale del 1977 e alcuni amici convincono il diciannovenne portiere piacentino, cattolico praticante, a far visita a un centro per bambini cerebrolesi. Malgioglio ci va con la sua fidanzata, Raffaella, e arriva per lui la folgorazione.

"Mi impressionò la loro emarginazione, - ha raccontato di recente a 'Il Fatto Quotidiano' - l'abbandono, il menefreghismo della gente. Fu un'emozione fortissima, un pugno nello stomaco. I miei genitori si sono sempre impegnati nel sociale e mi avevano già insegnato il rispetto e la solidarietà verso gli altri, ma quel giorno tutto mi apparve chiaro".

Quella visita cambia per sempre la vita di Astutillo. L'estremo difensore si sposa, ha una figlia, Elena, e decide di spendere una parte importante del suo tempo e dei suoi guadagni per aiutare i ragazzi meno fortunati.

"Parlai con Raffaella e decidemmo che non saremmo rimasti con le mani in mano. La vita non è solo una palla di cuoio. Ci mettemmo a studiare, acquistammo i macchinari e aprimmo a Piacenza un centro per la riabilitazione motoria dei bambini. Chiamai la palestra 'ERA 77', dalle iniziali del nome di mia figlia Elena nata nel 1977, di mia moglie Raffaella e del mio. Offrivamo terapie gratuite ai bambini disabili. Li aiutavamo a camminare, a muoversi da soli".

Porta avanti i suoi studi e si laurea in Medicina, mentre Raffaella consegue il Diploma ISEF. Nel 1980, dopo la squalifica di Zinetti, Azeglio Vicini lo vuole nell'Italia Under 21 come vice Giovanni Galli. Ma il mondo del calcio non lo capisce, e anzi, spesso lo ostacola e lo deride. Essere buoni in un mondo cinico e spietato è follemente percepito come un limite, anziché una qualità. E Malgioglio se ne accorge presto.

Al Brescia, dopo aver dato un contributo fondamentale alla promozione nel 1979/80, nella stagione 1981/82 - con i lombardi in Serie B -  quando Marino Perani subentra ad Alfredo Magni, lo mette fuori squadra, accusandolo di scarso impegno.

"Quello pensa agli handiccapati anziché parare".

Ma le cose non stanno come pensa l'ex ala del Bologna e della Nazionale.

"In tutta la carriera non ho mai saltato un allenamento. - sottolineerà Malgioglio anni dopo - Ero uno di quelli che si definiscono 'professionisti esemplari' ".

Il risultato? Il Brescia retrocede in C1. Nel 1983 'Tito' riceve la chiamata della Roma di Liedholm e accetta. Pur giocando poco, si guadagna la stima del tecnico svedese, che gli consente di usare la palestra di Trigoria per assistere i suoi ragazzi, come farà anche Eriksson dopo di lui.

"Dei due anni in giallorosso conservo ricordi splendidi. Ho avuto ottimi rapporti con tutti. La società mi è sempre venuta incontro: portavo i bambini disabili a Trigoria per la rieducazione, usavo la palestra della squadra dopo l'allenamento".

Fra i compagni il portiere piacentino lega particolarmente con il capitano Agostino Di Bartolomei.

"Aveva una sensibilità particolare. Come me parlava poco, ma aveva un cuore grande. Andavamo spesso negli ospedali a trovare i bambini ricoverati in terapia intensiva".

Da portiere di riserva vince la Coppa Italia e arriva in finale di Coppa dei Campioni. Con l'arrivo di Eriksson trova meno spazio e questo lo porta, per orgoglio, ad accettare la proposta di Gigi Simoni, che lo vuole come titolare alla Lazio nella stagione 1985/86, e a rifiutare quella del Bari in Serie A.

Quello in biancoceleste sarà però per lui l'anno più difficile della sua carriera. La squadra non brilla in Serie B, e Malgioglio e il suo impegno verso i più deboli diventano il capro espiatorio del tifo più becero. Iniziano così ad apparire in Curva Nord striscioni deprecabili e assurdi cori.

I nerazzurri puntano il centravanti del San Lorenzo, Commisso vuole relagare il centrocampista del River Plate ai suoi tifosi
"Sporco romanista, sei il primo della lista", gli urlano appena prende goal in un successo per 3-1 contro il Cagliari, ma anche: "Se stai sempre con gli handicappati, quanno ce pensi ar pallone?".

La situazione per il portiere diventa presto insostenibile e non gli viene perdonato nulla. A Tor di Quinto, il vecchio complesso in cui Tommaso Maestrelli aveva edificato lo Scudetto della Lazio nel '74, gli distruggono l'auto con mazze e bastoni, ma non viene trovato nessun responsabile.

"Fu una stagione tormentata. La squadra stentava, la società era assente e disorganizzata, i tifosi non mi lasciavano in pace. Criticavano il mio impegno fuori dal campo, insultavano la mia famiglia. Mi sono sempre chiesto il perché di tanto odio; non ho mai preteso applausi, solo un po' di rispetto".

