Guerra in Medio Oriente

Aperto da anderz, 03 Ago 2016, 19:52

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cartesio

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A proposito del dove nascondere le armi a Gaza, considerate che la densità abitativa di Gaza è tre quarti di quella di Napoli. A Napoli dove sarebbe possibile nascondere migliaia di armi senza collocarle tra la popolazione civile?

Il nostro Giorgione

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Guardate neanche la sfioro la polemica dell'equivalenza tra HAMAS e Israele e sul fatto che ci voleva la carneficina di Gaza per indurre la procura presso la CPI a porsi il problema se il 7 ottobre costituisca l'ennesimo macabro trofeo nella collezione dei crimini di guerra. Ben svegliati.

Non ci volevano gli illustri esperti scelti da Karim Khan per farci capire che la mattanza di Gaza fosse un abominio. Avevamo capito da soli dal giorno dopo il 7 ottobre che la violenza di Israele, senza una mriacolosa illuminazione, che non c'è stata, avrebbe prodotto un bagno di sangue e innumerevoli sofferenze in futuro per centinaia di migliaia persone. Le regole di ingaggio che più o meno concordemente si ritiene vengano applicate dall'IDF (fino a 20 civili morti per 1 miliziano; ampia discrezionalità nell'evacuazione di insediamenti; controllo dei rifornimenti umanitari per indebolire la popolazione e distaccarla dalle milizie; nessun obiettivo precluso se ritenuto di rilevanza militare, eccetera eccetera eccetera) sono spaventose, perché si sa che quelle merde di HAMAS sono come il cancro, si infiltrano tra i tessuti ed è impossibile staccarle senza distruggere tutto ciò che gli sta intorno.

Però noto che ancora non entra in tutti i cervelli che lo stupro, il rapimento, il massacro divertito di neonati e infanti NON è resistenza. Ma crimine di guerra. Dopodiché, per me è crimine persino peggiore provocare deliberatamente una reazione violenta da parte di Israele, sapendo quale prezzo pagheranno centinaia di migliaia di persone, costrette alla fame, alla malattia e alla misera per anni e anni, forse per il resto della vita.

La spudoratezza sanguinaria di HAMAS è qualcosa di mai visto nella storia.

Il vero dato, dunque, è che HAMAS è un'organizzazione mostruosa, che va distrutta. Poi, se arrestano Bibi e qualcun altro demente estremista teocratico israeliano, siamo tutti molto felici e contenti. Ma la mostruosa HAMAS deve essere annichilita. Deve essere isolata. Deve essere disprezzata. Chi inneggia a HAMAS, chi si cinge dei suoi simboli, chi si firma con il parapendio o la mano insanguinata, ma anche chi solo la difende, la spiega o la giustifica minimamente è complice di questo immondo percorso. E questo sì è sangue che ricade su tutti.

Rushdie qualche giorno fa ha chiarito alla Bild di sostenere da tempo uno Stato palestinese, ma ha avvertito che potrebbe diventare un regime islamico autoritario come l'Afghanistan: "Ma se esistesse uno stato palestinese adesso, sarebbe gestito da Hamas e avremmo uno stato simile ai talebani. Uno stato satellite dell'Iran. È questo ciò che i movimenti progressisti della sinistra occidentale vogliono creare?" Rushdie ha affermato di interpretare le proteste come una reazione emotiva alle morti palestinesi e che "qualsiasi persona normale non può che essere scioccata da ciò che sta accadendo a Gaza in questo momento". "Ma quando si scivola nell'antisemitismo e talvolta anche nel sostegno ad Hamas, allora diventa problematico", ha detto, aggiungendo che secondo lui i manifestanti dovrebbero almeno ritenere responsabile della guerra anche il gruppo terroristico.

Amaro sarcasmo: il Sudafrica spinge forte sulla CPI, ma mi domando allora come mai, invece di trattarlo con tutti gli onori, non si impegni per consegnare all'Aja un noto criminale di guerra (e comune), responsabile di centinaia di migliaia di morti, che è stato colpito da mandato di arresto internazionale. Quanto alla Cina, lasciamo stare, ovviamente. I fautori del mondo multipolare.

kelly slater

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 20 Mag 2024, 21:19
Però noto che ancora non entra in tutti i cervelli che lo stupro, il rapimento, il massacro divertito di neonati e infanti NON è resistenza. Ma crimine di guerra. Dopodiché, per me è crimine persino peggiore provocare deliberatamente una reazione violenta da parte di Israele, sapendo quale prezzo pagheranno centinaia di migliaia di persone, costrette alla fame, alla malattia e alla misera per anni e anni, forse per il resto della vita.

