Citazione di: FatDanny il 05 Mag 2022, 10:56
il punto è che il calcio è una disciplina empirica, non un'astrazione.
Gli allenatori allenano e applicano delle tattiche, gli idealtipi sono nostre astrazioni.
Mentre di solito questo tipi di distinzioni si basano su differenti scuole di pensiero in discipline astratte.
Mi sembra il classico caso in cui la realtà viene forzata perché la narrazione rientra bene nelle nostre aspettative mentali. Forma apparente vs sostanza, mezzi vs fini, rimanda ad antinomie archetipiche.
Se vai alla realtà molti allenatori non ci rientrano.
Sacchi non si è inventato niente, ma non si può dire che non portasse la squadra a giocare con una sua identità specifica, un suo marchio di fabbrica come dici anche tu. Ma tutto si può dire tranne che il Milan di Sacchi non fosse vincente. Idem Michels.
Semplicemente l'archetipo di quello che bada poco alla forma e vince nella sostanza a differenza di quello che si perde nella bellissima forma ma non consegue il risultato ci torna.
Ci torna in testa e la applichiamo agli allenatori, tendendo a smussare o addirittura a cancellare gli aspetti che smentiscono questa divisione.
OTperfeticistiDici bene, Fat! - ma posso essere d'accordo con te solo in parte :-)
Hai ovviamente ragione perchè - come scritto anche da me, in precedenza - la realtà è più sfumata di qualsiasi astrazione e definzione della realtà per mezzo di etichette e categorie - da terzi eleborate o più semplicemente riproposte in forma creativa.
Michels, Sacchi, Ancelotti, Guardiola, Mourinho, Rocco, Lobanovskyi, Rangnick, etc hanno una cosa in comune: sono tutti allenatori di calcio, dunque uomini di sport. Tutti vogliono vincere, naturalmente. Tuttavia, i principi che pongono alla base del loro successo non sono gli stessi. E questo può finire anche per influenzare la funzionalità delle loro idee di gioco (dello sport, della vita) al fine di raggiungere la vittoria - uno dei tanti fattori possibili, naturalmente, ma non da trascurare.
Da qualche parte, però, bisognerà pur partire per ordinarla, questa realtà!Naturalmente, ogni classificazione nominale (ogni tassonomia che riguardi le vicende umane storico-sociali, ma non solo quelle) deve essere sempre posta al vaglio della realtà del presente e della sua evoluzione nel corso dello spazio e del tempo.
Tuttavia, se non proviamo ad individuare dei principi che vanno al di là dello scorrere del fiume storico (dei principi ontologico-sociali, che resistono alla consunzione del tempo, perchè la loro sostanza va al di là dello sviluppo di questa o quella determinata forma-zione storica: riguardano infatti la concreta, universale nel tempo e nello spazio natura umana, la base di ogni successivo sviluppo culturale e materiale) senza porre dei principi ontologico-sociali si corre dunque il rischio di non distinguere il bianco dal nero, mettendo sullo stesso piano, ciò che in realtà è diverso.
Dopo tutte queste pittoresche tragicomiche mattane storico-filosofiche, mi concedo tre esempi per tentare di spiegarmi meglio.a) Naturalmente, nessuno inventa niente. Perchè - come diceva quel Tale - tutto quello d'importante che c'è da dire sulla natura e la storia umana, ormai grossomodo è stato già detto negli ultimi tre millenni. Si può semplicemente rielaborare ciò, reinterpretando la realtà in maniera creativa e più adatta alla oggettività (la verità) del tempo in cui viviamo.
Sacchi o Guardiola - ma anche i filosofi a noi più vicini, che sulle spalle dei Classici ragionano - naturalmente non hanno "inventato" Niente dal Nulla: ma ha indotto un nuovo modo di vedere il Calcio e il suo sviluppo. Questo vale per tutti gli allenatori contemporanei. Per risalire ai veri "inventori" (per modo di dire, chiaramente: i più originali, va!) dovremmo tornare al calcio primo novecentesco e ottocentesco.
b) Di Sacchi, Fascetti (sì, Fascetti : D) dice che il suo Grande Milan avrebbe potuto vincere molto di più, specie in Italia, se avesse praticato un calcio maggiormente disposto a venire a patti col contesto, di volta in volta mutevole, sia nello spazio che nel tempo. Lui stesso, avrebbe evitato di "consumarsi" così in fretta (sarà un caso che pure l'ossessivo Guardiola soffre lo stress?).
Avrà ragione, Fascetti? E chi lo sa!
Tra Sacchi (la scuola "europea", come quella del maniacale Sarri) e Ancelotti (la scuola italiana, non "europea") per me però c'è una differenza di metodo e sostanza netta: perchè il primo mette Baggio in panchina e Signori ala per non alterare il suo "sistema" (Luis Alberto a correre a perdifiato da mezzala, dando segni di vita una partita ogni cinque); il secondo invece
trova qualsiasi modo per non far correre la mezzala Modric, un "10" purissimo e dal passo lento - alzandolo ad esempio dietro a Benzema per preservarlo, in fase difensiva, e lasciarlo smarcato per ricevere subito il pallone, in fase d'attacco.
Ancelotti ha vinto più di Sacchi
anche per questo motivo? Dura più di lui per questa ragione? E chi lo sa? Forse :-)
c) Parafrasi di Sarri: "Tutti ricorderanno l'Olanda degli anni '70, anche se non ha vinto niente. Perchè nel calcio non conta solo vincere, ma come si vince. Conta la Bellezza, conta il Gioco, che aiuta a vincere". Questa roba dalla bocca di Allegri, Conte, Ancelotti, Mourinho, etc non la sentirai uscire
mai.
Vincono ovunque vanno
anche per questo motivo? Perchè se ne fregano della
"idea fissa" del Gioco, del Bello, e badano soprattutto a vincere - nel modo di volta in volta migliore? E chi lo sa? Forse :-)
Riassumendo.
d) Gli archetipi iper-uranici naturalmente non esistono.Se esistono, esistono solo nella Storia e non nonostante questa.
Astrazione ed empiria non possono mai essere in antinomia! Ma solo in dialettica e feconda contraddizione! : De) Tutti i grandi allenatori sono vincenti. E vincono.
Ma alcuni lo sono di più (nello spazio e nel tempo): durano di più, vincono più spesso, si trasfornano nel corso della loro carriera, si adattano a tanti contesti diversi.Le ragioni sono tante. Ma l'elemento tecnico-tattico-psicologico-atletico (specifico di ogni allenatore) per me non può essere sottovalutato.
f) Nessuno inventa Niente dal Nulla.
Ma il modo in cui ci si rappresenta e si costruisce la realtà (nel contesto locale, nazionale, così come mondiale) quello sì, può essere inedito e rivoluzionario.
p.s. A proposito di archetipi e stereotipi. Guardiola ha avuto un "professore di liceo" segreto, di cui nessuno parla mai. Non era nè vincente, nè un un maestro.
Nel sangue di Guardiola scorre pure un po' di calcio italiano (la scuola per eccellenza della "vittoria" e del sempre sia lodato "tatticismo") grazie a Carlo Mazzone (Brescia); ma pure grazie al Professore Fabio Capello (ASM) - sì, so' daaa M*rda, 'o so, però per lui hanno avuto un significato nello sviluppo delle sue idee di calcio: li ha conosciuti negli ultimi anni da calciatore.
FOTperfeticisti