Ieri, nel mio intervento a Sky TG24 dove non comparivo da diverse settimane, mi sono sentito quasi fuori logo nell'analizzare i dati con razionalità, cercando di guardare alla dimensione globale della #pandemia e non soltanto ai nostri confini italiani. Tutti, dai conduttori fino al Professor Falconi dell'Università di Pisa, tendevano a sottolineare la bontà della situazione italiana e ad eliminare il pericolo alle nostre porte, ben rappresentato peraltro dai dati e dalle infografiche mostrate nel corso della trasmissione.
Ho allora fatto notare che oggi il #virus nel mondo si diffonde a una velocità tripla rispetto al 4 maggio, quando è terminato il lockdown italiano. Ho fatto notare che siamo circondati da paesi europei che in questo momento hanno un numero di nuovi contagi superiore a quelli italiani. Ho anche fatto notare che nell'ultima settimana in Italia, per la prima volta da quando la curva dei contagi ha cominciato a scendere, c'è stato un numero di nuovi infetti superiore rispetto alla settimana precedente. Numeri sempre bassi, certo, ma comunque in leggero aumento.
Ho allora sostenuto che, come ci ha bene spiegato Giancarlo Sturloni, raccontare la verità delle cose senza cadere in facili ottimismi o ancor peggio in meccanismi di rimozione psicologica del problema (segnalo che l'acquisto delle mascherine è crollato del 70% nell'ultimo mese), non serve per diffondere paura tra le persone ma per creare consapevolezza, principio alla base della #comunicazionedelrischio in periodi di emergenza come questo.
Per come la vedo io, messaggi corretti ed equilibrati da comunicare in questo momento sono:
1) Se in Italia le cose stanno andando bene - perché stanno andando bene - è grazie ai 2 mesi di #lockdown, ai sacrifici fatti e soprattutto grazie ai nostri comportamenti individuali che tuttora dovremmo adottare (mascherine, distanziamento, igiene e sanificazione, etc.).
2) Il virus continua a galoppare in tutto il mondo e in molti paesi, dove il problema sembrava risolto, si assiste invece ad una ripresa dei #contagi. Pensiamo davvero che l'Italia sia immune da una possibile nuova ondata epidemica? No, non lo è, sta a noi (e a chi ci governa) evitare che ciò accada.
3) L'estate ci sta forse aiutando? Probabilmente si. Perché stiamo molto di più all'aperto e forse, come altri virus, il caldo secco non giova alla trasmissione del #SARSCoV2. Ma questa situazione tra 2 mesi cambierà, torneremo nelle scuole, negli uffici, nelle abitazioni, e allora si ricreeranno le condizioni favorevoli alla trasmissione.
4) Il virus è meno pericoloso? Uccide meno di prima? Non lo sappiamo. La letalità sta scendendo, è vero, ma questo potrebbe essere dovuto al fatto che contiamo meglio i contagi (il famoso problema del denominatore) e che sappiamo curare i malati meglio di qualche mese fa. Ma non c'è alcuna evidenza scientifica che indichi una #mutazione del nuovo coronavirus benevola per il corpo umano. Quindi, anche in questo caso, non serve dare messaggi falsi o rassicuranti, serve soltanto dire la verità. Dire "questo ancora non lo sappiamo" è un messaggio responsabile e non si fa brutta figura nel dirlo.
5) Quindi con l'arrivo dell'autunno dobbiamo aspettarci il peggio? Certamente no. Ora siamo preparati, conosciamo molti aspetti di questo virus (ma tanti ancora no, come abbiamo segnalato in un recente articolo). Dovremmo sapere come individuare i nuovi cluster ed isolarli per tempo, come ricostruire la catena dei contagi ed interromperla prima che si propaghi esponenzialmente. Inoltre, abbiamo acquisito competenze cliniche che permettono di curare meglio i malati ed evitare che le terapie intensive si riempiano. Tutto questo, però, è possibile al netto delle misure necessarie per il contenimento del virus, che, non dimentichiamolo, è arrivato a colpire oltre 12 milioni di persone.
Dire questo oggi in tv non mi sembra che significhi essere pessimisti, catastrofisti o come a volte ci hanno definito, #tifosidellockdown. Al contrario, penso che significhi essere realisti e ragionevoli, avere uno sguardo ampio su questa pandemia e aver fatto tesoro di quanto drammaticamente è accaduto nei mesi precedenti.
Per come la vedo io, chi oggi urla e ripete ogni giorno "Va tutto bene" non sta facendo un buon servizio alla collettività.
Giorgio Sestili, dottore in fisica e comunicatore scientifico.
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