Dopo ogni allenamento si ripete lo stesso triste rituale: contro Malgioglio vengono lanciate bottigliette, fischi e pomodori. Ma non basta. Si scagliano contro sua moglie, colei che rappresentava il suo punto di riferimento più importante, con cui condivide la stessa sensibilità verso i più deboli.

"Sei la moglie del portiere Malgioglio, vero? - le dicono al supermercato - Brutta zoccola, spiegalo a tuo marito che è una testa di c***o".

Non soddisfatti, se la prendono anche con sua figlia Elena, nel modo più becero, insultandola a scuola.

"Sei una mongoloide, come tuo padre!".

Finché si arriva alla partita contro il Vicenza, che segna il punto di non ritorno con la tifoseria biancoceleste. Il 9 marzo 1986 si gioca all'Olimpico Lazio-Vicenza. Gli insulti e i cori contro 'Tito' da parte dei tifosi capitolini sono insostenibili. Il portiere è tutt'altro che sereno e compie due errori gravi che portano i biancorossi a vincere 4-3. In Curva Nord spunta lo striscione in assoluto più squallido.

"Tornatene dai tuoi mostri".

Malgioglio, che ha accumulato tutto dentro di sé, non ne può più e perde le staffe. Uscendo dal campo si toglie la maglia, e dopo averci sputato sopra, la lancia con rabbia verso gli ultras della Lazio. Un gesto estremo, certamente non bello, ma arrivato dall'esasperazione di un uomo onesto. La sua esperienza romana è di fatto finita in quel momento. La società lo sospende a tempo indeterminato e chiede alla FIGC la sua radiazione per 'oltraggio alla maglia'. Tito non aspetta di essere giudicato e decide prima. Senza pensarci troppo rescinde il suo contratto ed è intenzionato a dire basta al calcio.

"Pur avendo dato tutto me stesso per la squadra, fui preso di mira dall'inizio come capro espiatorio. - disse a 'L'Unità' - Mi tolsi la maglia con la consapevolezza di dire basta col calcio. I dirigenti si scatenarono e recitarono da ultrà. Proposero la mia radiazione. Fu come essere aggredito un'altra volta. Mi accusavano con frasi prive di senso: 'La bandiera non si tocca', arringavano. 'Malgioglio l'ha sporcata, deve andare via' ".

"Quello che mi ferì di più, però, non furono le cattiverie nei miei confronti ma la totale mancanza di rispetto, di solidarietà, di pietà per quei bambini sfortunati che non c'entravano niente. 'Mostri', così li hanno chiamati. Il giorno dopo a Piacenza ho visto i genitori di quei bambini, che mi guardavano negli occhi. Non sapevo cosa dire. Mi sono vergognato per quei tifosi. Molti di quei bambini oggi non ci sono più".

Astutillo torna a Piacenza a dedicarsi ai suoi ragazzi a tempo pieno. Il calcio sembra già il suo passato, quando gli arriva una telefonata inaspettata: è Giovanni Trapattoni, che lo vuole all'Inter per fare la riserva di Walter Zenga.

"Ho letto che abbandoni, mi dispiace. È un peccato. Ripensaci. Se lo desideri, per uno come te, all'Inter c'è sempre spazio. Il calcio ha bisogno di figure come la tua".

Il portiere piacentino accetta e a Milano vive una seconda giovinezza. In 5 anni, pur giocando poco (19 presenze in tutto nelle varie competizioni) trova l'umanità che cercava.

"Credo sia stato Dio a mettere quell'uomo sulla mia strada: e in quel momento, poi! Durante i ritiri, la sera, Trapattoni aveva l'abitudine di fare il giro delle stanze per dire una parola a ciascuno di noi. A volte entrava nella mia, si fermava sulla porta e si metteva a piangere. Non diceva niente, ma in realtà mi parlava. Era un uomo che viveva per il calcio e per il lavoro ma che sapeva che nella vita c'è molto altro. E se io ero lì, davanti a lui, era perché ero un buon portiere, certo, ma anche perché aveva visto in me l'uomo".

Vince lo Scudetto dei record e la Coppa UEFA 1991, ma la sua vittoria più bella è il tempo che trascorre accanto agli ultimi.

"Con gli ingaggi dell'Inter rinnovai la palestra con attrezzature all'avanguardia. I ragazzi venivano da tutta Italia per fare rieducazione nel mio centro. Facevo allenamento al mattino ad Appiano, poi al pomeriggio lavoravo, facendo terapia con un disabile all'ora. Se c'era allenamento al pomeriggio, arrivavo a Piacenza in tempo per farne uno solo, verso sera. Dicevano che mi distraeva, invece a me dava una carica straordinaria".

