Citazione di: Aquila Romana il 07 Gen 2023, 22:06
Trovo a dir poco azzardato fare paragoni con la società di 2mila anni fa, epoca in cui la res pubblica si traduceva in tutte le terre conquistate, e solo le terre conquistate erano quelle considerate "civilizzate" (perchè i conquistati non potevano permettersi di non aderire spontaneamente alla cultura dei conquistatori)
Un'epoca dove non esisteva il concetto di nazione ma solo quello di genere e cittadinanza, dove uno schiavo non poteva neppure essere paragonato ad un altro essere umano in possesso della fantomatica "cittadinanza", dove la distinzione fondamentale non era etnica ma culturale (e chi non aderiva alla cultura romana non è che venisse discriminato, faceva proprio una brutta fine...)
Avere generali di colore era la normalità, perchè la provincia africana non solo era considerata parte dell'impero, ma anche una delle più ricche e sofisticate
Una società che addirittura considerava umiliante il lavoro manuale, e pertanto i cittadini romani non lavoravano, ma facevano lavorare i non cittadini romani
Fare paragoni tra la società moderna e quella di due millenni fa è inopportuno, così come è superfluo fare l'equazione "generale militare di colore = società non razzista", perchè allora varrebbe anche "presidente degli Stati Uniti di colore = società degli Stati Uniti non razzista"
Per il resto ritengo che oramai si tenda ad abusare del termine razzismo, così come di tanti altri termini (oramai è tutto razzismo, sessismo, mobbing, omofobia, body shaming e cazzivari)
E abusare di questi termini, ogni tre per due, ogni santo giorno, per ogni minima cosa, non fa che annacquarne la vergognosa essenza, mancando di rispetto a chi ha vissuto sulla propria pelle tutta la cruda gravità di questi fenomeni
Questo è il mio pensiero, e chiunque oserà contraddirlo verrà tacciato di discriminazione personale
dove starebbe il paragone?
Dire se durante l'antica roma fosse presente o meno il fenomeno razzista non è un paragone, il tema non è "siamo meglio noi o loro", è un'interrogazione storica volta a capire quando il fenomeno è sorto.
Secondo poi hai una visione distorta del rapporto conquistatore-conquistato nell'antica Roma.
La quale, a differenza di altri imperi, non era solita imporre la propria cultura. Al contrario, ciò che diede longevità all'impero fu proprio quel peculiare dominio che tendeva ad assimilare territori, ma mantenendo sia l'organizzazione che la cultura locale, ovviamente con un atto di sottomissione a Roma. Dire che nell'Antica Roma si obbligava ad "aderire alla cultura romana" è un tremendo falso storico che palesa una scarsa dimestichezza con quella che è la storia antica (proprio in termini di categorie utilizzate).
(EDIT: qui per chi volesse approfondire un minimo c'è un breve riassunto
https://www.dirittoestoria.it/15/memorie/Merola-Roma-Impero-di-citta.htm#_ftn5 )
Era una società schiavista, certamente, e quindi?
Certo che era una società schiavista, ma non era una società razzista. Gli schiavi erano bianchi e neri, i liberi pure. I cittadini romani, soprattutto in età imperiale, erano bianchi e neri. Non c'era proprio un'organizzazione sociale legata alla linea del colore.
Gli USA in cui i tassisti a NYC sono tutti indiani sono una società razzista, pure che sono tutti "liberi".
Il razzismo è un'organizzazione sociale (e ideologica) che divide gli individui per razze ed etnie. Dandogli compiti particolari, ritenendoli più adatti ad una mansione rispetto ad un'altra, attribuendogli su base razziale/etnica/culturale caratteristiche omogenee. Nell'antica roma questo non c'era, punto.
Le nostre società sono estremamente razzializzate. Non serve manco arrivare agli "zingari" o ai "marocchini", basta vedere quale lavoro fanno la quasi totalità dei "filippini".
Il problema, mi dirai, è che tu leggi quel passaggio e lo interpreti come se fosse un paragone, volto per certi versi a dimostrare che la società romana fosse meglio della nostra, da cui ti senti in obbligo di ricordarci che avevano gli schiavi e disprezzavano il lavoro manuale.
Io mi interrogherei sul perché di questo malinteso.
Vedi come un abuso l'uso del termine razzista un po' perché non sai cosa significa quel termine se non in una forma "volgare" (la supercazzola finale sulla discriminazione personale sta lì a dimostrarlo), un po' perché effettivamente nelle società razzializzate si è ridotta la cosa ad un principio di interpellanza, ossia come le cose vengono nominate più di quel che sono.
Quindi guai a dire la N-word, ma i neri continuassero a fare lavori sottopagati nell'80% dei casi.
E non siamo OT, perché se tra noi emerge palesemente che non sappiamo manco cosa diamine sia il razzismo come si fa a combatterlo?
Come si combatte un fenomeno che non si (ri)conosce nemmeno perché si limita al concetto di superiorità biologica, che non è un tema del presente se non per qualche sparuto gruppetto di esaltati marginalizzati da tutti?