Sfogatoio

Aperto da arkham, 29 Mar 2010, 12:07

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Discussione precedente - Discussione successiva

FatDanny

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 41.060
Registrato
si, ma la complicazione sta anche nel definire cosa sia un problema.
Per questo prima ho parlato di medicalizzazione.

Perché la malattia mentale esiste. Ma esistono anche manifestazioni che non lo sono e finiscono per esservi ricondotte non appena si va fuori standard.
Come trovare il giusto limite? eh, è una domanda da 1 mln di dollari.

Però occhio perché abbiamo due polarità: da una parte la negazione della malattia mentale (io non l'attribuisco a Basaglia, ma ad una sua interpretazione banalizzante successiva) che fa anche degli psicotici personcine un po' particolari, dall'altra la medicalizzazione di qualsiasi comportamento che ci dà un po' fastidio che ha portato a dare il ritalin a bambini semplicemente vivaci come, santiddio, è sacrosanto che siano.

Tra questi due poli mi sembra necessario trovare un giusto mezzo. Per farlo serve molta competenza e no, non mi convince che la prudenza non è mai troppa, perché questo porta alla medicalizzazione.
Così come il "è tutto normale" porta alla negazione.

L'unica via che mi sembra ragionevole è che ci sia un'osservazione prolungata e da parte di chi ha MOLTE competenze per fare affermazioni in materia.

Rorschach

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 13.668
Registrato
Citazione di: FatDanny il 24 Nov 2023, 11:08
si, ma la complicazione sta anche nel definire cosa sia un problema.
Per questo prima ho parlato di medicalizzazione.

Perché la malattia mentale esiste. Ma esistono anche manifestazioni che non lo sono e finiscono per esservi ricondotte non appena si va fuori standard.
Come trovare il giusto limite? eh, è una domanda da 1 mln di dollari.

Però occhio perché abbiamo due polarità: da una parte la negazione della malattia mentale (io non l'attribuisco a Basaglia, ma ad una sua interpretazione banalizzante successiva) che fa anche degli psicotici personcine un po' particolare, dall'altra la medicalizzazione di qualsiasi comportamento che ci dà un po' fastidio che ha portato a dare il ritalin a bambini semplicemente vivaci come, santiddio, è sacrosanto che siano.

Tra questi due poli mi sembra necessario trovare un giusto mezzo. Per farlo serve molta competenza e no, non mi convince che la prudenza non è mai troppa, perché questo porta alla medicalizzazione.
Così come il "è tutto normale" porta alla negazione.

L'unica via che mi sembra ragionevole è che ci sia un'osservazione prolungata e da parte di chi ha MOLTE competenze per fare affermazioni in materia.

Però stai spostando la questione: la puericultrice/insegnante non ti dice che tuo figlio si deve prendere 2 compresse di Tavor al giorno, ti segnala dei comportamenti particolari suggerendoti semplicemente di fare degli accertamenti...

FatDanny

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 41.060
Registrato
e ci mancherebbe. lì sarebbe da arrestare.
Io sto dicendo che non ha manco le competenze per istillare il dubbio.
Non affidandosi a una cazzo di tabella. Al massimo la tabella dovrebbe portare all'intervento (come semplice osservazione) di un esperto.
Se l'esperto conferma si passa a dirlo alla famiglia.

Gli accertamenti sono GIA' una fase della medicalizzazione.

blancoceleste

*
Lazionetter
* 17.838
Registrato
Citazione di: FatDanny il 24 Nov 2023, 11:08
si, ma la complicazione sta anche nel definire cosa sia un problema.
Per questo prima ho parlato di medicalizzazione.

Perché la malattia mentale esiste. Ma esistono anche manifestazioni che non lo sono e finiscono per esservi ricondotte non appena si va fuori standard.
Come trovare il giusto limite? eh, è una domanda da 1 mln di dollari.

Però occhio perché abbiamo due polarità: da una parte la negazione della malattia mentale (io non l'attribuisco a Basaglia, ma ad una sua interpretazione banalizzante successiva) che fa anche degli psicotici personcine un po' particolari, dall'altra la medicalizzazione di qualsiasi comportamento che ci dà un po' fastidio che ha portato a dare il ritalin a bambini semplicemente vivaci come, santiddio, è sacrosanto che siano.

Tra questi due poli mi sembra necessario trovare un giusto mezzo. Per farlo serve molta competenza e no, non mi convince che la prudenza non è mai troppa, perché questo porta alla medicalizzazione.
Così come il "è tutto normale" porta alla negazione.