Riesce persino a coinvolgere alcuni dei suoi compagni. Su tutti un tedesco solitamente freddo come Klinsmann. Dopo un allenamento chiede a Malgioglio di poter venire con lui, lo osserva mentre aiuta i bambini e commosso, prima di farsi riaccompagnare a Milano, stacca un assegno da 70 milioni di lire. Un caso raro per la categoria: in una raccolta fondi organizzata dall'AIC per perorare la causa del portiere, sono raccolte appena 700mila lire.

"Jurgen veniva anche due volte a settimana, - ricorda Malgioglio - evidentemente l'avevo colpito. Veniva nelle case dei ragazzi, mangiava con loro, parlava coi genitori. Una gran persona. Aveva un atteggiamento bello, senza pudori. Era libero. È stato l'unico".

La carriera lo mette di fronte poi a uno snodo imprevisto. È il 4 marzo 1990 e al Flaminio si gioca Lazio-Inter. Zenga non sta bene, tocca a 'Tito'. Proprio contro la sua ex squadra e quei tifosi che non lo hanno mai perdonato.

"Trapattoni non ebbe alcun dubbio: 'Vai in campo, non sentire i fischi che arriveranno, dimostra che uomo e che portiere sei'. Il clima era teso, il presidente Pellegrini mi chiese di portare dei fiori alla curva laziale per non far scatenare gli ultras. C'era il rischio di incidenti. Io gli risposi che non sarebbe servito a niente, perché sapevo che la natura delle persone non muta. Ma a malincuore portai quei fiori".

Fischi assordanti, e dalla Curva piove in campo di tutto.

"Radioline, pile, bottiglie e io in piedi, senza mai cadere. L'arbitro non sospende la gara, io riesco a rimanere in piedi. Esco ferito. Il sangue che scende sul volto. La partita inizia con 15 minuti di ritardo per lancio di oggetti contro la mia porta. Mi dicono di tutto. Perdiamo 2-1 ma sono il migliore in campo. Poi restiamo bloccati negli spogliatoi per parecchio tempo. I tifosi volevano assalirmi".

Nel 1991, quando Trapattoni saluta, anche per Astutillo finisce l'esperienza con l'Inter.   

"Mi si fece davanti e mi guardò con lo sguardo di chi sa che l'avventura è finita: per lui e per me. Tolse di tasca un biglietto, scritto a mano, e me lo porse. Sapevo perfettamente le parole che avrei letto. E sì, il biglietto scritto a mano dal Trap è il più bel ricordo che mi è rimasto del calcio".

Malgioglio gioca un'altra stagione con l'Atalanta, poi dice basta nel 1992, a 34 anni dopo 264 gare dispuate fra i professionisti. Continuando a impegnarsi per quella che era diventata l'essenza della sua vita. Il pallone si dimentica presto di lui e nel 1994, per mancanza di fondi, deve chiudere la sua palestra. 

"Offrivo assistenza gratuita, e il denaro per un'idea del genere, l'unica possibile, non c'era più. - ha spiegato - Ho regalato i macchinari. Finché ho potuto, raggiungevo i pazienti a domicilio".

Subentra un momento difficile anche a livello personale, con un problema psicologico che lo mette a dura prova. Nel 2001 la sua associazione 'Era77' deve cessare l'attività.

"Pensavo di non venirne fuori. Ma ora ho ripreso ad aiutare gli altri con mia moglie Raffaella e sono molto felice. - ha detto al 'Corriere della Sera' - Mettiamo a disposizione la nostra esperienza. Io ho sempre usato le mani, il Signore mi ha dato questo talento e continuo a farlo, stando in mezzo alla gente che soffre, dando tutto me stesso. Perché, come dice il mio padre spirituale, le mani bisogna sporcarsele, mettendole anche nella m***a".

Sviluppa progetti di sporterapia e continua a battersi per l'integrazione nello sport fra disabili e normodotati. Quando lo invitano va a parlare della sua attività agli studenti nelle scuole. Riceve il premio 'Sportivo Più' nel 1995, nel 2017 è insignito del premio ISUPP (acronimo di 'Io sono una persona perbene'), mentre l'Inter nel 2019 gli conferisce il premio BUU - Brothers Universally United per "Il suo insegnamento, la capacità di spendersi in maniera sincera e silenziosa per chi soffre". I tifosi del Brescia lo scelgono come miglior numero uno del secolo delle Rondinelle.

Lui, il portiere che parava per i più deboli e li metteva al primo posto, ringrazia e continua a portare avanti la sua missione in silenzio.

"Riconosco che con i mezzi che avevo come calciatore potevo fare di più. - ha detto recentemente al 'Corriere della Sera' - Tutte le scelte che ho fatto in carriera sono state 'extracalcistiche' e qualche errore l'ho commesso, ma non ho rimpianti. Sono una persona molto fortunata. Ho incontrato e incontro persone stupende e ne sento il calore".

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