La "storia" della pugile algerina è complessa (non si tratta di un uomo ma di intersessualità), non è certo la prima volta che accade nello sport (il caso più famoso è quello di qualche anno fa della Semenya nell'atletica).
Sul fatto che per lei sia un vantaggio avere quei valori ormonali (almeno per la pratica di uno sport) non c'è dubbio, come non c'è sulla sua esclusione dagli scorsi mondiali (aveva fallito il test per la verifica del sesso).
In ogni caso non c'entra NULLA con storie come quella della trans americana Lia Thomas (che infatti non ha potuto prendere parte alle Olimpiadi).
Riporto qui un articolo di un giornale che non amo (il Fatto Quotidiano) perché l'autore dice esattamente come stanno le cose:
-Un anno fa la pugile nordafricana era stata esclusa dai Mondiali di boxe per aver fallito i test di verifica del sesso. Secondo l'International Boxing Association (Iba), i risultati dell'analisi del Dna effettuati dall'International Boxing Association (Iba) avevano portato alla squalifica per la presenza di cromosomi XY, quindi maschili. Khelif però è stata ammessa alle Olimpiadi di Parigi 2024, come già successo tre anni fa a Tokyo, perché i suoi livelli ormonali rispettano i parametri previsti dal Comitato olimpico internazionale.
Queste sono le uniche certezze che ad oggi abbiamo rispetto al caso di Imane Khelif. I politici di destra, italiani e non solo, hanno parlato di "trans" che combatte alle Olimpiadi. La pugile algerina però non si è mai dichiarata in transizione e dai documenti anagrafici presentati al Cio non risulta alcun cambio di identità di genere. Quindi, a meno di un imbroglio, non si può parlare di atleta transgender. Il presidente di Gaynet, Rosario Coco, ha spiegato che Khelif "non è una donna trans" ma una "persona intersex" che "si è sempre socializzata come donna e ha una storia sportiva nelle competizioni femminili". Un caso, insomma, molto simile a quello di Caster Semenya.
Di che cosa stiamo parlando? Imane Khelif è iperandrogina. L'iperandrogenismo in una donna indica una eccessiva produzione di ormoni maschili (androgeni), in particolare di testosterone, da parte delle ghiandole endocrine, surreni e ovaie. Questa condizione può avere molteplici cause. Più in generale, si parla in questi casi di "disordini della differenziazione Sessuale" (DDS). Il caso di Semenya ha dimostrato come sia molto complesso regolare la partecipazione di atlete con DDS alle gare femminili. La Federazione di atletica dal 2011 in poi decise di fissare dei parametri che normassero la presenza di atlete iperandrogine, imponendo loro di abbassare il livello di testosterone sotto una certa soglia tramite cure ormonali.
Come scritto è una situazione particolare, in qualunque modo si fa, si commette una ingiustizia, tipo appunto Semenya, verso di lei o verso le avversarie, si ... avversarie, perché piaccia o no, quella disfunzione ormonale è per lei un vantaggio, inutile che scriviate "si ma ogni tanto perde" ... si certo.