L'unica via che mi sembra ragionevole è che ci sia un'osservazione prolungata e da parte di chi ha MOLTE competenze per fare affermazioni in materia.



tanto per cominciare l'autismo non è una malattia ma una neurodiversità
e i bambini non vengono assolutamente trattati con i farmaci ma con terapie adeguate, in base al livello di gravità
dallo spettro "in giù" ci sono un sacco di "problemini" che gli insegnanti sono in grado di individuare

ti faccio un esempio pratico
le maestre della primaria di mio figlio hanno mandato a chiamare una mamma perchè il bambino non parlava correttamente in seconda e quindi scriveva come parlava
ha dovuto iniziare la logopedia
ecco delle insegnanti d'asilo attente avrebbero potuto segnalarlo e il bambino non avrebbe avuto questa difficoltà a scuola (sì lo so che potevano accorgersene i genitori ma tant'è)

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

.Christina.

*
Lazionetter
* 1.183
Registrato
Citazione di: Rorschach il 24 Nov 2023, 11:02
Eh ma vedi che stiamo veramente parlando di un dubbio amletico che si trova ad avere una puericultrice che si trova totalmente sprovvista degli strumenti necessari ad avere più certezze...
Io a questo punto vorrei capire dai genitori se trovano corretto o meno che questi dubbi emergano, o al contrario se preferiscono non conoscerli.
Nelle classi dei miei figli ho visto in più casi genitori rifiutare le problematiche espresse dagli insegnanti (con esperienza trentennale), ritenendole anzi spesso 'offensive', e non affrontare i problemi cognitivi dei bambini che poveracci sono rimasti costantemente indietro rispetto ai compagni, immagino con implicazioni importanti anche dal punto di vista dello sviluppo del carattere e della personalità; alcuni addirittura cambiando la scuola del figlio con seguente trauma immediato.
E' tema difficile, ma personalmente preferisco cagarmi sotto io che rischiare di non intercettare un problema di uno dei miei figli.

Esattamente, come dicevo, questo è un capitolo a parte. Io ho la tua stessa visione ma tanti genitori non accettano proprio e agiscono alla fine a scapito dei propri figli creandogli problemi enormi.

Però considerando che gli educatori e insegnanti non hanno competenze  per dare un parere ma si attengono a una tabella io preferisco che se hanno un dubbio me ne parlino e non mi sento di condannarli onestamente.

Poi sono d'accordo che c'è una tendenza eccessiva a medicalizzare qualsiasi minimo comportamento che non rientri in certi range stabiliti. Secondo me c'è troppa rigidità in generale.

E comunque mi dicono dalla regia che anche la sottoscritta all'asilo si tappava le orecchie e diceva che  non sopportava le urla e che "i bambini sono tutti stupidi" 😂😂 

FatDanny

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 41.060
Registrato
Citazione di: blancoceleste il 24 Nov 2023, 11:17


tanto per cominciare l'autismo non è una malattia ma una neurodiversità
e i bambini non vengono assolutamente trattati con i farmaci ma con terapie adeguate, in base al livello di gravità
dallo spettro "in giù" ci sono un sacco di "problemini" che gli insegnanti sono in grado di individuare

ti faccio un esempio pratico
le maestre della primaria di mio figlio hanno mandato a chiamare una mamma perchè il bambino non parlava correttamente in seconda e quindi scriveva come parlava
ha dovuto iniziare la logopedia
ecco delle insegnanti d'asilo attente avrebbero potuto segnalarlo e il bambino non avrebbe avuto questa difficoltà a scuola (sì lo so che potevano accorgersene i genitori ma tant'è)

non intendevo dire che l'autismo è una malattia, ma che ci sono in generale queste due polarità in cui rientra la considerazione di quel che è fuori norma.
Ci mancherebbe, lo ripeto, che i bambini venissero trattati con i farmaci, non è che però non rientrare in un estremo automaticamente ci fa dire che vada tutto bene.

A me l'esempio che hai fatto in realtà restituisce un livello di performatività che sinceramente mi spaventa molto più dell'eventuale problema segnalato (che c'è eh, non lo sto negando).
E lo dico da persona estremamente attenta allo studio e alle attività intellettuali.
Ma, ripeto, una necessità di avere un livello adeguato di performance che veramente mi spaventa.
Tutto è orientato alla capacità di affrontare questa corsa ad ostacoli, ogni rallentamento poteva essere affrontato prima per essere adeguatamente in linea con l'addestramento richiesto.
Zero spazio per le specificità, per i tempi diversi, per l'affrontare le cose a tempo debito e in un percorso di crescita peculiare.
Cristoddio che società assurda.

