La cosa che non mi spiego è che la flessibilità era la dote principale del primo Inzaghi: incartava la partita a quasi tutti gli allenatori avversari, scegliendo spesso di giocare a specchio. Adesso il suo 3-5-2 è diventato un feticcio come il 4-3-3 di Zeman, e la Lazio di oggi non è meno prevedibile e vulnerabile in difesa di quella del boemo, prendiamo troppi gol, li prendiamo sempre negli stessi modi e li prendiamo con troppa regolarità, abbiamo giocatori molto spaesati ed inclini alla fregnaccia nelle due posizioni accanto ad Acerbi, esporli all'uno contro uno con Lautaro, Lukaku, Lewandovski, Coman, Sanè & C. è una scelta folle, che abbiamo pagato con sette gol subiti in due partite. Questo modulo particolarissimo è stato cucito su misura degli undici migliori giocatori che la Lazio aveva in rosa due o tre anni fa, ma di Radu, Leiva e Lulic, per motivi anagrafici, è rimasto soltanto il nome. La società ha tardato troppo a ringiovanire la rosa, Simone deve inventare qualcosa di diverso, non lo fa da troppo tempo. Restano un paio di peculiarità positive di Inzaghi pressoché uniche nel contesto calcistico attuale: la capacità di motivare e tenere unito un gruppo che sta insieme da molto tempo e che da troppo tempo non riceve innesti di valore e l'attaccamento feroce ai colori biancocelesti. Avere un allenatore che vive maniacalmente di calcio e ancora più maniacalmente di Lazio è un plusvalore che, temo, comprenderemo fino in fondo solo quando ad allenarci riavremo un pezzo di ghiaccio alla Ballardini o alla Zaccheroni.