Dibattito interessante.
Dico la mia :-)
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Monarchia
Il fascino dei rituali di una "Monarchia" - una monarchia nel XXI secolo, quando il potere di chi la rappresenta è tutt'al più formale, al netto della conservazione dei suoi pittoreschi privilegi aristocratici - sta nella sua bizzarra pretesa di porsi al di fuori dello spazio e dal tempo; tale era infatti la ragione d'essere delle aristocrazie storiche, di cui una Famiglia Reale è singolare sopravvivenza: oggi si tratta per lo più di qualcosa (dal punto di vista di turisti e stranieri non cittadini del Regno) di cui vale la pena leggere o immortalare in una foto, come se si andasse ad un Museo.
Dal punto di vista di chi la vive - al netto del gossip morboso - il fascino della Corona sta nella sua rituale tradizione secolare, garante della comunità nazionale (sia questa "progressista" sia questa "conservatrice", secondo l'uso anglosassone) che la rende tanto inattuale quanto proprio anche per questo percepita come rispettabile.
Il forte orgoglio nazionale britannico sia esso laburista oppure conservatore - un orgoglio alimentato dal percepire se stessi come la culla del mondo moderno - trova soddisfazione così nella permanenza dell'istituzione monarchica che tutti (meno i repubblicani e gli indipendentisti) rappresenta, in nome di quell'idea di "progresso nella tradizione" che caratterizza la cultura britannica.
In tempi in cui "tutto quello che è solido si dissolve nell'aria" (cit.); di rifiuto programmatico di un'idea del "Sacro" (che però è parte della natura umana e pure l'ateismo può farsi religioso); di crisi universale degli autentici valori repubblicani e socialisti; di senso d'impotenza collettiva generale; e del declino generalizzato del rispetto e del senso del dovere verso le istituzioni - e soprattutto dal momento che la riproduzione sociale complessiva davvero poco deve oramai all'esistenza di una monarchia costituzionale o di una repubblica - l'uomo della strada (leggi: il ceto medio alto e basso britannico estraneo a qualsiasi idea politica radicale) percepisce la Casa Reale per lo più come qualcosa "degno di rispetto" e "rassicurante": un punto di riferimento che lega fra loro le generazioni, sia dal punto di vista della memoria collettiva che individuale.
Di qui allora il rispetto popolare, di massa, emozionale, epidermico prima ancora che motivato politicamente per la Regina: rappresentazione simbolica e custode di una Storia percepita come unica e da tramandare.
E' chiaro che se le idee di "Nazione"; di "Tradizione"; di "Sacro"; di "Gerarchia"; sono assolutamente irricevibili e da combattere sotto qualsiasi forma queste si manifestino, un qualsiasi Re può essere decapitato questa sera stessa e il suo servizio alla comunità ritenuto assolutamente indesiderato e insensato. Rimane il fatto che - ucciso il Re - non cambierebbe nulla, perché le aristocrazie oggi dominanti non sono quelle di spada (spietate ma quantomeno sobrie, colte ed eleganti) ma di toga (populiste ed in genere pacchiane, ignoranti e rozze): mentre le prime professano ancora oggi la propria distinzione, le seconde generalmente parlano in nome della democrazia (liberalismo), che confondono con il capitalismo (liberismo).
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Artisti
Il codice culturale della fazione dominante della "classe artistica" è mutuato pressoché integralmente dal pensiero "liberal" americano - così come questo si è affermato a partire dagli anni '60 e soprattutto '70: anarchico, surrealista, esistenzialista, "vagamente socialista" (cit) (vietato vietare, la fantasia al potere, etc etc) - sino a diventare egemone con il crollo della figura del cosiddetto intellettuale impegnato "rosso", tipico della tradizione comunista continentale.
L'arte cosiddetta "politica" fu caratteristica primaria delle "avanguardie storiche" - sorte alla fine dell'800 come critica "de destra" e "de sinistra" al mondo borghese e ai suoi canoni classicheggianti; rivoluzionarie e scandalose sino al 1945; infine istituzionalizzate all'"ombra del potere" (cit) e divenute senso comune a partire dal'68, con l'affermazione delle democrazie di massa anti-borghesi e della rivoluzione anarco-surrealista del costume.
Rifiutate ideologicamente nel corso del tempo dai regimi nazi-fascisti - nei quali l'ordine prese il posto della rivoluzione, la conservazione dell'esistente quello del progresso o della decadenza - il legame fra "Sinistra" e "Avanguardia" divenne di fatto l'unico possibile: perciò, così come la cosiddetta Sinistra si è fatta "liberal" - a seguito d'imponenti processi socioculturali - analogo destino è toccato alle avanguardie artistiche ("canzonette e tecnologia", cit. Franco Fortini) oramai divenute egemoni. Di qui - a mio avviso - l'origine dell'etichetta di "Radical Chic", che altro non è che il doppio della percezione con cui nel senso comune viene percepita oggi la cosiddetta "Sinistra".
Il connubio storico fra Sinistra e Intellettuali/Artisti è evidente e deve essere letto attraverso la storia delle avanguardie (anche alla luce della fine violenta delle avanguardie "de destra") sino alla metamorfosi "liberal" odierna da parte di entrambe - secondo un canone definito da alcuni anche come "Politicamente Corretto" e che costituisce il codice delle maggiori istituzioni politiche e culturali cosmopolitiche odierne (non considero qui quelle che seguono le ondate elettorali): le istituzioni di una utopica società sovra-nazionale, americanizzata nei modelli ideali e di consumo.
Artisti e intellettuali "non liberal" ci sono, chiaramente, ma sono in chiara minoranza rispecchiando la struttura sociale ed esclusi dalla famigerata "industria culturale "in base al principio della cosiddetta "tolleranza repressiva" (cit), ovvero dell'indifferenza alternata a stigmatizzazione: anarco-comunisti, socialisti e comunisti sono così un reperto del passato poco più rilevante delle aristocrazie storiche e - insieme a coloro che professano idee anti-egualitarie o reazionarie - devono fare i conti devo con la condanna dei cosiddetti "totalitarismi", etichetta americana sotto la quale vengono ideologicamente riunite nazi-fascismo e comunismo; dimentichi del fatto che queste forme ideologiche si rafforzarono non per caso, ma come risposte alla corruzione morale e materiale di democrazie asservite alle logiche di irresponsabili aristocrazie del denaro.