Ennesimo intervento vergognoso e negazionista ING.

Neonati morti nell'attentato del 7 ottobre: DUE
Bambini sotto i 10 anni morti: DODICI.

Bambini palestinesi morti per mano dell'IDF : QUINDICIMILA PD!!! E altri diecimila senza un braccio, una gamba, un orecchio, una mano.

E hai pure il coraggio di parlare di massacro divertito, a fronte di decine e decine di video in cui le merde dell'IDF distruggono case e poi si fanno i selfie e i video coi giocattoli dei bambini appena ammazzati per prenderli per culo.

Israele è la merda dell'umanità, pazzi fanatici nazisti teocratici razzisti peggio dei sudafricani dell'apartheid.

Hamas fa schifo ma in confronto a Israele è una forza di resistenza quasi accettabile.

kelly slater

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Da Amnesty International , 2022:

"Israele non è lo stato di tutti i suoi cittadini... [ma piuttosto] lo stato-nazione del popolo ebraico e solo il loro" – messaggio pubblicato online nel marzo 2019 dall'allora primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu



IL SISTEMA ISRAELIANO DI OPPRESSIONE E DOMINAZIONE DEI PALESTINESI


Dall'istituzione dello Stato di Israele nel 1948, i governi successivi hanno creato e mantenuto un sistema di leggi, politiche e pratiche progettate per opprimere e dominare le e i palestinesi. Questo sistema funziona in modi diversi nelle diverse aree in cui Israele esercita il controllo sui diritti dei palestinesi, ma l'intento è sempre lo stesso: privilegiare le e gli ebrei israeliani a spese dei palestinesi.

Le autorità israeliane hanno fatto questo attraverso quattro principali strategie.

1. FRAMMENTAZIONE IN DOMINI DI CONTROLLO
Nel corso della creazione di Israele come stato ebraico nel 1948, Israele ha espulso centinaia di migliaia di palestinesi e distrutto centinaia di villaggi palestinesi, in quella che è stata una pulizia etnica.

Da allora, i governi successivi hanno progettato leggi e politiche per garantire la continua frammentazione della popolazione palestinese. Le e i palestinesi sono confinati nelle enclavi in Israele, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, e nelle comunità di profughi, dove sono soggetti a diversi regimi legali e amministrativi. Ciò ha avuto l'effetto di minare i legami familiari, sociali e politici tra le comunità palestinesi e di sopprimere il dissenso contro il sistema dell'apartheid; e ha aiutato anche a massimizzare il controllo ebraico israeliano sulla terra e mantenere una maggioranza demografica ebraica.

Milioni di palestinesi rimangono sfollati come rifugiati e continuano a essere fisicamente separati da coloro che risiedono in Israele e nei Territori occupati a causa della continua negazione da parte di Israele del loro diritto di tornare alle loro case, città e villaggi.

2. ESPROPRI DI TERRA E PROPRIETÀ
Dal 1948, Israele ha imposto massicci e crudeli sequestri di terra per espropriare i palestinesi dei loro terreni e delle loro abitazioni. Sebbene le e i palestinesi in Israele e nei Territori occupati siano soggetti a diversi regimi legali e amministrativi, Israele ha utilizzato misure di esproprio di terre simili in tutte le aree: ad esempio, dal 1948 Israele ha espropriato terreni in aree di importanza strategica che includono popolazioni palestinesi significative come quelle della Galilea e del Negev/Naqab, e hanno utilizzato misure simili nei Territori occupati dopo l'occupazione militare israeliana nel 1967.

Al fine di massimizzare il controllo ebraico israeliano sulla terra e ridurre al minimo la presenza palestinese, i palestinesi sono stati confinati in enclavi separate e densamente popolate. Mentre le politiche israeliane hanno consentito che l'assegnazione discriminatoria di terre demaniali venisse utilizzata quasi esclusivamente a beneficio degli ebrei israeliani sia all'interno di Israele che nei Territori occupati.

3. SEGREGAZIONE E CONTROLLO
I governi israeliani che si sono succeduti hanno perseguito una strategia per stabilire la dominazione attraverso leggi e politiche discriminatorie che segregano le e i palestinesi in enclavi, in base al loro status legale e alla loro residenza.

