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Chinè è l'uomo giusto per giudicare la Lazio?
Bruno Chinè, difensore centrale, a volte terzino, nato a Roma il 5 gennaio 2003. Un ragazzo che sta provando a farsi largo nelle categorie dilettantistiche laziali. Il suo nome risulta sconosciuto nel mondo del calcio che conta. Ma torna prepotentemente in voga in questi giorni. Il padre è il capo degli 007 federali del calcio italiano. Colui che ha interrogato Lotito, Pulcini, Rodia e che ha preparato il deferimento per i tesserati biancocelesti e la società laziale. Quello, per intenderci che nel processo sportivo si batterà per dimostrare la colpevolezza della Lazio e che, presumibilmente, ne chiederà la penalizzazione.
Peccato che la storia del giovane Chinè sia legata a quella della società biancoceleste. Il difensore ha militato nelle giovanili della Lazio fino al giugno 2019, finchè la società ha deciso di scaricarlo. Una scelta mal digerita, che ha procurato malumori. Nel giovane difensore, costretto a rinunciare al sogno di esordire con un club di primo piano e costretto a ripartire dall'Urbetevere (per carità, società gloriosa, ma imparagonabile alla Lazio) e in tutta la famiglia.
Giuseppe Chinè, magistrato di primo ordine appena nominato da Draghi capo Gabinetto del Ministero dell'Economia, è l'uomo giusto per rappresentare l'accusa contro una società, nei confronti della quale esistono dei precedenti di questo tipo? Non ci sono dubbi sulla bontà di iniziare un processo con queste basi? Possono esistere motivazioni personali che vanno oltre il delicato ruolo istituzionale? In Italia, dove il processo viene alimentato dai quotidiani di proprietà di un presidente di serie A avversario di Lotito sembra proprio di si.
Paolo Colantoni