FatDanny

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 41.060
Registrato
Scusate il doppio post: io questa cosa la vedo anche in ragazzin* che fanno
scuolapiscinapianoforteteatrocinema. Con qualche strimpellata di violino nelle pause, che non si sa mai, magari vuole cambiare strumento.

è anche per questo che non voglio mandarla al nido. Perché pare la primissima preparazione in vista della corsa.
Calma, c'è tempo. Ognun@ si prenda il suo fottutissimo tempo.
Per imparare, per scoprire il mondo, per capire la sua attitudine. I suoi punti di forza e i suoi limiti, le sue capacità e le sue carenze.
Invece ho l'impressione che ci sia l'ansia di farli crescere il prima possibile, di skillarli, di dargli da subito capacità (ovviamente base quando si parla di lattanti) in una progressività che però parte da subito. DEVE partire subito, sennò poi si resta indietro.

Ogni rallentamento o ostacolo viene definito in termini di handicap (reale o presunto).
Per me sta roba è indice di una società in cui gli indici di performatività hanno raggiunto livelli malati.
Sti regazzini facciamoli rotolare per terra mentre bofonchiano parole inventate.
Stimoliamone la curiosità, si, ma non iperstimoliamoli.
Questa cosa porta dei problemi oggettivi e riscontrati (cosa ovviamente possibile)? E si affronteranno quando verranno fuori. Prima se verranno fuori prima, dopo se verranno fuori dopo.
Perché magari come c'è il ragazzino che a 2 anni non parla, c'è quello che a 3-4 non vuole ancora iniziare a camminare/correre nella direzione che la nostra società prescrive.

E bada, lo dico da persona che a 4 mesi già gli legge la mitologia di quattro continenti diversi.
Ma lo faccio perché la vedo sorridere mentre io racconto, la vedo catturata.
Il giorno che la vedessi annoiata, distante, scocciata li brucio io stesso quei libri e iniziamo a tirarci la merda in faccia, che è una cosa fichissima.

Vorrà dire che farà la calciatrice professionista e non l'attrice di teatro.

blancoceleste

*
Lazionetter
* 17.838
Registrato
Però fat, perdonami
Perché un bambino dovrebbe rimanere indietro rispetto agli altri (con tutte le conseguenze, anche sociali perché fidati è cosi) quando con una banale logopedia può recuperare le difficoltà?
Le difficoltà si accumulano e diventano montagne fa scalare
Intervenendo precocemente si può evitare un disagio al bambino

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

FatDanny

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 41.060
Registrato
perché la cosa malata (da cui poi deriva la medicalizzazione) sta in quella frase, "rimanere indietro".
Significa già aver assunto l'idea della corsa, della gara.
In cui se resti indietro poi devi scalare le montagne.

Diventa un disagio al bambino se noi abbiamo fatto nostra questa cosa.
E quindi poi gli mettiamo ansia, gliela trasferiamo noi, perché sente che lo spingiamo a correre e lui non è in grado.
E diventa un disagio crescente a scuola, al liceo, all'università.
Poi ci stupiamo dei ragazzi che si sparano in fronte perché hanno mentito alla famiglia dicendo che si stavano laureando senza aver fatto manco un esame, mannaggià la miseriaccia.

Io spero di insegnare anzitutto questo a mia figlia. Il primo insegnamento: non è una gara.
Chi sta gareggiando a 3 anni è un fottuto pazzo. Tu guardali e ridi. E fermati a guardare i fiori. anzi, fermattti a guarrridare i fiorrrri, che io ti ho capita perfettamente.

E se non riesci a correre, non ti disperare. Anzi, fagli una scorreggia.

vaz

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 56.094
Registrato
Vedo che la discussione è andata avanti.
Io qualcosa su DSM ho studiato, dopo essere diventato genitore.
Nel modulo che ho fatto, comune per insegnanti e genitori una delle prime regole che dicevano era:

confrontarsi con l'educatore per vedere eventuali pattern. Nel caso una delle due parti non riscontrasse pattern il consiglio è:

- monitorare per un lasso di tempo definito (almeno 2 mes1);
- fare check-up meetings a cadenza fissa.

