@olympia
@IlnostroGiorgione
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Ben detto,
olympia! :-)
Ti sei meritata un bel post colorato

Hai centrato perfettamente il punto della vicenda.
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La risposta alla
domanda posta da "IlnostroGiorgione" sarebbe lunga e complessa, perchè andrebbe ricercata - per me, almeno - al di fuori del raccordo anulare; del piccolo mondo del calcio italiano; dello sport.
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La risposta, a questa domanda, si trova nelle pieghe di quella che, oggi, è la società contemporanea; di cui lo sport e il calcio non sono una semplice metafora, ma ne fanno parte - anzi! - come una delle componenti più significative ed importanti; sotto tutti i punti di vista: sociale, economico, culturale, persino - piaccia o meno - "spirituale".
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Procedendo con l'accetta, mi sento di dire che
Lotito - i cui difetti nessuno nega, e ne ha tanti; alcuni, anche urticanti - ha
due grandi problemi:
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È un personaggio che - preso a tutto tondo: dalla parlata sgangherata al modus operandi, sino alla figura per niente "slim", nè "smart"- sfida (che lo faccia per scelta o meno) costantemente le convenzioni del "Politcamente Corretto", vero e proprio "codice morale" non scritto e globalizzato delle nostre società; un codice universalmente diffuso a tutte le latitudini
dal circolo mediatico, politico-economico e culturale che lo definisce ed alimenta quotidianamente (cit. Costanzo Preve).
Agli occhi di media e opinione pubblica, dunque, Lotito è un personaggio "strano" (cit.); la sua società sportiva è "complessa" (cit.); ragiona in un modo difficile difficile da comprendere ("è divisivo", cit.).
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oltre a ciò - meglio: proprio per ciò - Lotito è un personaggio non in linea con lo "Spirito del Tempo" del XXI secolo. In cui: tutto è
comunicazione (mentre la Lazio comunica poco e male); tutto è
immagine (mentre la Lazio di giornali, giornalisti e tv non gliene frega nulla; e quelli gliela fanno pagare); tutto è
marketing (mentre la Lazio non ha nemmeno uno sponsor, pur giocando la Champions League ed avendo alzato trofei a livello nazionale); tutto è
inglese (mentre la Lazio a malapena scrive qualcosa sui social, Lotito, non ne parliamo);
tutto è debito e finanza creativa (mentre la Lazio per la gestione sportiva non accende manco un mutuo, figuriamoci papparsi bond e creativi "derivati"); tutto è
plusvalenza e scambio compulsivo, per generare moneta di carta straccia col fine di sanare bilanci disastrati (mentre la Lazio opera sul mercato il giusto, ed in genere solo per mezzo di moneta sonante); tutto è in mano ad
intermediari (mentre la Lazio a mercanti, procuratori e "magnager" - compresi quelli dei nuovi fondi entrati in Lega - ha sempre fatto la guerra, nei limiti dell'economicamente possibile); tutto è "
multinazionali", dove pascolano decine di dirigenti di molti soldi "digerenti" (mentre la Lazio è una PMI del calcio italiano, a gestione
davvero familiare, con tutti i contro di questo modello - meno ricco - ma in grado di sopperire a ciò con una continuità aziendale invidiabile - tecnica, dirigenziale, economica); etc, etc, etc.
La Lazio di Lotito - e chi ha un po' di memoria storica lo capisce - ricorda una tipica società di calcio di "una volta". E Lotito stesso - come uomo e presidente - ricorda i vulcanici ed istrionici presidenti di un calcio (e di una società, di un mondo) che fu; nel bene; e nel male.
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Italo Cucci è giornalista e uomo d'"altri tempi", pure lui. Ha memoria e queste dinamiche le comprende bene.
Per chi può, invito a leggere il suo ultimo articolo dedicato a Lotito, pubblicato sul "Corriere dello Sport" del 14 novembre.
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L'intuito - che non si studia sui manuali o si scopre per mezzo di mirabolanti algoritmi - è tutto, nella conduzione di aziende di successo (
la Lazio non solo è arrivata in Champions League, ma vince trofei nazionali e lo fa con mezzi incomparabilmente inferiori alle sue dirette concorrenti); così come nella vita.
L'intuito o lo sia ha; o non lo si ha.
Chi non ce l'ha - per invidia - lo chiama "culo". E rosica.