Israele nega a cittadine e cittadini palestinesi i loro diritti alla nazionalità e allo status uguali, mentre le e i palestinesi nei Territori palestinesi occupati affrontano severe restrizioni alla libertà di movimento. Israele limita anche i diritti delle e dei palestinesi all'unificazione familiare in modo profondamente discriminatorio: per esempio, le e i palestinesi dei Territori palestinesi occupati non possono ottenere la residenza o la cittadinanza attraverso il matrimonio, cosa che possono fare le ebree e gli ebrei israeliani.

Israele pone anche severe limitazioni ai diritti civili e politici delle e dei palestinesi, per sopprimere il dissenso e mantenere il sistema di oppressione e dominazione. Per esempio, milioni di palestinesi in Cisgiordania rimangono soggetti al dominio militare di Israele e agli ordini militari draconiani adottati dal 1967.

4. PRIVAZIONE DEI DIRITTI ECONOMICI E SOCIALI
Queste misure hanno lasciato le e i palestinesi emarginati, impoveriti ed economicamente svantaggiati in Israele e nei Territori palestinesi occupati.

Decenni di allocazione discriminatoria delle risorse da parte delle autorità israeliane, a beneficio delle cittadine e dei cittadini ebrei israeliani in Israele e delle colone e dei coloni israeliani nei Territori palestinesi occupati aggravano queste disuguaglianze. Per esempio, milioni di palestinesi all'interno di Israele e Gerusalemme est vivono in aree densamente popolate che sono generalmente depresse e mancano di adeguati servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti, l'elettricità, il trasporto pubblico e le infrastrutture idriche e sanitarie.

I palestinesi in tutte le aree sotto il controllo di Israele hanno meno opportunità di guadagnarsi da vivere e di fare affari rispetto alle ebree e agli ebrei israeliani. Sperimentano limitazioni discriminatorie nell'accesso e nell'uso di terreni agricoli, acqua, gas e petrolio tra le altre risorse naturali, così come restrizioni nell'erogazione di servizi sanitari, di istruzione e di servizi di base. Inoltre, le autorità israeliane si sono appropriate della stragrande maggioranza delle risorse naturali palestinesi nei Territori palestinesi occupati a beneficio economico delle cittadine e dei cittadini ebrei in Israele e negli insediamenti illegali.

VITA SOTTO L'APARTHEID
CASA NEGATA: DEMOLIZIONI E SGOMBERI FORZATI
Gli effetti personali di una famiglia palestinese sono sparsi sul terreno, dopo che la casa è stata demolita all'inizio della giornata dalle forze israeliane nel villaggio di Umm Al-Khair, nella Cisgiordania occupata, il 9 agosto 2016

Il popolo palestinese è sistematicamente sottoposto a demolizioni di case e sgomberi forzati, e vive nella costante paura di perdere le loro case.

Per più di 73 anni, Israele ha spostato con la forza intere comunità palestinesi. Centinaia di migliaia di case palestinesi sono state demolite, causando terribili traumi e sofferenze. Più di 6 milioni di palestinesi rimangono rifugiati; la maggior parte di questi vive in campi profughi anche al di fuori di Israele/Territori palestinesi occupati.  Ci sono più di 100.000 palestinesi negli Territori palestinesi occupati e altri 68.000 all'interno di Israele a rischio imminente di perdere le loro case, molti per la seconda o terza volta.

Il popolo palestinese è intrappolato in un circolo vizioso. Israele richiede loro di ottenere un permesso per costruire o anche solo di erigere una struttura come una tenda, ma – a differenza delle e dei richiedenti ebrei israeliani – raramente rilascia loro un permesso.

Molti palestinesi sono costretti a costruire senza permesso. Israele poi demolisce le case palestinesi sulla base del fatto che sono state costruite "illegalmente". Israele usa queste politiche discriminatorie di pianificazione e suddivisione in zone per creare condizioni di vita insopportabili per costringere le e i palestinesi a lasciare le loro case per permettere l'espansione dell'insediamento ebraico.

Mohammed Al-Rajabi, un residente della zona di Al-Bustan a Silwan, la cui casa è stata demolita dalle autorità israeliane il 23 giugno 2020 sulla base del fatto che era stata costruita "illegalmente", ha descritto ad Amnesty International l'impatto devastante sulla sua famiglia:

"È estremamente difficile da affrontare. Potrebbe essere difficile da esprimere a parole... e ho percepito che è stato più difficile per i miei figli che per noi. Erano davvero entusiasti che avessimo questa nuova casa. Conserverò le foto di quel giorno e le mostrerò ai miei figli quando saranno grandi, così non dimenticheranno quello che ci è successo. Dirò loro, 'vedete che tipo di ricordi ho da trasmettervi? Il mio piano era che avessero una casa calda e familiare vicino ai loro cari e ai loro familiari. Ora sto trasmettendo i ricordi della distruzione della loro prima casa d'infanzia".