Qualora dovessero emergere pattern, insieme si converge verso una raccomandazione di uno specialista. Questo aiuta (tra le altre cose) i genitori a conoscere e capire.

italicbold

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 45.285
Registrato
Citazione di: blancoceleste il 24 Nov 2023, 12:09
Però fat, perdonami
Perché un bambino dovrebbe rimanere indietro rispetto agli altri (con tutte le conseguenze, anche sociali perché fidati è cosi) quando con una banale logopedia può recuperare le difficoltà?
Le difficoltà si accumulano e diventano montagne fa scalare
Intervenendo precocemente si può evitare un disagio al bambino

Però credo che Fat affronti la questione in maniera diversa. Non è una questione di restare indietro, ma di diversità che non viene rispettata. E di ingresso nel mondo della performance troppo rapidamente. Aldilà di ogni fatto specifico. Per questo un asilo nido è cosa ben differente dalla scuola, sia essa anche primaria.
Ogni tanto a mia moglie chiedo perché non abbia voglia di andare in un asilo nido privato. Avrebbe stipendio migliore, orari migliori, responsabilità meno onerose e altri mazzi. E mi risponde sempre che il grande problema è che, spesso, negli asili nido privati, per mostrare la loro efficienza nei confronti dei genitori, si dimenticano le esigenze individuali di ogni bambino. Magari spingendo bambini di 2 anni a tracciare delle lettere fino a poter dire, ai genitori, "guardate, vostro figlio riesce a scrivere il suo nome", quando è solo e soltanto una questione mnemonica e meccanica, senza nessun particolare rilievo nel valore del bambino ma solo e soltanto per l'autosoddisfazione dei genitori persuasi di avere un figlio "geniale" che sa scrivere a due anni e un asilo nido che non fa bene il suo lavoro. Addirittura ci sono asili nido privati che applicano un simulacro di voti e note alle attività dei bambini. Prima ancora che sappiano camminare.

italicbold

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 45.285
Registrato
Citazione di: FatDanny il 24 Nov 2023, 12:12
perché la cosa malata (da cui poi deriva la medicalizzazione) sta in quella frase, "rimanere indietro".
Significa già aver assunto l'idea della corsa, della gara.
In cui se resti indietro poi devi scalare le montagne.

Diventa un disagio al bambino se noi abbiamo fatto nostra questa cosa.
E quindi poi gli mettiamo ansia, gliela trasferiamo noi, perché sente che lo spingiamo a correre e lui non è in grado.
E diventa un disagio crescente a scuola, al liceo, all'università.
Poi ci stupiamo dei ragazzi che si sparano in fronte perché hanno mentito alla famiglia dicendo che si stavano laureando senza aver fatto manco un esame, mannaggià la miseriaccia.

Io spero di insegnare anzitutto questo a mia figlia. Il primo insegnamento: non è una gara.
Chi sta gareggiando a 3 anni è un fottuto pazzo. Tu guardali e ridi. E fermati a guardare i fiori. anzi, fermattti a guarrridare i fiorrrri, che io ti ho capita perfettamente.

E se non riesci a correre, non ti disperare. Anzi, fagli una scorreggia.

Ecco, hai spiegato tu stesso e avevo capito bene.
;))

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

blancoceleste

*
Lazionetter
* 17.838
Registrato
Citazione di: italicbold il 24 Nov 2023, 12:18
Però credo che Fat affronti la questione in maniera diversa. Non è una questione di restare indietro, ma di diversità che non viene rispettata. E di ingresso nel mondo della performance troppo rapidamente. Aldilà di ogni fatto specifico. Per questo un asilo nido è cosa ben differente dalla scuola, sia essa anche primaria.
Ogni tanto a mia moglie chiedo perché non abbia voglia di andare in un asilo nido privato. Avrebbe stipendio migliore, orari migliori, responsabilità meno onerose e altri mazzi. E mi risponde sempre che il grande problema è che, spesso, negli asili nido privati, per mostrare la loro efficienza nei confronti dei genitori, si dimenticano le esigenze individuali di ogni bambino. Magari spingendo bambini di 2 anni a tracciare delle lettere fino a poter dire, ai genitori, "guardate, vostro figlio riesce a scrivere il suo nome", quando è solo e soltanto una questione mnemonica e meccanica, senza nessun particolare rilievo nel valore del bambino ma solo e soltanto per l'autosoddisfazione dei genitori persuasi di avere un figlio "geniale" che sa scrivere a due anni e un asilo nido che non fa bene il suo lavoro. Addirittura ci sono asili nido privati che applicano un simulacro di voti e note alle attività dei bambini. Prima ancora che sappiano camminare.


