Citazione di: romanistademocratico il 25 Mar 2021, 15:12
Per curiosità: come si pongono generalmente i laziali nei confronti di Nesta? Ai tempi ricordo fu apostrofato come "traditore" (che fosse andato contro la sua volontà è emerso dopo) ma col tempo come si è evoluto il rapporto Lazio/Nesta? Vedo sempre divisione e opinioni soggettive e mai un parere univoco.
Anche da noi molti sono stati definiti traditori: alcuni col tempo perdonati (Cafu, Samuel), altri marchiati a vita (Emerson, Zebina, Cassano) Nesta come lo trova la maggior parte del popolo laziale?
C'è mai stato un intervento "ufficiale" della Nord in tempi recenti? Se domani tornasse da allenatore come lo accoglierebbe la curva? Mi sembra un rapporto sotto certi punti di vista accostabile a quello tra Pirlo e il Milan (anche se Nesta tifoso laziale lo è da sempre).
Ognuno di noi sapeva perfettamente con quale spirito Sandro andò a Milano.
Non fu un acquisto del Milan ma un pignoramento del Galliani presidente della Lega per farci iscrivere al campionato... e lui lo sapeva.
Dalla curva venne insultato e rinnegato per un bel po' di tempo per un motivo preciso.
Gli si rinfacciò che quando andò via non sprecò tante parole per ringraziare e salutare la Lazio, cosa peraltro non vera.
Semplicemente continuò ad avere nei confronti della curva lo stesso atteggiamento di sempre.
Serio, inattaccabile, laziale ma... poco "affettuoso".
Per un bel po' di tempo prima dei Lazio-Juve la curva perdeva tempo a salutare tale Pavel Nedved.
Lui che la Lazio la nominò quando incontrò lo Sparta Praga, per tifare i suoi amici cechi... però alle cene della Nord lui ci andava sempre.
Detto questo nel primo Lazio-Milan con la maglia sbagliata venne, inevitabilmente, fischiato ma l'apice si raggiunse quando era terra per un infortunio e mezzo stadio gridò "devi morire".
Una vergogna, un oltraggio, una bestemmia.
Quando venne sostituito ci mandò tutti affanculo, e io con lui.
Era il minimo.
Poi il tempo alleggerì il dolore e piano piano ricominciammo a volerci bene.
Uscirono sue interviste in cui raccontava il suo primo giorno da milanista come un incubo, con il cuore pezzi perchè costretto a lasciare la SUA CASA.
Poi Milanello divenne casa sua e lui contribuì a farla anche più grande.
A scadenza di contratto voleva tornarci veramente a casa, ma Lotito pensò bene di trattarlo come un Di Canio qualsiasi senza capire che stava parlando con la Storia della Lazio, che sta stringendo le mani che avevano alzato i 3/4 dei nostri trofei di allora (adesso sono 2/3).
Rinnovò con il Milan e dopo un po' se ne andò a Miami.
Nel primo o secondo evento di "Di padre in figlio" tornò.
Era il 2013/14, il quarantennale del primo scudetto, ed un laziale vero non poteva mancare.
Venne praticamente trascinato sotto la Nord da un imponente "un capitano, c'è solo un capitano".
Ancora ho lucciconi a ripensarci.
Oggi ci vogliamo bene apertamente,con la malcelata amarezza di non aver chiuso il suo cammino da dove era iniziato, con la 13 sulle spalle ma con sfondo celeste.