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19 Giugno 2021Lazio-Flaminio, sopralluogo in gran segreto
di Stefano Greco
L'apertura di Lotito sullo Stadio Flaminio non è stata né una sparata per gettare fumo negli occhi dei tifosi né una mossa elettorale per favorire la Raggi nella corsa al Campidoglio per un secondo mandato, ma un qualcosa di reale, al punto che nel giro di una settimana si è passati dalle parole ai fatti.
In gran segreto, lontano da telecamere e da occhi indiscreti, nei giorni scorsi una delegazione della Lazio e un gruppo di tecnici hanno fatto un sopralluogo per verificare de visu le condizioni dell'impianto abbandonato da due lustri, da quello spareggio per la promozione in Serie B perso il 19 giugno del 2011 dall'Atletico Roma contro la Juve Stabia, esattamente 10 anni fa. Da quel giorno, i cancelli del secondo stadio di Roma sono stati chiusi, per sempre. E a riaprirli in futuro, in Flaminio completamente diverso da quello attuale, potrebbe essere proprio la Lazio, coronando il sogno cullato da sempre da tutti i tifosi biancocelesti: una casa tutta laziale nel cuore di Roma, a due passi dal luogo di fondazione della Lazio!
Siamo ai primi approcci, sia ben chiaro, ma già il fatto di essere passati in così pochi giorni dalle parole ai primi fatti concreti dimostra in modo chiaro che quella di Lotito non è stata una sparata, ma un'apertura reale. Oltre, non è lecito spingersi, perché gli ostacoli prima di arrivare a meta sono tanti, anche se superabili se c'è la volontà di farlo, anche sfruttando la corsia preferenziale aperta dall'approvazione delle modifiche al Decreto Salva Stadi, inserite nel Decreto Semplificazione. Si tratta di due commi che sono stati aggiunti a quella Legge Lotti del 2017 che non aveva sortito gli effetti sperati perché era carente dal punto di vista dei vincoli culturali e architettonici. Si tratta di alcune modifiche sostanziali a quella legge del 2017 che sono state inserite con l'intento di evitare e prevenire il consumo di suolo, ovvero la costruzione di nuovi stadi utilizzando aree al momento destinate ad altro. Ma, soprattutto, per evitare che vengano usati gli stadi come scusa per costruire nuovi quartieri, magari scavalcando o aggirando vincoli legati al rischio idrogeologico: vale sia per i terreni scelti dalla Roma per la costruzione dello stadio a Tor di Valle che per quelli scelti lustri fa da Lotito per costruire la cittadella biancoceleste (e un nuovo quartiere intorno allo stadio) sulla Tiberina, entrambi a due passi dal Tevere e in zone a rischio esondazione. Per questo la Roma ha abbandonato il progetto e senza quella "sponda" probabilmente anche Lotito ha iniziato a valutare altre soluzioni e ha aperto alla possibilità di rilevare, a determinate condizioni, lo Stadio Flaminio.
I punti chiave degli emendamenti inseriti nella Legge Lotti del 2017 sono 3:
1 - Possibilità di «sostituzione edilizia volta alla migliore fruibilità» dell'impianto, anche in presenza di valori architettonici e culturali;
2 - Inserimento della «necessità di adeguare l'impianto agli standard internazionali», tipo la UEFA che richiede la vicinanza delle curve al campo;
3 - Riconoscimento di un «valore simbolico» della struttura, il cui valore è però «recessivo», dunque passa in secondo piano davanti all'«esigenza di garantire la funzionalità dell'impianto» e della «sostenibilità economico-finanziaria dell'impianto».
Cosa significa? L'ho spiegato in un articolo di qualche giorno fa ma vale la pena ripeterlo. Significa che i vincoli non vengono completamente azzerati, ma che il valore storico, culturale e architettonico passa in secondo piano rispetto al recupero di impianti abbandonati e alla garanzia della sostenibilità economico-finanziaria del progetto. In parole povere che, per un eventuale progetto di ricostruzione dello Stadio Flaminio non saranno più prevalenti i vincoli che hanno impedito fino ad oggi di toccare l'impianto costruito da Nervi, ma la garanzia per chi si impegna a ricostruire lo stadio di poter edificare un nuovo impianto in grado di fruttare soldi e di essere perfettamente a norma in base agli standard imposti da Uefa e Fifa in base a capienza, posti a sedere e spazi esterni. Insomma, quello di cui ha parlato Claudio Lotito in Comune il giorno in cui ha aperto all'ipotesi-Flaminio e che fa cadere l'eterna scusa di uno stadio utilizzabile solo come stadio adatto per il calcio ma non per consentire alla società disposta a prendere l'impianto non solo di coprire i costi per la ristrutturazione (o ricostruzione) dello stadio, ma anche di poter fare soldi con un progetto a lungo termine grazie alla costruzione di negozi, bar e ristoranti in modo da rendere utilizzabile il nuovo impianto 365 giorni all'anno e non solo in occasione delle partite di calcio.
Grazie alla nuova legge, un Flaminio senza vincoli ora è molto più appetibile (oltre che meno costoso) di uno stadio da costruire a Tor di Valle o sulla Tiberina, perché non necessiterebbe di centinaia di milioni di euro per la costruzione di strade, ponti e del potenziamento di reti ferroviarie. E non avrebbe bisogno neanche di ottenere la certificazione della pubblica utilità dell'opera, visto che si tratta di un impianto già esistente in una zona che per decenni è stata uno dei maggiori poli sportivi della città.
Come ho scritto all'inizio, questo sopralluogo in gran segreto è stato solo un piccolo passo, la prima dimostrazione concreta della volontà da parte della Lazio di affrontare (finalmente) la questione-stadio con il Comune di Roma dopo 16 anni di parole e di progetti presentati a voce ma mai depositati negli uffici competenti.