Da Amnesty International , 2022:
"Israele non è lo stato di tutti i suoi cittadini... [ma piuttosto] lo stato-nazione del popolo ebraico e solo il loro" – messaggio pubblicato online nel marzo 2019 dall'allora primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu
IL SISTEMA ISRAELIANO DI OPPRESSIONE E DOMINAZIONE DEI PALESTINESI
Dall'istituzione dello Stato di Israele nel 1948, i governi successivi hanno creato e mantenuto un sistema di leggi, politiche e pratiche progettate per opprimere e dominare le e i palestinesi. Questo sistema funziona in modi diversi nelle diverse aree in cui Israele esercita il controllo sui diritti dei palestinesi, ma l'intento è sempre lo stesso: privilegiare le e gli ebrei israeliani a spese dei palestinesi.
Le autorità israeliane hanno fatto questo attraverso quattro principali strategie.
1. FRAMMENTAZIONE IN DOMINI DI CONTROLLO
Nel corso della creazione di Israele come stato ebraico nel 1948, Israele ha espulso centinaia di migliaia di palestinesi e distrutto centinaia di villaggi palestinesi, in quella che è stata una pulizia etnica.
Da allora, i governi successivi hanno progettato leggi e politiche per garantire la continua frammentazione della popolazione palestinese. Le e i palestinesi sono confinati nelle enclavi in Israele, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, e nelle comunità di profughi, dove sono soggetti a diversi regimi legali e amministrativi. Ciò ha avuto l'effetto di minare i legami familiari, sociali e politici tra le comunità palestinesi e di sopprimere il dissenso contro il sistema dell'apartheid; e ha aiutato anche a massimizzare il controllo ebraico israeliano sulla terra e mantenere una maggioranza demografica ebraica.
Milioni di palestinesi rimangono sfollati come rifugiati e continuano a essere fisicamente separati da coloro che risiedono in Israele e nei Territori occupati a causa della continua negazione da parte di Israele del loro diritto di tornare alle loro case, città e villaggi.
2. ESPROPRI DI TERRA E PROPRIETÀ
Dal 1948, Israele ha imposto massicci e crudeli sequestri di terra per espropriare i palestinesi dei loro terreni e delle loro abitazioni. Sebbene le e i palestinesi in Israele e nei Territori occupati siano soggetti a diversi regimi legali e amministrativi, Israele ha utilizzato misure di esproprio di terre simili in tutte le aree: ad esempio, dal 1948 Israele ha espropriato terreni in aree di importanza strategica che includono popolazioni palestinesi significative come quelle della Galilea e del Negev/Naqab, e hanno utilizzato misure simili nei Territori occupati dopo l'occupazione militare israeliana nel 1967.
Al fine di massimizzare il controllo ebraico israeliano sulla terra e ridurre al minimo la presenza palestinese, i palestinesi sono stati confinati in enclavi separate e densamente popolate. Mentre le politiche israeliane hanno consentito che l'assegnazione discriminatoria di terre demaniali venisse utilizzata quasi esclusivamente a beneficio degli ebrei israeliani sia all'interno di Israele che nei Territori occupati.
3. SEGREGAZIONE E CONTROLLO
I governi israeliani che si sono succeduti hanno perseguito una strategia per stabilire la dominazione attraverso leggi e politiche discriminatorie che segregano le e i palestinesi in enclavi, in base al loro status legale e alla loro residenza.
Israele nega a cittadine e cittadini palestinesi i loro diritti alla nazionalità e allo status uguali, mentre le e i palestinesi nei Territori palestinesi occupati affrontano severe restrizioni alla libertà di movimento. Israele limita anche i diritti delle e dei palestinesi all'unificazione familiare in modo profondamente discriminatorio: per esempio, le e i palestinesi dei Territori palestinesi occupati non possono ottenere la residenza o la cittadinanza attraverso il matrimonio, cosa che possono fare le ebree e gli ebrei israeliani.
Israele pone anche severe limitazioni ai diritti civili e politici delle e dei palestinesi, per sopprimere il dissenso e mantenere il sistema di oppressione e dominazione. Per esempio, milioni di palestinesi in Cisgiordania rimangono soggetti al dominio militare di Israele e agli ordini militari draconiani adottati dal 1967.
4. PRIVAZIONE DEI DIRITTI ECONOMICI E SOCIALI
Queste misure hanno lasciato le e i palestinesi emarginati, impoveriti ed economicamente svantaggiati in Israele e nei Territori palestinesi occupati.
Decenni di allocazione discriminatoria delle risorse da parte delle autorità israeliane, a beneficio delle cittadine e dei cittadini ebrei israeliani in Israele e delle colone e dei coloni israeliani nei Territori palestinesi occupati aggravano queste disuguaglianze. Per esempio, milioni di palestinesi all'interno di Israele e Gerusalemme est vivono in aree densamente popolate che sono generalmente depresse e mancano di adeguati servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti, l'elettricità, il trasporto pubblico e le infrastrutture idriche e sanitarie.