Ma per carità
Se parliamo di asilo con me sfondate una porta aperta

Se parliamo di primaria un bambino che legge e scrive con difficoltà va in frustrazione

FatDanny

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 41.060
Registrato
ma tutto dipende da come gli fa vivere questa cosa il suo contesto.
I genitori, le maestre, i compagni.
Va in frustrazione se si sente inadeguato perché il messaggio che passa è che chi non riesce è inadeguato (sempre per la suddetta gara e il rispetto delle performance).

Non ci rendiamo conto di quanti e quanto variegati danni fa questo approccio.
Di quante nevrosi, insicurezze, ossessioni, depressioni, ansie genera.

E io lo so perché l'ho visto da vicino nel raffronto con mia sorella.
io (e ovviamente i miei) ho grosse responsabilità sul senso di inadeguatezza di mia sorella nello studio.
Perché io ero quello che studiava un botto, capiva, leggeva, si informava di tutto.
E lei che non sapeva stare al passo era inadeguata. Perennemente inadeguata.
E io non mancavo occasione di rimarcarglielo, perché avevo assimilato questo modo.
Tanto da arrivare a farle odiare lo studio.

La mia stessa sorella che ha un'intelligenza emotiva combinata ad una razionalità ferrea che le consente un pragmatismo accorto (che la renderebbe capace in milla e una attività), di cui io sono completamente incapace. Se invece della gara (mia madre era la tipica persona per cui la realizzazione è divenire medico/avvocato/ingegnere, maschio o femmina che tu sia) ci fosse stato una valorizzazione delle proprie propensioni quel senso di inadeguatezza non ci sarebbe stato.

Ora, non voglio fare alcuna lezioncina.
Io ho appena iniziato e penso che fare il genitore sia dannatamente difficile e se non ci si aggrappa a qualche caposaldo si è in balia degli eventi.
Quindi non sto dicendo come si fa. Sto dicendo solo che vedo questa ansia da realizzazione e da performance e mi spaventa tremendamente.
Perché mi pare abbia eroso tutto il gioco e il divertimento. O meglio, stesso il gioco diviene funzionale all'addestramento, privato di ogni spensieratezza. Una contraddizione in termini.

Non solo a 2 anni si gioca, ma anche a 4, 5, 7, 9.
Sono bambini. Per le cose serie c'è tutta una vita.

italicbold

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 45.285
Registrato
Sarebbe interessante l'intervento anche di RGLazio che, se non sbaglio, lavora nel campo.
Comunque, a complemento di quello che ha scritto Fat Danny, mia moglie mi ha sempre detto che uno dei grossi errori che spesso si fanno è che ai bambini si toglie il tempo di annoiarsi che è fondamentale. Perché spinge alla creatività e al risveglio.
Troppo spesso si proietta la vita iperattiva dei genitori in quella del bambino a cui vengono tolti i tempi morti che sono, al contrario, fondamentali.


blancoceleste

*
Lazionetter
* 17.838
Registrato
Citazione di: FatDanny il 24 Nov 2023, 12:33
ma tutto dipende da come gli fa vivere questa cosa il suo contesto.
I genitori, le maestre, i compagni.
Va in frustrazione se si sente inadeguato perché il messaggio che passa è che chi non riesce è inadeguato (sempre per la suddetta gara e il rispetto delle performance).

Non ci rendiamo conto di quanti e quanto variegati danni fa questo approccio.
Di quante nevrosi, insicurezze, ossessioni, depressioni, ansie genera.

E io lo so perché l'ho visto da vicino nel raffronto con mia sorella.
io (e ovviamente i miei) ho grosse responsabilità sul senso di inadeguatezza di mia sorella nello studio.
Perché io ero quello che studiava un botto, capiva, leggeva, si informava di tutto.
E lei che non sapeva stare al passo era inadeguata. Perennemente inadeguata.
E io non mancavo occasione di rimarcarglielo, perché avevo assimilato questo modo.
Tanto da arrivare a farle odiare lo studio.

La mia stessa sorella che ha un'intelligenza emotiva combinata ad una razionalità ferrea che le consente un pragmatismo accorto (che la renderebbe capace in milla e una attività), di cui io sono completamente incapace. Se invece della gara (mia madre era la tipica persona per cui la realizzazione è divenire medico/avvocato/ingegnere, maschio o femmina che tu sia) ci fosse stato una valorizzazione delle proprie propensioni quel senso di inadeguatezza non ci sarebbe stato.

