Allora, sui ceppi diversi.
Parlare di mutazione è giusto. Ma dobbiamo tenere in considerazione che le mutazioni come vengono intese in biologia sono perlopiú casuali (il tasso di mutazione del genoma umano è 1.1×10−8 mutazioni per coppia di nucleotidi per generazione). Ora, la cosa fondamentale da considerare è l'evoluzione: se una mutazione attecchisce (stiamo parlando di mutazioni non riguardanti malattie ovviamente) vuol dire che la specie ne ricava un vantaggio tangibile, ed infatti viene ereditata nelle generazioni successive. Esempio: le persone in Scandinavia lappone, nell'artico e in queste condizioni estreme hanno accumulato mutazioni nei pigmenti della pelle e nei melanociti, per adattarsi meglio alle differenze di luce.
I virus, dipendendo esclusivamente dall'ospite che infettano, hanno spinta evolutiva massima ed infatti il loro tasso di mutazione è il più alto esistente in natura (10−3 e 10−5 per coppia di nt per quanto riguarda virus a RNA). Quindi, in un certo senso, il virus ha interesse a cercare di mutare, per perpetuare la propria specie. Questo vuol dire che un ceppo 'europeo', al momento che raggiunge l'Asia, molto probabilmente muterà per potersi espandere anche lì.
Torniamo all'uomo: le cellule che hanno più tasso di mutazioni sono le cellule del sistema immunitario, questo perché devono sempre 'essere pronte' a riconoscere antigeni diversi.
Quindi, se prendiamo un virus con buona capacità infettiva, per aumentare le possibilità di sopravvivere in altri ambienti (altri continenti e così via...) cosa fai? Muti la parte de tuo antigene (non di troppo, ma quel tanto che basta per buggerare il nuovo SI).
Nella nostra condizione attuale, aprire i confini extra UE secondo me è un errore, perché c'è il rischio di introdurre un nuovo ceppo. Che a lungo andare probabilmente perderà la gara con quello già presente, ma magari per il nostro SI potrebbe essere più 'letale'.
Spero di essere stato chiaro.
Sugli asintomatici, niente da aggiungere a ció che ha detto tarallo.