Citazione di: FatDanny il 09 Mar 2023, 11:00
1) Continuo a registrare che misuriamo le libertà secondo i nostri rigidi parametri.
Ma ad esempio poter avere assicurato un pasto caldo è un indice di libertà o meno?
Vale più o meno dell'accesso a facebook o Instagram?
Va quantomeno considerato?
Perché qui la libertà viene rigidamente intesa nei suoi caratteri liberali e non in termini più estesi, comprendendo anche altre accezioni?
2) Non è vero che non ci siano procedure di controllo per gli atti della PA.
Non esistono procedure analoghe al TAR, ma anche qui, il TAR è un organo che si iscrive nello sviluppo giuridico occidentale. Non è che se manca quello manca qualsiasi controllo.
Esistono invece forme di controllo sia dall'alto che dal basso negli atti della PA.
Tanto che un problema serissimo affrontato da Xi è che di recente tale controllo è così pressante, è così forte il tema della corruzione, che si trovano a stento quadri dirigenti che si assumono responsabilità di tali atti e molti si limitano alla semplice governance corrente.
Non si spiega col semplice controllo di partito (a quel punto avremmo solo scelte strategiche decise da esso), ma perché c'è un controllo dal basso che mette una paura fottuta.
Moltissimi sono i quadri intermedi caduti in disgrazia per via di atti finiti sotto la lente dell'opinione pubblica.
3) Dire che i cinesi lavorano e consumano è una semplificazione.
Come potrebbe esserlo per noi eh, ci vorrebbe poco a dire che facciamo lo stesso, quantomeno molti di noi, quelli meno abbienti (e stessa cosa vale per loro).
Io non vivrei in Cina. Non solo per ragioni politiche, ma anche e soprattutto di incompatibilità culturale.
Ma francamente i discorsi che leggo sono di un etnocentrismo sfacciato.
We, ti leggo ora e mi vengono in mente alcune puntualizzazioni.
A beneficio di tutti spero possa essere utile far sapere che in Europa i sistemi di leggi sul procedimento amministrativo, concettualmente istituiti per una migliore efficienza dello stato e per la salvaguardia della posizione del cittadino, nascono nell'800. Dalle riflessioni del secolo precedente (e torna anche Locke), avviene l'emersione dello Stato di diritto, che si caratterizza in quanto lo Stato medesimo: a) è soggetto alle leggi, cui deve conformare la propria azione; b) nell'esercizio delle sue funzioni, e dei poteri che di quelle funzioni sono strumento, non è infallibile ma può deviare dallo schema legale; c) è consentito pertanto l'accesso a strumenti di tutela, a vari livelli, delle posizioni individuali.
Separazione dei poteri + principio di legalità. Non solo deve essere "legale" il prodotto dell'azione amministrativa, ma lo deve essere anche il procedimento attraverso il quale essa si sviluppa.
In altri sistemi statali, ad esempio gli USA, non esiste propriamente una legge sul procedimento amministrativo, ma un sistema di regole di controllo e di tutela dei cittadini nei confronti delle autorità e delle agenzie governative. Nel 1966, è stato approvato il Freedom of Information Act, ossia il diritto di accesso civico alle informazioni delle pubbliche amministrazioni. Misura cardine di un sistema democratico, perché consente il diritto di cronaca, il diritto di critica, il diritto di partecipazione. Anche in Italia abbiamo una disciplina generale dell'accesso civico, varata in anni recenti (2016): ci permette, ad esempio, di conoscere quando guadagnano i consulenti privati di autorità pubbliche.
Nei regimi totalitari, ovviamente non esiste un sistema di regole di diritto che autorizzi il privato a contrastare il potere dell'Autorità (unica), ma neppure a censirne gli atti e le decisioni.
Nei regimi totalitaristi comunisti, e in particolare in Cina, vige un principio opposto a quello dello Stato di diritto, che potremmo definire dell'antilegalismo, perché concettualmente è impossibile la violazione dei diritti dei cittadini da parte di organi i quali rappresentano la collettività tutta e sono al servizio del popolo. Così come è rifiutato – coerentemente – il principio della separazione dei poteri.
Per questa ragione, in Cina non è stata mai congegnata una disciplina organica sul procedimento amministrativo né è stata apprestato un sistema di tutele giudiziarie. Solo molto di recente, hanno cominciato a comporre una codificazione del procedimento amministrativo, ma molto ridotta e depotenziata nei presupposti di sindacabilità e nelle tutele. Poi c'è il problema delle corti giudiziarie locali e territoriali, che sono sotto il controllo degli apparati ammnistrativi i cui atti dovrebbe essere oggetto del sindacato del giudice.
Noi diamo per scontata la trasformazione della società che è derivata dal principio di legalità; così come diamo per scontato il senso di un'organizzazione sociale non riconducibile né ad uno stato teocratico, né ad uno stato confessionale.
Questo è il "primato" dell'Occidente, la sorgente da cui discende il fiume dei diritti individuali. La nostra "superiorità" e la nostra libertà, figlie della nostra storia. Riconoscerlo non significa, a mio avviso, cadere nell'etnocentrismo inconsapevole.