Ora, non voglio fare alcuna lezioncina.
Io ho appena iniziato e penso che fare il genitore sia dannatamente difficile e se non ci si aggrappa a qualche caposaldo si è in balia degli eventi.
Quindi non sto dicendo come si fa. Sto dicendo solo che vedo questa ansia da realizzazione e da performance e mi spaventa tremendamente.
Perché mi pare abbia eroso tutto il gioco e il divertimento. O meglio, stesso il gioco diviene funzionale all'addestramento, privato di ogni spensieratezza. Una contraddizione in termini.

Non solo a 2 anni si gioca, ma anche a 4, 5, 7, 9.
Sono bambini. Per le cose serie c'è tutta una vita.

a 7 anni un bambino si accorge da solo della differenza
se sente gli altri che leggono bene e lui no

e poi sono di per sè competitivi
io ti assicuro, credo di essere l'essere meno competitivo
mio figlio, sempre lui, qualche giorno fa doveva studiare una cosa di grammatica che avevano scritto sul quaderno
mi dice: mamma l'ho studiata già un po' a scuola
e io: come mai?
perchè ho finito prima degli altri

lui ha questa cosa di voler primeggiare ma ti posso garantire che è indole sua
tant'è che l'ho anche rimproverato ed invitato a scrivere per bene e a non pensare a finire per primo

cosa che gli aveva detto pure la maestra

FatDanny

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 41.060
Registrato
ma certo che sono competitivi, crescono in questo contesto!
Non sono naturalmente competitivi, lo sono socialmente perché mica so' scemi, che sia una gara lo capiscono da subito. Ma occhio, glielo diciamo noi, non è la natura umana.

Tu puoi essere anche l'essere meno competitivo sulla terra, ma tuo figlio assimila il tutto dall'asilo, dalla scuola, maestre e compagni, dalla tv, ecc ecc

Altrimenti a 7 anni potrebbe accorgersi della differenza se lui non riesce in una cosa, ma potrebbe anche accorgersi che lui è bravo in un'altra.
Io posso dirti che ho parlato con educatori che hanno fatto questo mestierei qui in occidente e altrove (in messico, nello specifico) e ti dicono che la tipologia di interazioni tra bambini è diversissima, un riflesso di ciò che hanno assorbito dai grandi.

Se sono ipercompetitivi è causa nostra (non dei genitori, di tutto il contesto).

EDIT: si IB, pure secondo me sarebbe molto interessante l'intervento di RG-Lazio

Mate

*
Lazionetter
* 613
Registrato
Citazione di: .Christina. il 23 Nov 2023, 12:53
È un periodo un po' difficile, al nido mi hanno segnalato dei comportamenti di Astrid compatibili con lo spettro autistico ( soprattutto se c'è confusione si tappa le orecchie, e se non riesce a fare qualcosa va in frustrazione, che di per sé imho vuol dire poco, mah... pure io in genere sbrocco al terzo tentativo 🤷🏼‍♀️ ).
Ed è stata un po' una doccia fredda perché a casa davvero non ha mai dato segnali, tra l'altro aggancia lo sguardo tranquillamente e pur dicendo quattro parole in croce si fa capire benissimo. Anche il fatto che a due anni dica pochissime parole secondo loro non va bene... dovrebbe addirittura articolare discorsi semplici...

insomma invece il secondo parere che ho richiesto è stato molto meno allarmistico, comunque meglio togliersi lo scrupolo e quindi stiamo facendo un po' di controlli e per avere una eventuale diagnosi certa dobbiamo comunque aspettare dopo i tre anni 😩.

Nel frattempo sto in una altalena di emozioni, la guardo e oscillo tra il "ma che cazzo stanno a di'!?" e il "oddio magari hanno ragione e ho le fette di salame sugli occhi e finirò per rovinarla" .
Quindi sono preoccupata, stanca non dormo granché bene eccetera.

Che sia chiaro: non mi spaventa avere una bambina con una eventuale disabilità e non ho nessun tipo di pregiudizio verso i bambini con disabilità. Anzi sono meravigliosi !! Voglio solo fare le cose giuste nel modo giusto, e al momento giusto.

