20 anni di Lotito
Venti lunghi anni di giocatori messi fuori rosa (Di Canio, Ledesma, Candreva, Marchetti, Biglia, Behrami, Mutarelli, Pandev, Zarate, ...).
Vent'anni di acquisti "didascalici e moralizzati", acquisti spacciati per ciò che non erano ("Zarate vale Messi", "Perea il nuovo Cavani"), giocatori "mai trattati" o saltati tra "fax rotti", "mail sbagliate", "piccoli uomini", "contratti depositati in ritardo" e "stanze chiuse a chiave".
Vent'anni di Mea Vitali, Robert, Seric, Belleri, Bonanni, Keller, Piccolo, Sigueira, Bonetto, Makinwa, Vignaroli, Eliseu, Garrido, Alfaro, Stankevicius, Pereirinha, Perea, Postiga, Kakuta, Vinicius, Braafheid, Leitner, Di Gennaro, Vargic, Bisevac, Morrison, Di Gennaro, Durmisi, Sprocati, Casasola, Proto, Djavan Anderson, Vavro, Dziczek, Karo, Gondo, Adekanye, Muriqi, Fares, Akpa Akpro, Basic, Kamenovic.
Vent'anni di lezioni di economia creativa ("non vogliamo lo sponsor per mantenere pulita la maglia", "più spendi, più vinci è un assioma ormai obsoleto"), onnipotenza ("la Lazio è mia e la gestisco io", "io sono come Gesù Cristo"), megalomania ("il pallone è per tutti, il calcio è per pochi"), supercazzole con scappellamento a destra ("lettura escatologica", "doti sinestetiche"), gaffe pacchiane ("conosco l'Abruzzo perché mio nonno era di Amatrice", "Tavecchio non è razzista, ha adottato 3 cosi", "la pelle normale bianca", "3.000 cinesi: folza Lazio, folza Lazio") e latinismi che hanno persino ispirato il Santo Padre che "ha voluto reintrodurre la Messa in latino".
Vent'anni di "fatti, non parole", di "non vendo sogni, ma solide realtà".
Vent'anni di mistificazione di quei fatti e quella realtà ("questa squadra è una Ferrari", "con #Lotito il risultato è garantito").
Vent'anni di promesse mai mantenute, in campo ("saremo il nuovo modello Arsenal", "fermeremo il potere del Nord") e fuori ("lo Stadio polifunzionale a Valmontone", "il progetto Flaminio presentato entro la fine di aprile", "l'Academy intitolata a Bob Lovati").
Vent'anni di "interessi personali" tra emolumenti di circa 1M€ annui (nonostante fosse motivo di vanto essere "l'unico presidente che non percepisce un euro" e non essere un "magnager" o un "prenditore"), pagamenti alle sue società (oltre 100M€ in vent'anni) e agli altri club gestiti (42M€ alla Salernitana? 12M€ per "Akka Pakka Pro?).
Vent'anni di notorietà acquisita grazie alla Lazio, passando da "er paperella" a Senatore della Repubblica Italiana, sebbene millantasse che sarebbe entrato in politica "solo se glielo avesse chiesto il Paese, con un contributo squisitamente tecnico e non di partito".
Vent'anni di finta #Lazialità ("dall'età di 6 anni"? Collodi te fa un baffo...).
Vent'anni di insulti alla #Lazio e ai suoi 124 di Storia tra "pisciate" nel #Flaminio (che è un "rudere", un "cimitero", un "campo di patate"), scudetti "casuali", "debiti" con il Campobasso e club "reietto".
Vent'anni di insulti ai #Laziali che (oltre ad essere "gufi", "mercanti", "collettori di collette", "ingrati", "ignoranti", "[...]", "idioti", "nullafacenti", "zoccole" e "spacciatori") se "non vengono allo stadio è uguale" e se "manifestano il proprio dissenso non è una cosa che lo riguarda, perché in fin dei conti "devono solo stare zitti e tifare" e "gli fanno un malloppi de' bocchini".
Mo', dopo vent'anni, perché solo una di tutte queste cazzate deve rimanere "verità"?
Una in più, una in meno, non si offende nessuno se metti "la società in vendita" e non la "lasci a tuo figlio".
La richiesta è sempre la stessa: vattene.
A chiedertelo sono sempre gli stessi: l'Assoluta Maggioranza (o "Sparuta Minoranza", fai un po' come te pare
Auguri Senato', sperando sempre che sia l'ultimo...
(By Antonio De Renzo)