Ho vissuto gli anni ottanta, sono stati gli anni peggiori della nostra storia, non scherziamo.
La Lazio di oggi al confronto è il Real Madrid, eppure rischiamo di più oggi di allora.
Perché è cambiato il mondo.
Il calcio negli ottanta si viveva allo stadio, se non ci andavi c'erano i tre minuti di 90° minuto e Domenica Sportiva e il secondo tempo di una partita in differita.
La partita intera non la vedevi.
Competizioni europee ? Sulla RAI, ma partite oscurate nella zona della squadra che giocava in casa, quando la Lazio giocava in Coppa Uefa la partita non veniva trasmessa nella zona di Roma.
Gli altri campionati europei ? Niente.
Le occasioni per vedere i grandi campioni che giocavano all'estero erano gli Europei e i Mondiali.
Nelle TV private cominciavano i primi talk show, tra i quali spiccava per competenza Goal di Notte di Michele Plastino (eh sì, c'è stato un periodo in cui Plastino era bravo).
Le Radio ? Radio Dimensione Suono aveva una striscia quotidiana dalle 14 alle 15.
Oggi il contesto è completamente diverso ed è questo che molti utenti, magari coetanei, non capiscono.
Oggi vedi e ascolti tutto di tutti, Italia e resto del mondo, 24h su 24h ovunque.
Questo moltiplica i sentimenti, le emozioni, le critiche, le aspettative.
Sono pure aumentare le differenze tra le disponibilità finanziarie delle società, non è un caso che le piazze più turbolente siano quelle dove prima, se lavoravi bene potevi colmare il gap: le romane, le genovesi, il Torino, la Fiorentina.
La forza del calcio sono le emozioni e i sentimenti.
In tutto questo come viene gestita la Lazio ?
Con lo stesso atteggiamento con il quale il mitico impiegato parastatale va in ufficio ogni giorno.
La parola chiave è disinteresse.
Disinteresse per il miglioramento.
Arrivi terzo ? Va bene.
Arrivi quarto? Va bene.
Arrivi quinto ? Va bene.
E così via, fino al diciassettesimo posto.
Tanto i soldi delle TV e degli sponsor arrivano lo stesso, cosa importa ?
Perché faticare ?
Il problema è che si pretende che i tifosi abbiano lo stesso atteggiamento.
Ma il calcio, come dicevo prima, è emozione e sentimenti.
La Lazio non è una provinciale, una piccola squadra che basta che resti in serie A.
La Lazio deve e può competere.
Questo modo di gestire la Lazio ti allontana i tifosi che hai e non ne genera di nuovi: perché qualcuno si dovrebbe interessare alla versione sportiva di Checco Zalone in Quo vado ?
Tutto questo è simboleggiato dalla permanenza, nonostante i gravissimi errori degli ultimi anni, di Igli Tare.
Altro che serie B: qui si rischia il fallimento sentimentale, non economico.
Una lenta agonia, scivolare dal sesto bacino d'utenza al settimo, ottavo e così via.
Lotito ne è consapevole ?
Non si tratta di mettere più soldi, ma di cambiare il modo di gestire la società (tralascio le questioni Salernitana e Akpa Akpro).
Gestirla affidandosi alle competenze: un nuovo direttore sportivo che sia il terminale di una rete di osservatori, per cominciare. E non credo che questo costerebbe più di Vavro o Muriqi.
Se non lo si capisce non c'è futuro.
Il disinteresse porta al fallimento sentimentale che precede il fallimento sportivo.
Non parlo di vendere la Lazio, visto che non lo farà.
Ripeto: Lotito capirà che questo modo di gestire la Lazio è antistorico, non è adatto al mondo moderno ?
E' chiaro che davanti a questo tutte le soluzioni non sono condannabili a priori: la terapia d'urto, l'abbandono totale dello stadio, disdette varie e così via.
Perché con la situazione attuale saremo comunque destinati ad andare a sbattere.