Di buono in tutto ciò c'è che, spinta anche da Vale e da mio fratello, mi sono iscritta a scienze dell'educazione per capire più da vicino certe problematiche e per diventare, un domani, insegnante di sostegno. D'altra parte mi piacerebbe tantissimo lavorare con i bambini!

E niente, questo è. Certo, sto continuando a lavorare e quindi ho la vita sociale di un bradipo ubriaco ed è tutto più faticoso😵‍💫😵‍💫 ma posso farcela 💪🏻💪🏻

Chri ci sono passato anche io qualche anno fa con mio figlio.

Anche lui si portava molto spesso le mani sulle orecchie quando c'era tanta confusione.
Calcola appena dopo la vittoria degli Europei 2021 andammo con la macchina in piazza e lui nel seggiolino che urlava, piangeva e si tappava le orecchie nonostante noi spiegavamo che era una festa per la vittoria, non c'è stato verso.
Idem per il fatto che se non riesce a fare una cosa si innervosisce oppure si impunta.
Aggiungi che a 3 anni parlava veramente pochissimo e malissimissimo.
Pensavamo fosse normale, visto anche che io sono sordo e gli chiedevo di farmi capire indicando o gesticolando.

Fu un colpo di fortuna che una conoscente, neuropsichiatra infantile, sentendo un video di Lorenzo ci disse chiaro e tondo che aveva problemi di linguaggio.

Subito abbiamo iniziato a cercare una logopedista, consapevole io di quanto la logopedia sia fondamentale.

Quindi abbiamo preso subito provvedimenti, nonostante alcuni difetti psicomotori che vanno di pari passo col ritardo del linguaggio che scambiavamo per goffaggine.

Tra le varie visite per cercare di capire meglio che logopedia effettuare, capitammo anche la Policlinico di Tor Vergata da una neuropsichiatra infantile che doveva essere bravissima.
Ella ci diagnosticò un piccolo disturbo autistico.

Ovviamente noi ci siamo gelati di fronte a lei. Imbambolati senza parole.
Cioè mettere in fila le macchinine, mettersi le matite colorate ordinate sul tavolo prima di usarle significava rientrare nello spettro autistico!

Ma che cazz sta a dì questa??
Ci cascò un mondo addosso.

Poi altre visite su visite hanno si espresso lo spettro autistico ma non autismo come lo pensiamo ed immaginiamo, tipo Lorenzo in una scala fino a 100 sta a 1, però i comportamenti e le patologie rientrano in quello che si chiama spettro autistico.

Allora abbiamo alzato la logopedia (attualmente fa logopedia mista linguaggio\miofunzionale), psicomotricità (siamo passati dal correre coi kart a fare breakdance) e tutto va a meraviglia.

Molto probabilmente Astrid, come Lorenzo, ha una leggera dislessia che può mitigare con la logopedia e molta tanta lettura (una volta che avrà imparato a leggere).
Difatti adesso il problema sono i compiti a casa ma riusciamo a farglieli svolgere col sorriso senza costringerlo, senza puntare il dito sugli errori.

Il consiglio che posso darti, fai fare una valutazione da una logopedista fidata (se sei dalle parti della Tuscolana\Anagnina\Rocca Cencia o non hai difficoltà ad arrivarci, due posso consigliartele sperando abbiano disponibilità, l'altra purtroppo, la migliore, sta fuori Roma ed è pienissima come un uovo, ma per Lorenzo un buco lo ha trovato).

Ti faranno anche tante domande sul padre e sul vostro passato turbolento e annoteranno ciò che è successo perché anche ciò può aver influito...

Se la logopedista conferma un disturbo del linguaggio propedeutico alla dislessia (la dislessia si certifica a 8 anni, in terza primaria) dai il via alle danze prendendo appuntamento con neruopsichiatra infantile della ASL di residenza per poi richiedere indennità di frequenza all'INPS con cui pagherai la logopedia da qui a 8/9 anni, poi si vedrà bene cosa e se ha qualcosa.

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Adler Nest

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 41.583
Registrato
Citazione di: Il nostro Giorgione il 24 Nov 2023, 10:12
Al Bambin Gesù sono seri e non c'è interesse speculativo dietro. Va benissimo come punto di riferimento.
Anche io penso che vi sia una tendenza all'eccessiva medicalizzazione e che l'effetto genitori-paracadute faccia quasi gli stessi danni del patriarcato. Però, però... senti dire da persone affidabili che la diagnosi precoce dell' autismo va effettuata tra i 2 e i 4 anni e i test sono efficaci per intercettare il problema. Penso che Cristina debba essere molto serena ma non debba ignorare la segnalazione che ha ricevuto.

come ho detto fin dall'inizio

.Christina.

