le cose stanno, più o meno, così
si partiva alle 18 e trenta, in genere
i bagagli prevedevano delle mantelline per le nonne, un gile' per il babbo, uno scialle per la mamma e, rigorosamente, dei maglioncini leggeri di lana per noi tre figli
manco andassimo sull'annapurna
a corredo dei bagagli c'erano le ciotole per il cane, un pallone (mai usato), una radiolina a pile e le immancabili buste di plastica per il vomito di mio fratello
era una tassa: come la strada s'inerpicava o come la sequenza delle curve diventava più fitta, partiva lo splatter e mio fratello, come si dice oggi, slazzava
qualche volta, a catena, mia sorella lo seguiva, più per l'impressione che per un effettiva impellenza
io, ovviamente, resistevo ed ero l'unico che, alla fine, scendeva dalla macchina devastato
almeno gli altri si erano liberati
cmq, la promessa di un po' di fresco rendeva i miei e le mie nonne molto allegri
l'allegria, in genere era data anche dalle canzoni cantate o dai giochi che s'improvvisavano all'interno della 1100 bianca (tettino) e celeste (il resto) con le porte a gabbiano (Roma 69ecc.ecc.ecc), che io pensavo fosse obbligatorio che mio padre avesse, visto che ci andava sempre allo stadio a vedere la Lazio
quando passammo alla 124 (Roma B2ecc.ecc.ecc.) blu petrolio, mi resi conto che il binomio colore-macchina/Lazio non era così netto
cmq, oltre i bagagli, c'erano le vettovaglie
ogni buona famiglia di "fagottari" sapeva che le uniche cose che non dovevano mancare erano i peperoni arrostiti, spellati e conditi con l'aglio, ed il prosciutto di (nome a piacere del pizzicarolo di fiducia), perché "quello buono ce l'ha solo lui"
noi "andavamo" a San Daniele, per motivi più che altro "dinastici"
era l'unica concessione di lusso che era permessa a tavola, a casa nostra
beh, insomma, si partiva
la formazione tipo era: mio padre alla guida; davanti si posizionava mia madre con mio fratello in braccio (e non esistevano cinture, macchè), le buste pronte lì vicino ed il cane accucciato fra le gambe...era un setter irlandese, evidente regalo fuori luogo per una famiglia che aborriva la caccia e viveva in 70 mq. sottodimensionati
dietro, c'erano le nonne
una a destra (ed effettivamente lo era) e l'altra a sinistra (lei era comunista ed ex partigiana ed a quei tempi a sinistra ci stava bene)
in mezzo, io e mia sorella
tranne i suoi ultimi anni di vita, nei quali venne a stare da noi, mia nonna (quella a sinistra), abitava da sola dalle parti di porta furba, anzi per essere precisi proprio al vicolo di porta furba: avanposto della civiltà nei pressi del mandrione
quindi, il percorso casa nostra/casa di nonna, mi vedeva come strenuo difensore della posizione "a sinistra" e guardiano dell'incolumità di mia sorella: già un paio di volte ci eravamo accorti che la sicura non c'era (e non esistevano chiusure centralizzate, macchè)
bene, dopo essere passati al vicolo per raccogliere mia nonna a bordo, partivamo destinazione Castelli: Grottaferrata, in genere, ma anche Marino o Rocca di Papa, paese avito di mia nonna comunista sulla piazza del quale mio nonno, rosso di capelli e socialista, veniva purgato tutti i sabato sera dai fassisti
Frascati mi piaceva meno, non so perché
si sceglieva con cura la fraschetta, ci si posizionava aprendo, appunto, i fagotti e le buste col pane dei castelli (comprato lungo la strada sempre dal solito fornaio, che magari se lo faceva arrivare da Roma) e si ordinava vino e, per noi bambini, le gazzose
le buste di mio fratello, ripiene, venivano lasciate lungo la strada, in qualche cestino
la serata andava via così
in genere ad una cert'ora era ora degli scialletti, delle mentelline e della lana sulla pelle per noi
il cane scorrazzava allegro
qualche volta mia madre ci fotografò con la macchinetta che mi avevano regalato degli amici dei miei per la comunione
"albe', non bere troppo che devi guidare"
e poi, alla fine, ritemprati dal fresco delle fraschette, si rientrava
sull'Anagnina mio padre, per me, correva troppo
mio fratello, mia sorella, le mie nonne ed il cae correvano
qualche volta mia madre metteva la testa sulla spalla di mio padre
io, sempre sveglio e presente, sorridevo
la strada, verso casal morena s'allargava e per me era quasi una sort of homecoming
adesso, tutte le mattine che esco da casa, praticamente sto lì, guardo quell'incrocio e tutto questo mi torna in mente
35 anni dopo
quelle erano, in parte, le mie sere d'estate
queste sono le fotografie che ho impresse nella memoria