Citazione di: ES il 30 Ago 2020, 12:38
Partendo da un assunto teorico, il big bang, considerando il fatto che dal punto di vista scientifico il tempo, in prossimità di questa singolarità debba essere fermo, non arriviamo a una soluzione.
Serve la filosofia.
Poiché la singolarità diventerà un universo, quindi prevede un futuro, il tempo oltre ad essere fermo deve esistere, non come una semplice astrazione derivante da una singolarità matematica, ma in maniera tangibile.
Esistere ed essere zero, cioè non esistere.
E mi domandavo, come domandai alla mia professoressa, se esiste un futuro DEVE esistere un passato, poiché in un sistema inerziale il tempo deve essere simmetrico.
La matematica, però, partendo da questo assunto, non prevede un "prima", semplicemente non c'è un prima, e chi se ne frega, il problema è risolto.
Io non accetto questo.
Nemmeno la filosofia dovrebbe.
Questa era la domanda.
Da un punto di vista filosofico l'errore che compi è dovuto al fatto che usi uno stesso termine (tempo) facendo però riferimento a tre distinti concetti, che ho colorato: tempo come unità di misura (rosso), tempo come divenire delle cose (verde), tempo come essenza (blu).
L'uso dello stesso termine non ti fa accorgere che in realtà stai comparando mele con pere e per questo il discorso non ti torna.
Per questa stessa ragione la filosofia è piena di termini compositi e neologismi, per definire in modo più dettagliato i concetti e non creare confusioni simili al tuo discorso. E sempre per questo il tedesco è LA lingua della filosofia, prestandosi molto bene a questo scopo.
In primo luogo dovresti definire l'essenza del tempo: cos'è il tempo? Il tempo è concepibile come essenza o è un carattere relativo?
Questo ti permetterebbe di distinguerlo facilmente dagli altri due concetti o di farlo coincidere con uno dei due, sciogliendo in ogni caso le contraddizioni che hai esposto. Il tempo può essere fermo come divenire, ma andare avanti come unità di misura, o il contrario.
Poco importa a quel punto che la matematica non preveda un prima.
In secondo luogo il tuo ragionamento è limitato dal principio di non contraddizione aristotelico (poi diffusosi anche nel ragionamento matematico e scientifico).
In realtà molta della filosofia dell'epoca e successiva ha ampiamente argomentato contro questo principio a favore della contraddizione (eraclito, filosofia ebraica, hegel, marx).
La realtà secondo questi pensatori sarebbe caratterizzata proprio dalla contraddizione e quindi dalla possibilità che una cosa sia e allo stesso tempo non sia (uno e molteplice, due cose che apparentemente si escludono reciprocamente, ecc)
E' proprio questo pensiero che rende il pensiero matematico-scientifico, per quanto utile e necessario, assolutamente parziale rispetto a quello filosofico (di cui non a caso era originariamente una branca), perché incapace di poter cogliere/rappresentare la contraddizione (anzi le contraddizioni) del Reale, causa di tilt di uno dei suoi assunti base, che è quello di non ammettere contraddizioni.