Simone Inzaghi ha un enorme senso d'appartenenza, è Laziale vero, conosce tutto del nostro mondo, e come ogni allenatore ha pregi e difetti.
Tra i pregi c'è il senso d'appartenenza, che non è cosa da poco, la capacità di fare gruppo, di motivare la squadra pure nei momenti difficili, avere dalla propria parte i senatori ed i giocatori migliori della squadra.
Tra i difetti, sempre secondo la mia umilissima opinione, il non riuscire a coinvolgere tutti i giocatori della rosa nel progetto squadra, spesso alcuni vengono totalmente messi da parte, e non solo quelli meno forti, ricordiamo Felipe Anderson e Nani, Caceres (gli preferì addirittura spesso Patric), lo stesso Bastos, sta di fatto che questo continuo puntare su 13-14 giocatori finisce per far terminare le stagioni sempre con la lingua di fuori.
Spesso non incide e non aggiunge nulla quando i migliori non sono in forma, essendo molto fermo anche tatticamente.
Dalla stagione 2017-18, e poi le seguenti, saremmo dovuti andare per 4 anni di seguito in Champions, ed invece abbiamo centrato il posto in CL solo una volta su 4.
Nei finali di stagioni crolliamo sempre, e diamo la chiara impressione, rispetto alle altre squadre, di essere sulle gambe dopo un'ora di gioco.
Da una parte la permanenza di Inzaghi sarebbe garanzia di continuità del gruppo storico, allo stesso modo penso che sia troppo arroccato sulle sue idee, lo vedo troppo integralista e praticamente tutte le squadre di A sanno come affrontarci, per cui magari sarebbe auspicabile un cambio di direzione tecnica, con un allenatore eclettica e che sappia giostrare meglio le rotazioni nella rosa.