(Il Fatto Quotidiano 15.05.2010)
PERSONAGGI/ MEZZAROMA
L'ALTRA METÀ DI ROMAIl patron del Siena è l'ultima àncora dei giallorossi: se ferma l'Inter, può dare lo scudetto a Ranieri(di Malcom Pagani)
Oltre la rete, dietro un colpo di vento, da tutte le vite precedenti di cui l'attuale non è che l'inattesa ma naturale prosecuzione, il presidente del Siena Massimo Mezzaroma figlio di Pietro, ha imparato una cosa. Cambiare idea, quando le fondamenta degradano, è l'opzione, ideale e apprezzatissima, per confondere le acque. Un giorno a destra, l'altro a sinistra. Una settimana da incendiario, l'altra da pompiere. L'arte ha una denominazione di origine controllata, si chiama casino organizzato e l'inventò, arrotando l'accento toscano e litigando corpo a corpo con i cronisti che dissentivano, l'ex operaio di destra e allenatore per caso Eugenio Fascetti all'alba degli anni '80. "È un'occasione per entrare nella storia: tutti ricordano il Lecce di Fascetti. Siena-Inter è una partita delicatissima dove noi abbiamo solo da perdere e per questo dobbiamo impegnarci e fare il doppio". Mezzaroma, che è romanista e adora la sobrietà di Claudio Ranieri: "Ha dato una lezione a tutto il pallone italiano" non porta rancore. Quel Lecce scippò il titolo alla Roma di Viola ed Eriksson il 20 aprile di 24 anni fa. Una delle tante bloody sunday, seconda solo alla sconfitta con il Liverpool, di cui l'epica della Sud è colma (senza gloriarsene) per annunciare l'impresa a portata di piede dei suoi già retrocessi cavalieri (fermare l'Inter con una squadra che l'anno prossimo trotterà a Portogruaro, vincere da romano in esilio almeno un pezzo di scudetto, restituire qualcosa al genitore, che della Roma, per una breve stagione all'inizio dei '90 in diarchia con Sensi, fu anche presidente). Nelle scorse settimane, Mezzaroma Jr pareva pronto a tutto. "Domenica salutiamo la Serie A. Tutto il mondo guarderà la gara con l'Inter e Siena non può permettersi di fare figuracce", minacciando contestualmente chi "tra i miei già si sentisse in vacanza" e invitandolo a una balnearità anticipata, tra tavola e arenile "con un bel piatto di pasta e vongole". Mezzaroma è un ibrido. Se si infiamma riporta alla mente gli sgranati condottieri anni '80, i Rozzi, gli Anconetani e se solo lo stile brado non lo intimidisse, come loro e come l'indimenticabile Paolo De Luca (Il presidente napoletano della storica promozione in A del Siena) uno spregiudicato letterato che allo stadio andava con trombetta e bassotto e con i tifosi beveva fino all'alba in Piazza del Campo, farebbe innaffiare ad arte il terreno. Spargendo sale davanti alle aree piccole, imprecando contro "il sistema" che sempre toglie senza mai restituire. Però vive una scissione. Un irresolutezza. Mezzaroma rimane a metà del guado e non sempre nuota nelle correnti come le originali figurine di Ascoli e Pisa. È tante cose, tutte insieme. Il palazzinaro colto che cita Goethe, conia neologismi: "Furbismo" e che del mattone di antica dinastia ha fatto il trampolino ideale per atterrare nello sport (Vela, volley, domani chissà). L'ultrà che prorompe, spingendo anche i moderati all'estremismo. L'Inter è furibonda (non si sa bene perché) e reagisce con straordinari mediani di spinta oggi a disagio con parole, cravatte, self-control. Ieri Oriali, il silenzioso sodale del vècio Bearzot, sobrio amico agli ordini di Bersellini dell'ancor più taciturno Ivano Bordon (era l'epoca di un San Siro ancora autarchico e profondamente demourinhizzato) si è lasciato andare. "Per quanto ci riguarda andiamo ad affrontare una squadra già retrocessa, ma stando alle dichiarazioni del suo presidente Mezzaroma sarà una partita delicata: ha dichiarato che avremo tutti gli occhi del mondo addosso, che tutti guarderanno Siena-Inter, ma io dico, anche a fronte delle dichiarazioni che lui ha fatto e che forse poteva risparmiarsi". L'Inter non presterà giocatori al Siena. Ma la memoria è corta e l'umorismo un concetto variabile. Mourinho, con non meno ènfasi di Mezzaroma, era sceso nella stessa arena con una raggelante battuta double-face, utile per insultare contemporaneamente (a una temperatura complessiva già di stampo nicaraguense) le due polarità esistenziali del neotimoniere del Siena: "Chissà se ora che la Roma ha risparmiato il premio per la coppa è disponibile a dare qualche soldo in più al Siena per batterci"? Il clima è questo e i contributi alla causa non hanno peccato di generosità. Così Massimo il tifoso si è ritrovato gli omologhi di sciarpa vestiti alla porta, in fraterna visita da Roma per chiedere il miracolo. Battere l'Inter, deviare il destino, rendere la domenica senese un film a tinte forti, come fu, a gioie invertite, quello di Perugia per i laziali esattamente dieci anni fa. Qualche giorno fa, c'era stata la storia del premio a vincere. Un mistero tra boutade, slanci improvvisi di misteriosi imprenditori, dirette radiofoniche, gaffe e lampi di laurismo. Mezzaroma, la cui passione non pare posticcia, si era indignato per l'atteggiamento dei laziali contrapposti (si fa per dire) all'Inter: "Li avrei presi personalmente a calci nel sedere uno a uno". Da qui, "visto che i recenti finali di torneo ci hanno abituato a sorprese giudiziarie in grado di ribaltare i verdetti di stagione", l'idea di stimolare i suoi e raggiungere il terz'ultimo posto. Intuizione in assoluta deroga alle regole (che vietano la sola ipotesi) e marcia indietro, con tanto di comunicato ufficiale e passaggio in Procura. Tutto dimenticato. Tra poco si gioca. Massimo si sistemerà dietro la porta. Il sale, dentro le tasche.