*
Lazionetter
* 1.183
Registrato
Citazione di: Mate il 24 Nov 2023, 14:29
Chri ci sono passato anche io qualche anno fa con mio figlio.

Anche lui si portava molto spesso le mani sulle orecchie quando c'era tanta confusione.
Calcola appena dopo la vittoria degli Europei 2021 andammo con la macchina in piazza e lui nel seggiolino che urlava, piangeva e si tappava le orecchie nonostante noi spiegavamo che era una festa per la vittoria, non c'è stato verso.
Idem per il fatto che se non riesce a fare una cosa si innervosisce oppure si impunta.
Aggiungi che a 3 anni parlava veramente pochissimo e malissimissimo.
Pensavamo fosse normale, visto anche che io sono sordo e gli chiedevo di farmi capire indicando o gesticolando.

Fu un colpo di fortuna che una conoscente, neuropsichiatra infantile, sentendo un video di Lorenzo ci disse chiaro e tondo che aveva problemi di linguaggio.

Subito abbiamo iniziato a cercare una logopedista, consapevole io di quanto la logopedia sia fondamentale.

Quindi abbiamo preso subito provvedimenti, nonostante alcuni difetti psicomotori che vanno di pari passo col ritardo del linguaggio che scambiavamo per goffaggine.

Tra le varie visite per cercare di capire meglio che logopedia effettuare, capitammo anche la Policlinico di Tor Vergata da una neuropsichiatra infantile che doveva essere bravissima.
Ella ci diagnosticò un piccolo disturbo autistico.

Ovviamente noi ci siamo gelati di fronte a lei. Imbambolati senza parole.
Cioè mettere in fila le macchinine, mettersi le matite colorate ordinate sul tavolo prima di usarle significava rientrare nello spettro autistico!

Ma che cazz sta a dì questa??
Ci cascò un mondo addosso.

Poi altre visite su visite hanno si espresso lo spettro autistico ma non autismo come lo pensiamo ed immaginiamo, tipo Lorenzo in una scala fino a 100 sta a 1, però i comportamenti e le patologie rientrano in quello che si chiama spettro autistico.

Allora abbiamo alzato la logopedia (attualmente fa logopedia mista linguaggio\miofunzionale), psicomotricità (siamo passati dal correre coi kart a fare breakdance) e tutto va a meraviglia.

Molto probabilmente Astrid, come Lorenzo, ha una leggera dislessia che può mitigare con la logopedia e molta tanta lettura (una volta che avrà imparato a leggere).
Difatti adesso il problema sono i compiti a casa ma riusciamo a farglieli svolgere col sorriso senza costringerlo, senza puntare il dito sugli errori.

Il consiglio che posso darti, fai fare una valutazione da una logopedista fidata (se sei dalle parti della Tuscolana\Anagnina\Rocca Cencia o non hai difficoltà ad arrivarci, due posso consigliartele sperando abbiano disponibilità, l'altra purtroppo, la migliore, sta fuori Roma ed è pienissima come un uovo, ma per Lorenzo un buco lo ha trovato).

Ti faranno anche tante domande sul padre e sul vostro passato turbolento e annoteranno ciò che è successo perché anche ciò può aver influito...

Se la logopedista conferma un disturbo del linguaggio propedeutico alla dislessia (la dislessia si certifica a 8 anni, in terza primaria) dai il via alle danze prendendo appuntamento con neruopsichiatra infantile della ASL di residenza per poi richiedere indennità di frequenza all'INPS con cui pagherai la logopedia da qui a 8/9 anni, poi si vedrà bene cosa e se ha qualcosa.

Grazie.  Io sono molto serena, prenderò le cose come vengono , se c'è un problema lavoreremo per risolverlo.

Ecco per esempio il disturbo linguistico che mi hanno detto che in genere va di pari passo con una certa goffaggine motoria, mi lascia perplessa perché a casa la chiamiamo la scimmia 😅😅 si arrampica fa le capriole e anche sulla motricità fine per la sua età è molto avanti (per esempio impugna la penna perfettamente) . Per ora ci rivediamo a gennaio per valutare eventuali progressi nel linguaggio, se sono insorti pattern comportamentali eccetera. Vedremo un po' 🤞🏻

Discussione precedente - Discussione successiva