AMORE FRAMMENTATO: LA SEPARAZIONE DELLE FAMIGLIE PALESTINESI
Israele ha emanato leggi e politiche discriminatorie che distruggono la vita familiare delle e dei palestinesi. Dal 2002, Israele ha adottato una politica che proibisce ai palestinesi della Cisgiordania e di Gaza di ottenere uno status in Israele o a Gerusalemme est attraverso il matrimonio, impedendo così l'unificazione familiare.

Israele ha usato a lungo leggi e politiche discriminatorie per separare le famiglie palestinesi. Per esempio, le palestinesi e i palestinesi della Cisgiordania e di Gaza non possono ottenere uno status legale in Israele o nella Gerusalemme est occupata attraverso il matrimonio, negando i loro diritti all'unificazione familiare. Questa politica ha costretto migliaia di palestinesi a vivere separati dai loro cari; altri sono costretti ad andare all'estero, o vivono nella costante paura di essere arrestati, espulsi o deportati.

Queste misure prendono esplicitamente di mira le e i palestinesi, e non le e gli ebrei israeliani, e sono principalmente guidate da considerazioni demografiche che mirano a minimizzare la presenza palestinese all'interno di Israele/Territori palestinesi occupati.

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kelly slater

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Nella primavera del 2018 Hamas organizzò La grande marcia del ritorno, una manifestazione nonviolenta (NONVIOLENTA PD) in cui cittadini e cittadine vecchi e bambini si recavano verso il confine di Gaza DISARMATI.

Ecco com'è andata dal resoconto di Amnesty International:

A un anno di distanza dall'inizio della "Grande marcia del ritorno", migliaia di civili palestinesi di Gaza continuano a subire le devastanti conseguenze delle irresponsabili e impunite tattiche israeliane.

Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, nel periodo che va dal 30 marzo al 22 maggio 2018 le forze israeliane hanno ucciso almeno 195 palestinesi, tra cui 41 minori, e ne ferirono 28.939.

Abbiamo chiesto alle autorità israeliane di non ricorrere all'uso eccessivo della forza in occasione delle manifestazioni previste sabato 30 marzo, in occasione dell'anniversario delle proteste del 2018 che chiedevano la fine del blocco illegale contro Gaza e il ritorno dei rifugiati palestinesi alle terre da cui erano stati espulsi 70 anni prima.

La commissione d'inchiesta istituita dalle Nazioni Unite sulle violazioni commesse durante le proteste ha dichiarato che alla fine del 2018 oltre 6.000 palestinesi di Gaza risultavano feriti da proiettili veri e che almeno 122, tra cui 21 minori, avevano subito amputazioni degli arti.

italicbold

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Citazione di: kelly slater il 21 Mag 2024, 10:07
[...]Neonati morti nell'attentato del 7 ottobre: DUE
Bambini sotto i 10 anni morti: DODICI.

Bambini palestinesi morti per mano dell'IDF : QUINDICIMILA PD!!! E altri diecimila senza un braccio, una gamba, un orecchio, una mano.[...]

Non avanzo l'ipotesi che dietro ci sia una precisa strategia di comunicazione, non voglio più che non posso, perché è una tragedia immensa, ma la sostanziale differenza che oggi, in qualche modo, disinnesca nell'opinione pubblica questa drammatica sperequazione è che, sin da subito, a quei due neonati morti nell'attentato del 7 ottobre sono state dati un nome, un immagina, un cadre de vie, una storia individuale che li hanno proiettati nell'immaginario collettivo. Nei social networks, nei mass-media.
Mentre ai quindicimila bambini morti sotto le bombe di gaza questo non è stato concesso se non marginalmente. E senza la stessa risonanza.
Parafrasando la citazione di Stalin (che manco è sicuro l'abbia mai detto).
La morte di due neonati il 7 ottobre è una tragedia. La morte di quindicimila bambini palestinesi una statistica.

kelly slater

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Si ma tra l'altro la politica di Israele contro i bambini palestinesi era nota anche prima.
Uccisione, ferimenti, arresti, punizioni corporali, molestie sessuali in carcere sono documentate da decenni da associazioni che si battono per i diritti umani, internazionali ma anche israeliane.

