Citazione di: Sante93 il 10 Apr 2021, 15:14
ah, quindi ti stai riferendo a me?
gli admin ci metteranno poco a confrontare il mio ip e a vedere che non corrisponde a nessun vecchio utente.
quanto a te, se vuoi, faccio una foto a tutti i miei vecchi abbonamenti e la posto.
ps: quanti anni hai che scrivi riommers? due anni? basta un semplice romanista per offenderli e non passare per idioti come loro che dicono lazziesi o formellesi.
pensi che sia prematuro parlarne?
Basta rientrare in questo topic quando riterrai opportuna la discussione.
Mi sembra facile, non trovo ragione per entrarci al solo scopo di fare flames (finora gentilmente declinati da parte mia).
A meno che non ci sia un dottore che ti ordini di venire qui e doverti leggere quel che scriviamo penso che tu possa risparmiartelo tranquillamente al momento, per poi tornare quando riterrai che gli elementi saranno sufficienti dal tuo punto di vista.
Citazione di: Il nostro Giorgione il 10 Apr 2021, 15:36
Ciao, a tutti miei cari ....
Suggerisco di non criticare l'avvocato difensore, che - in tale funzione - si deve compunque comportare come l'oste.
E, dal mio piccolo punto di osservazione, conservo più di un dubbio sulla coercibilità della violazione ascritta ai medici; mentre i miei .... "riflessi culturali" non possono non intercettare una qual certa enfasi difensiva nella decisione di primo grado (mi riferisco al richiamo a un "dovere civico" e all'uso ripetuto dell'argomento apagocico) che mi rendono ottimista, terribilmente ottimista devo dire (
), sulla felice definizione di questa surreale, ma più ancora ignobile, farsa.
ING, l'avvocato difensore chiaramente dice che il vino è bono, ma non è che per dirlo deve per forza sostenere che l'aceto è vino.
Sostenere che non rientra nei compiti del medico aziendale avvisare le autorità sanitarie o che tale avviso sia un semplice "dovere civico" è/sarebbe grave.
Per questo io non attendo il terzo grado di giudizio per dire la mia opinione.
Perché questa si basa sui fatti e le norme (ambedue chiari già hic et nunc), mentre mi interessa meno interpretarle per quantificare la pena (una volta chiarito che questa non dovrebbe implicare alcuna penalizzazione) perché questa si che è roba da giudici.
I fatti ad oggi sono accertati, su questo c'è la parola FINE (a meno che emergano elementi indiziari nuovi), il secondo e terzo grado di giudizio NON accerteranno altri fatti.Resta la questione interpretativa come dice Daniela, su quella io non cambio idea come legittimamente potrebbe non farlo chi è per una linea innocentista.
Per me in piena pandemia davanti a test positivi, seppur asintomatici, il medico sociale di un'azienda avverte immediatamente le autorità sanitarie sulla base del criterio di massima precauzione e in linea con i protocolli sanitari vigenti.
Se non lo fa sbaglia. Non serve essere giudici per dire questo (o il contrario), basta essere cittadini, rappresentati attivi e passivi della
res publica.
Facendo un altro esempio: ci sono sentenze in cause di lavoro a dir poco indulgenti con la parte datoriale, a volte vengono giustificati licenziamenti per ragioni risibili.
Accertato il fatto puoi trovare corti vicine alla sensibilità dei lavoratori che stabiliscono l'illegittimità del licenziamento come corti vicine alla parte datoriale che stabiliscono l'opposto.
Non trovandoci in un'aula di tribunale noi non dobbiamo emettere una sentenza, ma commentare i
fatti accertati o la
sentenza emessa da altri
Certamente si può sostenere anche il contrario di quanto una sentenza sancisce. In questo caso così come nell'esempio del licenziamento. E lo stesso licenziamento potrebbe essere il caso di Taranto in cui si viene licenziati per un post su un film così come il caso di uno che ha molestato una collega.
In tutti i casi si può ritenere, in base a fatti più o meno accertati, una cosa come l'altra.
Si può difendere il medico che non ha avvisato così come attaccarlo, si può difendere il datore che licenzia così come il licenziato, si può difendere il molestatore relativizzandone il comportamento così come il datore che lo licenzia. Tutto è lecito.
In tutti questi casi mi domanderei però anche quale modello di società e responsabilità sociale si abbiano nel sostenere la rispettive tesi.
Perché poi alla fine, a segnare le rispettive legittime opinioni, ad orientarle, è proprio questo.