I palestinesi in tutte le aree sotto il controllo di Israele hanno meno opportunità di guadagnarsi da vivere e di fare affari rispetto alle ebree e agli ebrei israeliani. Sperimentano limitazioni discriminatorie nell'accesso e nell'uso di terreni agricoli, acqua, gas e petrolio tra le altre risorse naturali, così come restrizioni nell'erogazione di servizi sanitari, di istruzione e di servizi di base. Inoltre, le autorità israeliane si sono appropriate della stragrande maggioranza delle risorse naturali palestinesi nei Territori palestinesi occupati a beneficio economico delle cittadine e dei cittadini ebrei in Israele e negli insediamenti illegali.
VITA SOTTO L'APARTHEID
CASA NEGATA: DEMOLIZIONI E SGOMBERI FORZATI
Gli effetti personali di una famiglia palestinese sono sparsi sul terreno, dopo che la casa è stata demolita all'inizio della giornata dalle forze israeliane nel villaggio di Umm Al-Khair, nella Cisgiordania occupata, il 9 agosto 2016
Il popolo palestinese è sistematicamente sottoposto a demolizioni di case e sgomberi forzati, e vive nella costante paura di perdere le loro case.
Per più di 73 anni, Israele ha spostato con la forza intere comunità palestinesi. Centinaia di migliaia di case palestinesi sono state demolite, causando terribili traumi e sofferenze. Più di 6 milioni di palestinesi rimangono rifugiati; la maggior parte di questi vive in campi profughi anche al di fuori di Israele/Territori palestinesi occupati. Ci sono più di 100.000 palestinesi negli Territori palestinesi occupati e altri 68.000 all'interno di Israele a rischio imminente di perdere le loro case, molti per la seconda o terza volta.
Il popolo palestinese è intrappolato in un circolo vizioso. Israele richiede loro di ottenere un permesso per costruire o anche solo di erigere una struttura come una tenda, ma – a differenza delle e dei richiedenti ebrei israeliani – raramente rilascia loro un permesso.
Molti palestinesi sono costretti a costruire senza permesso. Israele poi demolisce le case palestinesi sulla base del fatto che sono state costruite "illegalmente". Israele usa queste politiche discriminatorie di pianificazione e suddivisione in zone per creare condizioni di vita insopportabili per costringere le e i palestinesi a lasciare le loro case per permettere l'espansione dell'insediamento ebraico.
Mohammed Al-Rajabi, un residente della zona di Al-Bustan a Silwan, la cui casa è stata demolita dalle autorità israeliane il 23 giugno 2020 sulla base del fatto che era stata costruita "illegalmente", ha descritto ad Amnesty International l'impatto devastante sulla sua famiglia:
"È estremamente difficile da affrontare. Potrebbe essere difficile da esprimere a parole... e ho percepito che è stato più difficile per i miei figli che per noi. Erano davvero entusiasti che avessimo questa nuova casa. Conserverò le foto di quel giorno e le mostrerò ai miei figli quando saranno grandi, così non dimenticheranno quello che ci è successo. Dirò loro, 'vedete che tipo di ricordi ho da trasmettervi? Il mio piano era che avessero una casa calda e familiare vicino ai loro cari e ai loro familiari. Ora sto trasmettendo i ricordi della distruzione della loro prima casa d'infanzia".
AMORE FRAMMENTATO: LA SEPARAZIONE DELLE FAMIGLIE PALESTINESI
Israele ha emanato leggi e politiche discriminatorie che distruggono la vita familiare delle e dei palestinesi. Dal 2002, Israele ha adottato una politica che proibisce ai palestinesi della Cisgiordania e di Gaza di ottenere uno status in Israele o a Gerusalemme est attraverso il matrimonio, impedendo così l'unificazione familiare.
Israele ha usato a lungo leggi e politiche discriminatorie per separare le famiglie palestinesi. Per esempio, le palestinesi e i palestinesi della Cisgiordania e di Gaza non possono ottenere uno status legale in Israele o nella Gerusalemme est occupata attraverso il matrimonio, negando i loro diritti all'unificazione familiare. Questa politica ha costretto migliaia di palestinesi a vivere separati dai loro cari; altri sono costretti ad andare all'estero, o vivono nella costante paura di essere arrestati, espulsi o deportati.
Queste misure prendono esplicitamente di mira le e i palestinesi, e non le e gli ebrei israeliani, e sono principalmente guidate da considerazioni demografiche che mirano a minimizzare la presenza palestinese all'interno di Israele/Territori palestinesi occupati.