Quando ING dice:  "...il massacro divertito di neonati e infanti NON è resistenza. Ma crimine di guerra. Dopodiché, per me è crimine persino peggiore provocare deliberatamente una reazione violenta da parte di Israele..."
fa venire i brividi perchè ribalta totalmente la storia, la realtà dei fatti ma sopratutto la logica.

Warp

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l'arrampicamento sugli specchi di criminali prestati alla politica mondiale e dei giornaloni tutti impegnati in distinguo  e spaccature di capelli per cercare di giustificare l'ingiustificabile fa molto ridere senza tenere conto della sprezzante delegittimazione della cpi da parte degli stessi che pochi mesi fa ne esaltavano la competenza "universale" quando si parlava di putin.

Poi quando si cita la doppia morale occidentale c'è  chi fa il musetto imbronciato

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italicbold

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Citazione di: kelly slater il 21 Mag 2024, 11:46
Si ma tra l'altro la politica di Israele contro i bambini palestinesi era nota anche prima.
Uccisione, ferimenti, arresti, punizioni corporali, molestie sessuali in carcere sono documentate da decenni da associazioni che si battono per i diritti umani, internazionali ma anche israeliane.

Quando ING dice:  "...il massacro divertito di neonati e infanti NON è resistenza. Ma crimine di guerra. Dopodiché, per me è crimine persino peggiore provocare deliberatamente una reazione violenta da parte di Israele..."
fa venire i brividi perchè ribalta totalmente la storia, la realtà dei fatti ma sopratutto la logica.

Quello che volevo sottolineare era che, secondo me, dietro queste posizioni c'è una narrazione che, fin da subito, ci ha dato nomi, cognomi, luoghi di vita, passioni, amicizie, amori, delle vittime del 7 ottobre. Scatenando l'inevitabile proiezione di massa in queste persone e l'empatia che ne scaturisce.
Cosa che non avviene quando i bambini di Gaza sono, genericamente, quindicimila.
E' un meccanismo perverso che resta ancora efficace. Purtroppo.
A dare forza alla narrazione della Shoah ha fatto più il diario di Anna Frank (o i racconti in prima persona di Primo Levi o Elie Wiesel, di quanto non abbiano fatto mille fotogrammi di corpi gettati nelle fosse comuni.


FatDanny

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completamente d'accordo con IB.
E io dico quel che lui non ha detto: è una precisa strategia di comunicazione.
Ne sono assolutamente certo. Si nota non solo in quanto dici, ma anche nei termini utilizzati (uccisi gli israeliani, morti i palestinesi, ecc ecc)

italicbold

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Io non ho il coraggio di dirlo.
Ma lo penso.

kelly slater

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Vabbè ma questo è scontato regà, non c'è neanche bisogno di dirlo.
Se facessero vedere ai tg nazionali un millesimo delle immagini che girano su al-jazeera o nei canali social non censurati ci sarebbe un milione di persone in piazza domani, come succede per esempio in Spagna, dove nei tg non tutto, ma qualcosa gira.
In Italia c'è una censura assurda e non solo su rai e mediaset: anche su la7 e gli altri canali.

E invece ricordiamo tutti i servizi dettagliati con nomi, storie, racconti delle vittime del 7 ottobre.

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Pomata

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Al Jazeera si vede pure in Italia comunque
chi e' che si prende le notizie al TG1 o il TG2 de sti tempi? gli over 80 forse

MisterFaro

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Citazione di: FatDanny il 21 Mag 2024, 12:34
completamente d'accordo con IB.
E io dico quel che lui non ha detto: è una precisa strategia di comunicazione.
Ne sono assolutamente certo. Si nota non solo in quanto dici, ma anche nei termini utilizzati (uccisi gli israeliani, morti i palestinesi, ecc ecc)

Certo anche io.

Vedere la differenza tra la personificazione nel raccontare le vittime ucraine e israeliane (giustamente) a differenza di come vengono narrate le vittime palestinesi è emblematico.
E vomitevole e criminale.

