Citazione di: vaz il 20 Set 2021, 16:22
Scusate doppio post
https://www.science.org/doi/10.1126/science.abj2258
Grazie Vaz, articolo molto interessante.
Conferma che l'immunizzazione naturale è più potente (come logico sia) di quella espressa dal solo vaccino (riporto la versione tradotta con Google perché non ho abbastanza dimestichezza con l'inglese):
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La maggior parte dei vaccini COVID-19 in uso è costituita da un singolo antigene, spike, mentre nella SARS-CoV-2 sono presenti 25 diverse proteine virali. Pertanto, l'ampiezza dell'epitopo delle risposte delle cellule T CD4 + e CD8 + è più limitata negli attuali vaccini COVID-19 che nell'infezione naturale "
Curiosamente però, nella figura con gli alberi, quanto viene detto nel testo viene invertito.
Leggo anche, se non interpreto male, che la variazione degli anticorpi maturali contro il covid segue più o meno il normale percorso:
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Per l'immunità naturale, la memoria immunologica al SARS-CoV-2 è stata osservata per più di 8 mesi per le cellule T CD4 +, le cellule T CD8 + , le cellule B di memoria e gli anticorpi ( 5 ), con un declino relativamente graduale che sembra parzialmente stabilizzarsi entro un anno ( 5 – 7). I livelli di immunità possono essere posizionati su uno spettro e l'immunità naturale contro l'infezione sintomatica (COVID-19) è stata trovata tra il 93 e il 100% in 7-8 mesi in ampi studi, compresi i luoghi in cui la variante SARS-CoV-2 di preoccupazione (VOC) B.1.1.7 (alfa) era diffuso."
La risposta immunitaria verso varianti particolari (e rare) non è ancora chiara:
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L'immunità naturale contro varianti con cambiamenti che riducono sostanzialmente il riconoscimento anticorpale [es. B.1.351 (beta), P.1 (gamma), B.1.526 (iota) e B.1.617] è meno chiara; ci sono prove di più reinfezioni con tali varianti"Queste varianti devono essere profondamente differenti in vari punti, quindi una reinfezione (si spera parziale) è ciò che ci si deve purtroppo aspettare, e immagino valga (pure se non è specificato, mi sembra) anche per tutti i vaccini.
La variante delta non viene citata a proposito dell'immunità naturale, quindi mi viene da pensare che il riconoscimento non differisca sostanzialmente dalla alfa, quindi non sfugga al sistema immunitario.
Della variante delta si fa riferimento in merito a AstraZeneca e Pfizer, con una buona notizia (speriamo confermata successivamente, l'articolo è del 25 giugno):
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I primi rapporti suggeriscono che entrambi i vaccini mantengono la maggior parte della loro efficacia contro B.1.617.2 (delta).Interessante il discorso sul "calcolo" effettuato dal sistema immunitario per decidere quale risposta immunitaria privilegiare, che andrebbe a suggerire un miglioramento nel caso di vaccinazioni suddivise in più dosi (o, banalmente, in successivi nuovi contatti con l'agente patogeno).
Anche sulla produzione di un maggior numero di anticorpi dopo una successiva vaccinazione direi che è un comportamento atteso, traducendosi sostanzialmente in una nuova reinfezione che stimola di nuovo la produzione degli anticorpi.
Sulla loro qualità però, mi rimane sempre un dubbio: se la proteina spike espressa dall'RNA del vaccino che ha infettato le cellule, è esattamente quella del virus, perché non dovrebbe già essere riconosciuta grazie alla precedente infezione? E, se non è esattamente la stessa, a che ci servono degli anticorpi che ci proteggono bene da qualcosa che però non dovrebbe farci nulla?
Purtroppo, non ho trovato in questo bell'articolo, la risposta ad una delle mie domande: esistono casi documentati di reinfezione da variante alfa o delta in individui con sola immunizzazione naturale?
Perché, ok, dall'articolo si evince che la risposta immunitaria sarebbe più forte. Ma la domanda è:
è meglio o
è necessaria? Sono due cose ben diverse...
GP