Visto che non tutti lo leggeranno, questo è l'articolo di cui parlo della carta rosa:
-Il pomo della discordia è il test di idoneità di genere per il Mondiale 2023 di boxe – dal quale l'algerina venne estromessa – che avrebbe riscontrato in Khelif un eccesso di testosterone nel sangue e la presenza del cromosoma XY, quello maschile, anche se la pugile aveva già partecipato alle Olimpiadi di Tokyo uscendo ai quarti di finale. Imane Khelif è nata donna ma con cromosomi maschili, e dopo essere stata esclusa dai Mondiali è stata invece ammessa dal Comitato Olimpico Internazionale ai Giochi di Parigi. La questione è tutt'altro che semplice, come spiega il professor Gianluca Aimaretti, presidente della Società Italiana di Endocrinologia ed endocrinologo dell'Università del Piemonte Orientale.
Evito le domande, bastano le risposte per capire.
"Imane Khelif non è un'atleta transgender, è nata donna, il termine intersex di per sé non lo trovo bellissimo. Sono due cose completamente diverse. Premesso che ovviamente non siamo a conoscenza della sua documentazione clinica, potrebbe essere nata con una malattia congenita che ha provocato un disturbo della differenziazione sessuale. Alla base di questo ci sono quadri patologici molto rari, ma patologici. Quando si parla di persona transgender invece parliamo di un soggetto che non sente come proprio il sesso cromosomico e si sente fenotipicamente dell'altro sesso, e si avvale di terapie medico-chirurgiche per cambiarlo. Queste sono situazioni più complesse che comportano problematiche di tipo psicologico, legale, medico e che richiedono tutta una serie di accertamenti".
"Ci sono delle possibilità. Può essere possibile se c'è un disordine della differenziazione sessuale. Ci sono delle rarissime forme di ermafroditismo o insensibilità agli androgeni in cui pur avendo un sesso cromosomico maschile XY il paziente è fenotipicamente donna, ma non so se sia questo il caso. Ci sono delle forme di patologia molto rare congenite che insorgono alla nascita: si può avere un sesso cromosomico di tipo XY e un fenotipo femminile, ma questa è una valutazione che posso fare soltanto da lontano. Si è parlato anche di iperandrogenismo femminile, che però attiene a tutta una serie di patologie differenti che possono anche non avere attinenza con questi episodi di differenziazione sessuale. Si parla anche della sindrome dell'ovaio policistico, che può determinare un iperandrogenismo, cioè una aumentata produzione di costanti androgene nel sesso femminile, ma non per questo deve precludere l'attività sportiva. La polemica è nata puramente su basi ideologiche, ma non credo che il CIO ragioni su basi ideologiche: se ha ritenuto che vi fossero tutte le caratteristiche fisiche per concorrere in un torneo e ha valutato l'idoneità dell'atleta, io da medico mi attengo alla sua decisione".
"Bisogna capire quanto era alto questo testosterone. Volendo ci sono anche delle possibilità di abbassarlo, ma bisogna prima capire la causa per la quale il testosterone è elevato. Probabilmente i protocolli tra il CIO e la federazione pugilistica sono diversi. Bisogna dire che in caso di iperandrogenismo il testosterone nel sesso femminile è elevato ma non così tanto: da un lato rende possibile la presenza di caratteristiche maschili in una paziente di sesso femminile, ad esempio un po' di peluria, ma questa patologia non porta mai a raggiungere dei livelli di testosterone pari a quelli degli uomini. Il testosterone fa aumentare la massa muscolare, e quindi allenandosi si ha più forza per colpire, ma ripeto: se il CIO ha ritenuto che i valori di testosterone fossero consoni evidentemente lo erano".
Ripeto, non ho messo le domande, tanto dalle risposte si comprende tutto, inclusa la complessità di ciò di cui parliamo, tenendo sempre presente che DIETRO OGNI ATLETA C'E' UNA PERSONA.