"Non è tanto chi sei quanto quello che fai che ti qualifica" disse un giorno Rachel Dawes a Bruce Wayne. Mauro Zarate ha dimostrato di essere "da Lazio" ancor prima di sbarcare nella Capitale. "Quando lasciai il Vélez per andare all'Al-Sadd, la stampa argentina mi diceva che presto tutti si sarebbero dimenticati di me perché a nessuno importa di quello che succede in Qatar". Fece una scelta controcorrente e poi riuscì a smentire tutti. Da allora non ha più smesso di stupire. Mauro Zarate continua a far parlare di sé e a catalizzare le attenzioni di mezzo mondo. E proprio per questo, il suo rapporto con la Lazio nel passato e nel presente a volte è stato turbolento. "Signore, non posso dirle cosa fare del suo passato, ma so che alcuni di noi hanno a cuore cosà farà del suo futuro" disse Alfred a Bruce Wayne.
L'attaccante argentino continua a guadagnarsi estimatori soprattutto tra il pubblico inglese. Le partite contro Napoli ed Inter l'hanno viste milioni di spettatori nel Regno Unito. Così "Calcio Italia", mensile d'Oltremanica dedicato al football della Penisola, ha pensato bene di dedicare una bella copertina al "Pibe de Haedo" con un'intervista esclusiva a cura di Federico Bassahun (Perfil) ed Ignacio Fusco (Olé), che vi riportiamo qui in anteprima.
LOTITO – Zarate palesa tutta la sua difficoltà nell'adattarsi al calcio di Edy Reja, ma non menziona nemmeno lontanamente Davide Ballardini. Rivela chiaramente che alla fine dello scorso campionato non era felice e voleva andare via lontano. "Devo ammetterlo, ero pronto ad andarmene l'anno scorso. Ero davvero vicino a lasciare la Lazio perché non ero felice del modo in cui la stagione si era conclusa. Avevo avuto dei dissapori con Edy Reja, non avevo giocato tanto nella parte finale della stagione, perciò quando il mio agente mi chiese se volevo andar via, io risposi di sì". Ed è qui che entra in gioco il "deus ex machina" che salva la situazione: "il mio procuratore (che poi, come è noto, è il fratello, Sergio Zarate, ndr) mi disse che c'era un'offerta dall'Inghilterra (dal Tottenham, ndr), ma il presidente Lotito non volle cedermi e mi chiese di rimanere. Lotito è un uomo dai saldi principi. Difende ciò che ha e lotta sempre per quello che vuole ottenere". Parole al miele insomma per chi ha convinto Mauro a rimanere: "in quel momento Lotito mi dimostrò che ci teneva davvero a me e che mi voleva in squadra. Ho un rapporto eccezionale con lui".
REJA – Anche il rapporto con Reja è migliorato nonostante qualche incomprensione in corso d'opera. "Due anni fa giocavamo bene ma perdevamo parecchie partite. Adesso abbiamo cambiato il nostro modo di giocare e stiamo vincendo più partite. Quest'anno siamo tatticamente più disciplinati, la nostra mentalità è cambiata: abbiamo capito che dovevamo correre di più, inseguire ogni pallone, impegnarci nella fase difensiva e finalizzare di più. Finora ha funzionato. Perciò sono felice di mettermi al servizio della squadra, di giocare dove mi chiede l'allenatore e dove è necessario che io giochi per il bene della squadra. Anche se faccio meno gol, non importa: alla fine sono contento che la squadra faccia più punti". Ma non sempre è andato tutto per il verso giusto con Mister Reja e Mauro non lo nasconde: "il problema era che io volevo giocare nella mia posizione naturale, mentre lui voleva una squadra più difensiva. Ho giocato da ala destra e non solo visto che ho anche ricoperto dei compiti difensivi. Due anni fa avevo più libertà d'azione".VIVA L'INGHILTERRA – Ma la "colpa" di questa situazione per Zarate non è da imputare a Reja, bensì al calcio italiano: "in Inghilterra – prosegue Mauro – ho imparato a passare il pallone e a contrattaccare in maniera efficace. Ma in Italia il calcio è molto diverso: ci sono tanti giocatori talentuosi che però non hanno la libertà di inventare. Io ad esempio sono stato fortunato ad avere Rossi quando sono arrivato qui. Basta guardare quello che sta facendo con Pastore al Palermo. Javier ha quella libertà che gli serve, ma è una cosa molto rara da vedere in Italia". Così sarebbe ipocrita se dicesse che non ha mai pensato di tornare in Premier League, il campionato dove tutto è possibile e dove i calciatori giocano spesso e volentieri per divertire la gente. I difensori difficilmente ti raddoppiano e ti lasciano libero di creare: il paradiso per un attaccante (anche se non tutti si sono trovati bene, leggi Boselli). Non è un mistero d'altronde che sia Manchester City che Chelsea avessero pensato proprio a lui la scorsa estate, mentre il Liverpool è partito alla carica negli ultimi tempi. Lo stesso Lotito ("che è abbastanza furbo da sapere che in inverno si fanno affari migliori che in estate" sentenzia "Calcio Italia") al "Corriere dello Sport" rivelò che del futuro di Zarate se ne sarebbe parlato a gennaio. Per la serie, il futuro è adesso. Mauro spiega che "sicuramente mi piacerebbe giocare ancora in Inghilterra".
IL FUTURO – Ma nel presente gioca ancora in Italia e fissa gli obiettivi con la sua Lazio: "Sappiamo di non essere l'Inter o il Milan, ma anche quando la stampa dice che potremmo vincere il campionato, noi non ci lasciamo influenzare. Ovviamente sarebbe un sogno, ma in realtà il nostro obiettivo rimane quello di arrivare tra le prime quattro". Già il quattro, quel numero che aleggia beffardo nell'universo matematico della carriera di Zarate: i 4 gol in 6 gare (media 0,66) con l'Al-Sadd lo portarono a lasciare il Qatar e a trasferirsi in Premier League per vestire la casacca del Birmingham City. A St Andrews realizzò lo stesso numero di gol ma in 14 partite (media 0,28). I Blues retrocessero e non esercitarono il diritto di riscatto. Medie diverse, ma pur sempre 4 gol. La stessa quantità che adesso ha segnato con la maglia della Lazio in 18 partite (0,22): se dovesse realizzare la quinta marcatura, sarebbe il segnale evidente che il suo legame con la Roma biancazzurra è destinato a perdurare ancora per un po'. Il quinto elemento. Nel film, Leeloo è l'essere supremo che deve fermare la distruzione del Pianeta Terra da parte dell'oscurità. A Mauro non si chiede poi così tanto.