Dopodiché, siamo d'accordo che avere i diritti individuali ed essere liberi è un po' una presa per il culo se poi muori di freddo e di fame. Crepare di freddo in un letto di neve è la libertà titanica di Knulp, non l'obiettivo di uno Stato di diritto, che infatti appresta un sistema di regole redistributive e perequative, volte a sconfiggere la diseguaglianza potenziale e sostanziale. Questa è la "mia" rivoluzione: credere che attraverso la regolazione e la mediazione dello stato le ragioni individuali del capitale siano tenute sotto il controllo di un razionale economico collettivo. Che deve avere come punto di caduta la tutela dei deboli e di chi "resta indietro". Prima chi ha bisogno, poi chi se lo merita.
Detto questo, io non credo che la Cina abbia prodotto un modello socio economico in cui la povertà sia stata sconfitta più e meglio che in occidente. E tenderei ad escludere che in Cina il pasto caldo a cui ti riferisci, che non arriva assolutamente a tutti, sia fonte di libertà o comunque una sua alternativa preferibile.
I progressi nella lotta alla povertà ci sono stati di sicuro, siamo tutti d'accordo che Xi non è esattamente Gigino Di Maio.
Però a me pare di capire che in Cina ci siano ancora situazioni di povertà estrema: non solo nelle campagne, ma anche nelle città. Almeno, questo è quello che leggo in occidente e mi piacerebbe conoscere l'opinione di chi di noi in Cina ci ha vissuto e lavorato per molti anni, oppure ha studiato a fondo la società cinese.
Per quello che ho visto con i miei occhi negli ultimi dieci anni, ossia un pezzetto di Cina (Pechino, Shangai, Guilin, Canton, Huizhou, Xian, Wen Han; vari siti del distretto agricolo di Guilin e del distretto industriale di Shangai; ovviamente, tutt'altra cosa era l'incredibile Hong Kong. Per fortuna, non l'ho più vista dopo la scadenza del mandato inglese e la repressione cinese di questi ultimi anni), la povertà c'era ancora. Non solo nelle campagne, come si pensa. Ho visto innumerevoli derelitti nelle grandi città rovistare per raccogliere rifiuti, soprattutto di plastica. Visioni africane, tanto per intendersi. Mi hanno spiegato che li portano a discarica per l'equivalente 1 centesimo a pezzo. Ho visto le fabbriche e i dormitori degli operai: uno scempio; i condomini-alveari e le università; l'hub aeroportuale infinito di Pechino e il suo cielo viola tipo Blade Runner; i dentisti sparsi dappertutto (denti rovinati dalle schifezze che si mangiano h24 peggio che negli USA?) e le mille porte di locali dove si cucina e si mangia a tutte le ore del giorno e della notte (soprattutto nei grandi centri, c'è perennemente odore di cibo ad ogni angolo, senza soluzione di continuità).
In Cina c'è tutto e di tutto (prima del Covid, l'avrei consigliato come viaggio senza riserve, anche alle famiglie con bambini, perché è un mondo da scoprire assolutamente), ma in particolare c'è lavoro. Duro e pagato poco. Ma ciononostante, o forse proprio per questo, tutti lavorano come bestie da soma, facendo due o tre lavori. Con quei soldi, o consumano come e più degli occidentali, spendendosi tutto in cazzate; oppure risparmiano per far studiare i figli, in Cina (c'è un sistema super selettivo di accesso alle Università, altrimenti si pagano le tasse) o all'estero. Per non parlare del sistema elettorale: le elezioni sono "libere", ma i candidati sono scelti dai quadri del partito. Ci saranno 30 canali televisivi (almeno questi mi ricordo di aver visto), ma sono tutti sotto controllo governativo. Puoi sposarti con chi vuoi (ma solo tra sessi diversi) e al limite fare più di un figlio (a patto di poter pagare un surplus di tasse). Molto singolare è anche la relazione intrafamiliare: i figli crescono se possibile con i nonni, perché i genitori non hanno il tempo materiale per stare a casa.
Questo è il patto faustiano: non puoi connetterti con il mondo, ma sei libero di produrre, lavorare come un somaro e consumare come un dannato. E negli anni del boom giravano soldi importanti. Ho visitato il salone Aston Martin a Shangai: penso ci saranno state 60 vetture pronte per la vendita. Una roba da sceicchi. Ma non pensare di riservarti la libertà individuale di espressione, perchè quella non è concessa a nessuno. E' ovvio che uno come te non ci pensi minimamente a viverci, finiresti in un campo di rieducazione nel giro di un mese.
Per dire, questo il rapporto di A.I.
https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2021-2022/asia-e-pacifico/cina/Intendiamoci, queste sono gli appunti sul taccuino di un visitatore, non le letture capillari di un sociologo che ci ha vissuto una vita.
Però io torno a vedere i consueti ed insuperabili deficit di un sistema socialista eletto a elemento di struttura dello stato.