FatDanny

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In Ucraina è genocidio ma a gaza no.
Che pagliaccio Biden.
Lui e tutti quelli che sostengono una cosa del genere dovrebbero portare un cartello al collo con su scritto "pagliaccio" esattamente come si faceva coi fascisti post liberazione

genesis

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Citazione di: italicbold il 21 Mag 2024, 12:23
Quello che volevo sottolineare era che, secondo me, dietro queste posizioni c'è una narrazione che, fin da subito, ci ha dato nomi, cognomi, luoghi di vita, passioni, amicizie, amori, delle vittime del 7 ottobre. Scatenando l'inevitabile proiezione di massa in queste persone e l'empatia che ne scaturisce.
Cosa che non avviene quando i bambini di Gaza sono, genericamente, quindicimila.
E' un meccanismo perverso che resta ancora efficace. Purtroppo.
A dare forza alla narrazione della Shoah ha fatto più il diario di Anna Frank (o i racconti in prima persona di Primo Levi o Elie Wiesel, di quanto non abbiano fatto mille fotogrammi di corpi gettati nelle fosse comuni.

C'è sicuramente una strategia comunicativa, ma c'è anche dell'altro.
Abbiamo visto i filmati e le foto del rave: ragazze e ragazzi vestiti all'occidentale, che ascoltano musica occidentale, che se ci mettessimo a parlare scopriremmo di avere molto in comune visto che chi va ai rave non sono certo gli ortodossi.
Dall'altra parte vediamo donne non curate, col velo che copre i capelli e uomini con i quali, se ci mettessimo a parlare scopriremmo di non avere quasi nulla in comune.
Con i primi ci si tende a identificarsi, con i secondi no, ecco perché l'empatia va verso i primi.
Anche se il numero dei morti dei secondi è molto, molto più alto.
Preciso che non è come la penso io, ma credo sia uno dei motivi delle posizioni di cui parlate.

cartesio

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 20 Mag 2024, 21:19
Le regole di ingaggio che più o meno concordemente si ritiene vengano applicate dall'IDF (fino a 20 civili morti per 1 miliziano; ampia discrezionalità nell'evacuazione di insediamenti; controllo dei rifornimenti umanitari per indebolire la popolazione e distaccarla dalle milizie; nessun obiettivo precluso se ritenuto di rilevanza militare, eccetera eccetera eccetera) sono spaventose, perché si sa che quelle merde di HAMAS sono come il cancro, si infiltrano tra i tessuti ed è impossibile staccarle senza distruggere tutto ciò che gli sta intorno.

E allora a questo punto bisogna rinunciare a distruggere Hamas.


Citazione di: Il nostro Giorgione il 20 Mag 2024, 21:19
La spudoratezza sanguinaria di HAMAS è qualcosa di mai visto nella storia.

Mi sa che devi studiare un po' di storia. Guarda che c'è l'imbarazzo della scelta. Per la soddisfazione degli anti-occidentali indico questo link

https://www.acro-polis.it/2024/02/15/dalla-storia-dei-crimini-di-guerra-occidentali-il-massacro-di-dresda-febbraio-1945/

ma tra Mongoli, Turchi, Cinesi e altri non è che manchi materiale di diversa origine.

italicbold

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Citazione di: genesis il 21 Mag 2024, 20:03
C'è sicuramente una strategia comunicativa, ma c'è anche dell'altro.
Abbiamo visto i filmati e le foto del rave: ragazze e ragazzi vestiti all'occidentale, che ascoltano musica occidentale, che se ci mettessimo a parlare scopriremmo di avere molto in comune visto che chi va ai rave non sono certo gli ortodossi.
Dall'altra parte vediamo donne non curate, col velo che copre i capelli e uomini con i quali, se ci mettessimo a parlare scopriremmo di non avere quasi nulla in comune.
Con i primi ci si tende a identificarsi, con i secondi no, ecco perché l'empatia va verso i primi.
Anche se il numero dei morti dei secondi è molto, molto più alto.
Preciso che non è come la penso io, ma credo sia uno dei motivi delle posizioni di cui parlate.

Se ci fai caso, la scelta delle immagini è sempre consequente.
Se riveniamo alla guerra in Ucraina, ad esempio, se ricordate, uno dei primi episodi fu illustrato mettendo in grandissima evidenza le unghie smaltate di una delle vittime. Una scelta consapevole (non giudico, la guerra si fa anche con le immagini da più di cento anni) che voleva captare l'audience molto di più di un semplice cadavere. Quelle unghie sono rimaste nell'immaginario.

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cartesio

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Citazione di: Warp il 21 Mag 2024, 11:55
l'arrampicamento sugli specchi di criminali prestati alla politica mondiale e dei giornaloni tutti

Anche Le Monde? Ci posti un esempio?

Slasher89

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